Il ministro Raffaele Fitto avrร sicuramente un bel da fare considerando che, tra le sue deleghe, non cโรจ solo la gestione del Pnrr ma anche gli affari di politica europea. Sembrerebbe una inezia ma invece non lo รจ. Specie dopo aver visto la mole delle procedure di infrazione che Bruxelles ha aperto contro il nostro Paese. Al momento, andando a visionare la banca dati ufficiale, ne risultano ben 82. E qui se ne trova di ogni. Basti pensare che la piรน โvecchiaโ risale addirittura al 2003. Venti anni fa. E riguarda la โnon corretta applicazione delle direttive 75/442/CE sui โrifiutiโ, 91/689/CEE sui โrifiuti pericolosiโ e 1999/31/CE sulle โdiscaricheโโ.
Risultano aperte 82 infrazioni contro lโItalia. Alcune procedure avviate dall’Ue e mai chiuse risalgono a 20 anni fa
In pratica, lโItalia non ha rispettato le norme comunitarie in materia di gestione delle discariche. Un tema, come noto, scottante e per il quale – proprio in virtรน di questa procedura – lโinfrazione si รจ tramutata in una condanna milionaria che ancora paghiamo. Non รจ lโunica procedura giunta a sentenza pecuniaria, dโaltronde. E i conti sono inverosimili. Altro che Pnrr. Secondo un recente dossier consegnato un mesetto fa alla Camera parliamo di circa un miliardo di euro che lโItalia ha pagato allโUe per sei procedure di infrazione che gravano sul nostro Paese.
Nel dettaglio, la relazione quantifica in 877,9 milioni le sanzioni pecuniarie a nostro carico alla data del 31 dicembre 2021. Nellโelenco i 281,8 milioni per le nuove discariche in Campania e i 252,8 milioni sempre per discariche abusive su tutto il territorio nazionale (la procedura del 2003, per intenderci) e anche i 114 milioni per il mancato recupero degli aiuti concessi alle imprese nel territorio di Venezia e Chioggia.
Ma gli esperti di palazzo Madama fanno notare che, โnon essendo stata ancora archiviata nessuna delle infrazioni allo stadio di sentenza, le somme versate dallโItalia a titolo di sanzione risultano, per il protrarsi delle penalitร di mora, sensibilmente maggiori rispetto a quelle indicateโ dal documento governativo, che ha un orizzonte fino al 30 giugno 2022. Di qui la sollecitazione a presentare relazioni con dati aggiornati alla fine del semestre precedente a quello di presentazione.
Un salasso, dunque. E parliamo solo di sei infrazioni mai sanate e dunque giunte a sentenza. Immaginiamo se tutte le procedure oggi aperte – lo ricordiamo: sono 82! – finissero allo stesso modo cosa significherebbe per il nostro Paese. Ma, al di lร delle sei infrazioni giร menzionate, per cosa ci bacchetta lโUe? Un poโ per tutto. Si va da una riguardante lo stabilimento ex Ilva di Taranto (risale al 2013) alle famosissime quote latte. Fino alle โcondizioni di accoglienza dei richiedenti asilo in Italiaโ. E anche qui ce ne sarebbe da dire considerando che la procedura risale al 2012. A spiccare, perรฒ, sono soprattutto le questioni ambientali. Si va dal livello delle Pm10 fino addirittura alla โcattiva applicazione della direttiva relativa alla qualitร dellโacqua destinata al consumo umanoโ, relativamente ai โvalori di arsenicoโ.
E ancora la mancata โprogrammazione nazionale per la gestione dei rifiuti radioattiviโ, altro nervo scoperto del nostro Paese. Ma, come detto, ce nโรจ per tutti i gusti. Perchรฉ una procedura riguarda, ancora, la Xylella fastidiosa, unโaltra la gestione dellโautostrada Civitavecchia-Livorno, unโaltra la โnormativa italiana relativa allโaliquota ridotta dellโimposta di registro per lโacquisto della prima casa non di lusso in Italiaโ. Fino addirittura ai ritardi nei pagamenti per le spese di giustizia. LโItalia certamente fa poco a quanto pare per rimettersi in regola, ma anche lโUe ci mette del suo se pensiamo che ci contesta pure la โdiffusione delle specie esotiche invasiveโ.
Il risultato, perรฒ, รจ che nel frattempo, sebbene qualche procedura sia stata chiusa, altre se ne affacciano allโorizzonte. Solo nel 2023 ne sono state aperte ben sei. Una, tanto per dire, riguarda il fatto che lโItalia – insieme peraltro ad altri 9 Paesi – non avrebbe pienamente recepito la direttiva comunitaria sui lavoratori stagionali. Procedura dโinfrazione nei confronti dellโItalia anche per il mancato corretto recepimento della direttiva dellโUnione in materia di antiriciclaggio. Il nostro Paese, insieme a Lettonia e Portogallo, โavevano notificato il pieno recepimento delle norme comunitarie, ma la Commissione europea ha individuato diversi casi di mancata conformitร su aspetti ritenuti fondamentali โ come, nel caso dellโItalia, la licenza o regolamentazione dei prestatori di servizi -, decidendo pertanto di inviare alle autoritร nazionali una lettera di messa in moraโ, si legge sul sito dellโesecutivo comunitario.
Finita qui? Certo che no. Bruxelles pochi mesi fa ha avviato unโulteriore procedura dโinfrazione contro Roma per non aver applicato correttamente le norme destinata eliminare ritardi eccessivi nei pagamenti pubblici. Nel mirino sono finite le disposizioni che consentono alla Regione Calabria di effettuare pagamenti nel settore sanitario al di lร dei limiti temporali fissati dalla direttiva.