Può un’amministrazione comunale vendere un bene pubblico (per esempio lo stadio Meazza di San Siro) a due società private (diciamo i club Milan e Inter) con le quali ha in corso una controversia giudiziaria davanti al Consiglio di Stato, proprio sul bene interessato dalla cessione, per 7.753.484 euro di affitti non pagati?
E ancora, può un’amministrazione comunale vendere un bene pubblico a due società private, sebbene queste risultino ancora debitrici nei confronti delle casse comunali di (almeno) 18.952.042,22 euro per manutenzioni mai effettuate, sebbene previste dal contratto d’affitto?
E ancora, può vendere l’impianto, sebbene rimangano aperti altri contenziosi extragiudiziari per crediti contestati dalle società provate dell’ammontare di 3.773.200,22 euro?
La risposta a tutti gli interrogativi è: sì, può farlo, visto che Palazzo Marino l’ha fatto…
I debiti irrisolti di Milan e Inter per il Meazza
Si tratta dell’ennesimo lato ancora tutto da chiarire della contestata cessione di stadio e aree voluta dalla giunta di Beppe Sala. Un po’ di luce ha provato a farla l’avvocato Veronica Dini (legale del Comitato promotore per il Referendum per San Siro) con uno dei tanti accessi agli atti presentati sulla controversia vendita.
L’avvocato Dini il 9 novembre 2025 aveva chiesto al Comune di Milano la copia della “documentazione amministrativa e contabile attestante la previsione e l’esecuzione degli interventi di manutenzione straordinaria sullo stadio, degli ultimi 5 anni”. Bisogna ricordare che la Convenzione sottoscritta da palazzo Marino e i club a giugno 2000, prevedeva che Milan e Inter pagassero metà canone d’affitto cash e l’altra metà sotto forma di manutenzione straordinaria del Meazza. Manutenzione che le due società nel quinquennio 2020/25 hanno effettuato soltanto marginalmente.
Un debito da 18.095.042,22 euro
I documenti contenuti nella risposta di accesso agi atti – arrivata solo a cavallo tra Natale e Capodanno, cioè oltre 40 giorni dopo la ricezione da parte di Palazzo Marino – certificano come i club dovessero complessivamente al Comune di Milano 23.989.992,14 euro (29.267.790,41 calcolando l’Iva) a titolo di “canone maturato”. Ma certificano soprattutto che “il credito attuale per l’amministrazione comunale è pari a euro 18.095.042.22”.
A questa cifra bisogna sommare “gli interventi ancora in istruttoria in corso di verifica pari a euro 3.773.200,31 euro più Iva”. Cioè interventi sui quali Comune e club stanno litigando. Partite ancora aperte, nonostante la vendita del Meazza.
Chi venderebbe una casa agli inquilini in debito…?
Un affare curioso, perché chi venderebbe un appartamento agli inquilini che lo occupano, mentre si litiga su affitti non pagati? La maggior parte delle persone comuni, prima appianerebbe le partite aperte e poi procederebbe alla vendita. O, al limite, nel rogito prevederebbe la chiusura dei contenziosi. Clausola che nel pur corposo atto di cessione del Meazza, invece, non spunta…
Comune e club nemici davanti a Tar e Consiglio di Stato
E la vendita appare ancora più curiosa se si considera che Comune di Milano e club sono alleati nella cessione dello stadio, ma “nemici” nelle aule dei tribunali amministrativi. Il riferimento è al contenzioso ancora apertissimo sul corrispettivo relativo al canone di concessione dell’impianto dovuto a Palazzo Marino per le stagioni 2019-2020 e 2020-2021, cioè nel periodo Covid.
Per Milan e Inter sconto-Covid insufficiente
Milan e Inter infatti hanno contestato lo “sconto” praticato dall’amministrazione (sono stati tra i pochi fortunati ad aver ottenuto un abbassamento del canone durante la pandemia…). Ritenevano infatti che la riduzione del 22,73% del canone per il 2019-2020 e del 19,59% per il 2020-2021 fossero insufficienti. Il totale richiesto dal Comune è di 7.753.484 euro, 3.876.742 per ciascuna società.
Club sconfitti al Tar fanno ricorso
Così hanno portato palazzo Marino davanti al Tar. I giudici però hanno dato loro sonoramente torto, ricordando che sebbene lo stadio fosse vuoto, hanno lucrato con i diritti televisivi, poiché, seppur non espressamente previsti dalla convenzione del 2000, essa “ricomprende tutti gli introiti” derivanti “da ogni tipologia di utilizzo dello stadio”. Morale, devono pagare il dovuto.
Tuttavia i club hanno presentato appello al Consiglio di Stato e la questione è tutt’ora pendente. E se vi chiedete come sia possibile che un’amministrazione pubblica abbia venduto un bene pubblico a due società private con le quali sta combattendo in tribunale per affitti mai pagati, la risposta è sempre la medesima: a Milano si può…