Kiev brucia mentre l’Europa litiga: Putin mette alle strette Zelensky & Co.

Kiev brucia sotto le bombe russe mentre l’Europa litiga sulle sanzioni: Putin mette alle strette Zelensky & Co.

Kiev brucia mentre l’Europa litiga: Putin mette alle strette Zelensky & Co.

Dopo due giorni di intensi bombardamenti, in cui non è mancato neanche “l’incidente” con un missile russo che ha colpito la sede dell’Ue a Kiev, la pace in Ucraina sembra allontanarsi sempre più. Nelle ultime 24 ore, secondo quanto riferisce lo Stato maggiore delle forze armate ucraine, è aumentata a dismisura la pressione delle truppe di Vladimir Putin, che hanno pesantemente bombardato l’ex repubblica sovietica e ingaggiato 191 scontri con l’esercito di Volodymyr Zelensky. Combattimenti che hanno causato la morte di almeno 23 ucraini, tra cui cinque bambini. I raid russi hanno interessato principalmente le regioni di Dnipropetrovsk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson.

A destare maggiore preoccupazione è soprattutto la situazione nell’oblast di Dnipropetrovsk, dove – secondo quanto riferisce il capo dell’amministrazione militare della regione centro-orientale, Sergiy Lysak – “per la prima volta” è stata rilevata “la presenza di forze russe” nell’area, che potrebbe presto diventare l’epicentro di una nuova offensiva del Cremlino. Attacchi che sono stati duramente condannati da Zelensky, secondo cui “otto persone risultano ancora disperse” a seguito dei bombardamenti sulla capitale. “La sorte di otto persone rimane sconosciuta, altre 53 sono rimaste ferite”, ha precisato il leader ucraino, spiegando che “la più piccola delle vittime, una bambina, non aveva nemmeno tre anni”. Una “barbarie”, come l’ha definita lo stesso Zelensky, che deve condurre a “forti sanzioni” contro Mosca per costringerla a cessare i bombardamenti e porre fine alla guerra, in quanto “la Russia capisce solo la forza. Gli Stati Uniti, l’Europa e i Paesi del G20 hanno questa forza e devono esercitarla”.

L’Ue in stallo

Peccato che tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare. Se il presidente americano Donald Trump continua a tergiversare, rimandando a oltranza l’imposizione di nuove sanzioni, anche nell’Unione europea manca la necessaria compattezza per rispondere all’offensiva russa.

Come riferiscono fonti da Bruxelles, l’Ungheria di Viktor Orbán ha bloccato una dichiarazione a 27 che mirava a condannare gli ultimi attacchi missilistici su Kiev, i quali – tra i tanti obiettivi – hanno colpito anche la sede della delegazione Ue nella capitale. Budapest, stando a quanto trapela, avrebbe obiettato a quasi tutte le formulazioni proposte, compresa la frase: “La Russia deve porre fine alle uccisioni e dimostrare un sincero interesse per la pace”.

Una mossa che ha costretto l’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, a intervenire affermando che “Putin sta deridendo gli sforzi per la pace” e che con lui “l’unica cosa che funziona è la pressione”. La stessa Kallas ha poi sottolineato che proprio per questo l’Ue sta già “lavorando al prossimo pacchetto di sanzioni” e ha aperto all’invio di militari europei sul campo “per addestrare le truppe ucraine”. Ha comunque puntualizzato che “questa è una decisione che spetta ai singoli Stati membri”.

Mosca prende tempo

Dichiarazioni dure a cui ha replicato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, affermando che la Russia “vuole la pace” e che il presidente Putin “non esclude la possibilità di tenere un incontro con Zelensky, ma ritiene che qualsiasi vertice al più alto livello debba essere ben preparato, in modo da poter finalizzare il lavoro che deve essere svolto prima a livello di esperti”. Insomma, parole che sembrano piuttosto indicare la volontà di guadagnare tempo.

Che la strada per un accordo di pace sia in salita lo ha spiegato anche la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, secondo cui “le garanzie di sicurezza di cui si sta discutendo in Europa, basate sui rudimenti del pensiero coloniale, non sono ciò che sembrano” e che queste “non sono una condizione, ma il risultato di una soluzione pacifica basata sull’eliminazione delle cause profonde della crisi scoppiata in Ucraina”.

Un punto, quello delle garanzie di sicurezza, su cui non sembrano pensarla allo stesso modo né l’Ue – dove, secondo Politico, si sta valutando la costruzione di una zona cuscinetto di 40 km al confine con la Russia presidiata da un contingente europeo compreso tra un minimo di 4mila e un massimo di 60mila uomini – né gli Usa, con l’amministrazione Trump che ha approvato la vendita di armi, inclusi missili a lungo raggio, all’Ucraina per oltre 825 milioni di dollari. Armi rigorosamente a carico dei Paesi Nato, che dovrebbero funzionare da deterrente per future aggressioni russe.