Zingaretti ha tanta fretta di svuotare i cassonetti di Roma che rinvia l’ordinanza. E la sindaca della Capitale perde la pazienza

di Davide Manlio Ruffolo
Politica

Qualcuno l’ha definito un commissariamento di Ama. E per certi versi le disposizioni che si sta apprestando a fare la Regione Lazio, si spera in giornata, sembrano andare proprio in quella direzione. Il punto però è che da due giorni, nella guerra fratricida sui rifiuti, il tema del dibattito è diventata l’attesa ordinanza a firma del Governatore Nicola Zingaretti. Eh già perché l’atto, dopo una trattativa lampo che aveva coinvolto anche il ministro Sergio Costa, doveva essere presentata ieri ma è slittata, scatenando l’ennesimo botta e risposta con il Campidoglio. A partire all’attacco è stata la sindaca Virginia Raggi che ha descritto una situazione terrificante con “i camion Ama che girano per la città, raccolgono i rifiuti che riescono a portare da qualche parte e il grosso rimane in terra perché materialmente non sappiamo dove portare i rifiuti”.

Evidentemente, afferma sibillina con un video su Facebook la prima cittadina della Capitale, “i rifiuti a terra a Roma non sono una priorità per la regione Lazio” perché “siamo ancora in attesa dell’ordinanza che consente di trovare impianti dove portare la spazzatura”. Una versione ben distante da quella della Regione e che ha spinto Massimiliano Valeriani, assessore al Ciclo dei Rifiuti del Lazio, ha mettere i canonici puntini sulle “i” con una durissima nota: “Gli impianti che stanno salvando da mesi la città di Roma dall’emergenza Rifiuti sono sempre gli stessi e si trovano fuori dalla Capitale: Aprilia, Frosinone, Castelforte, Pomezia e Viterbo.

La sindaca dimostra ancora una volta la sua totale mancanza di collaborazione istituzionale e di rispetto verso intere comunità del Lazio, che stanno aiutando da tempo Roma a dispetto dei disastri portarti avanti dalla giunta capitolina”. Poi, con propositi battaglieri, ha concluso: “Stia tranquilla la sindaca, l’ordinanza che attende con impazienza indicherà dettagliatamente quelle misure che la sua amministrazione avrebbe dovuto fare da mesi e che non ha mai realizzato”. Parole che fanno il paio con quanto hanno fatto sapere dalla Regione a La Notizia: il vero problema della città eterna non sono gli impianti quanto il parco mezzi Ama che in larga misura è non operativo perché obsoleto o addirittura guasto e perché mancano aree di interferenza.

SCARICABARILE. C’è, tuttavia, da dire che solo oggi, in evidente ritardo, la Regione pare abbia deciso di intervenire, con una delibera che tuttavia ad oggi ancora non c’è. Bisogna infatti ricordare che, in ultima istanza, la competenza in campo ambientale rientra tra i compiti delle Regioni. E il Lazio non è escluso. Mentre si continua a sbattere sul banco degli imputati Virginia Raggi (che senz’altro ha le sue dosi di responsabilità), ai più sfugge il colossale ritardo della giunta regionale nell’approvazione del piano rifiuti che senza ombra di dubbio ha contribuito allo status quo. Nessuna concreta presa di posizione, ad esempio, è stata assunta davanti ai cassonetti dati alle fiamme o ai camioncini Ama manomessi nei giorni scorsi (leggi l’articolo). Semplicemente – oggi come ieri – si è preferito scaricare colpe più che rifiuti al successore o al predecessore, lavandosi la coscienza.

Nessun amministratore di centrosinistra o centrodestra, da Walter Veltroni a Francesco Rutelli fino, pensando alla Regione, a Renata Polverini, ha preso in mano la situazione cercando di risolvere l’annoso problema della mancanza assoluta di infrastrutture. Meglio garantire lauti guadagni ai privati che hanno sopperito alle mancanza del pubblico, foraggiando un business miliardario che, inevitabilmente, ha attirato l’attenzione delle criminalità con tutto quello che ne è derivato. Il degrado in cui versa Roma oggi è la conseguenza di anni di cattiva gestione, di anni di abbandono totale, di anni in cui si è preferito impegnarsi poco poggiandosi sul privato che intanto guadagnava. Ecco perché, pure nelle pesanti responsabilità della Raggi, il racconto main-stream della Regione Lazio salvatore della Capitale, non può reggere.