Alberto Trentini: il governo festeggia la liberazione (dopo 423 giorni), ma restano i buchi sulla gestione del caso

La liberazione di Alberto Trentini arriva dopo l’irruzione degli Usa in Venezuela. Per mesi silenzi, accuse assenti e critiche ignorate della famiglia

Alberto Trentini: il governo festeggia la liberazione (dopo 423 giorni), ma restano i buchi sulla gestione del caso

Roma, 12 gennaio 2026. Alle 5.27 la presidente del Consiglio Giorgia Meloni annuncia la liberazione di Alberto Trentini. Il messaggio parla di “gioia e soddisfazione”, ringrazia “le autorità di Caracas” per la collaborazione e comunica che Trentini e l’altro cittadino italiano Mario Burlò si trovano presso l’ambasciata d’Italia in Venezuela. Un aereo, aggiunge, è già partito da Roma per riportarli in Italia.

L’annuncio arriva dieci giorni dopo un evento che modifica radicalmente il contesto venezuelano: il 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti conducono un’operazione di forza a Caracas che porta alla cattura del presidente Nicolás Maduro (con la moglie) e al suo trasferimento negli Stati Uniti. L’azione viene rivendicata dall’amministrazione americana come operazione di sicurezza nazionale. Da quel momento, il quadro politico e diplomatico del Venezuela entra in una fase di totale instabilità.

Dall’arresto alla detenzione senza processo

Alberto Trentini viene fermato il 15 novembre 2024 nello Stato di Apure, mentre viaggia verso Guasdualito per una missione con l’organizzazione umanitaria Humanity & Inclusion. Da quel giorno viene detenuto nel carcere di El Rodeo I, struttura di massima sicurezza nei pressi di Caracas.

Per oltre quattordici mesi resta in stato di detenzione. Nel corso di questo periodo non viene mai resa pubblica un’imputazione formale a suo carico. Non risulta l’avvio di un procedimento giudiziario. La detenzione prosegue senza processo.

Le condizioni carcerarie sono terribili: isolamento prolungato, accesso limitato alla luce naturale e all’attività fisica, contatti telefonici sporadici. Viene segnalata una perdita di peso stimata in circa 15 chilogrammi. Le stesse fonti riportano una condizione di ipertensione cronica, trattata con farmaci forniti tramite l’ambasciata italiana.

Durante la detenzione, la famiglia di Trentini interviene più volte pubblicamente. In dichiarazioni rilanciate dalle agenzie, i familiari denunciano l’assenza di informazioni ufficiali, la mancanza di un’accusa formale e il protrarsi della reclusione senza atti giudiziari. In più occasioni chiedono al governo italiano un intervento politico più visibile, spiegando che il silenzio istituzionale contribuisce all’isolamento del detenuto.

Sul fronte del governo, nel corso del 2025 non vengono diffuse informative parlamentari dedicate né prese di posizione pubbliche della Presidenza del Consiglio che ricostruiscano il caso. La gestione resta affidata ai canali diplomatici, senza nessuna rendicontazione pubblica.

La svolta internazionale e la liberazione

Il contesto cambia all’inizio di gennaio 2026. Il 3 gennaio, l’operazione statunitense contro Maduro provoca un collasso immediato degli equilibri politici venezuelani. Nei giorni successivi, secondo quanto riportato dalle agenzie, diversi detenuti stranieri vengono trasferiti o rilasciati.

Ora arriva l’annuncio della liberazione di Trentini. Nelle ultime ore esponenti della maggioranza collegano esplicitamente l’esito al nuovo scenario internazionale. La ministra Daniela Santanchè, in dichiarazioni pubbliche, afferma che la liberazione sarebbe avvenuta “anche grazie alla cattura di Maduro da parte di Trump”, riconoscendo un nesso diretto tra l’azione statunitense e lo sblocco del caso.

Ma la comunicazione ufficiale del governo italiano e di Fratelli d’Italia rivendica invece una trattativa “condotta con discrezione”. Nulla si sa dei passaggi diplomatici precedenti al 3 gennaio 2026. Non viene chiarito se vi siano stati cambiamenti nelle interlocuzioni dopo l’operazione americana.

Nel messaggio della presidente del Consiglio compare un ringraziamento alle autorità di Caracas, le stesse che hanno trattenuto Trentini. Il riferimento non è accompagnato da spiegazioni sulle ragioni della detenzione protratta né sul perché il rilascio avvenga solo dopo il collasso del vertice politico venezuelano.

La famiglia, tramite l’avvocata Alessandra Ballerini, ringrazia chi ha lavorato per la liberazione e chiede rispetto per un momento privato. Nel testo compare però una frase che apre una seconda fase della vicenda: “Ci sarà tempo per raccontare i fatti e accertare responsabilità”.

Il rientro di Alberto Trentini è una notizia. I mesi che lo hanno preceduto restano una sequenza di atti e silenzi. Quella è la prossima notizia.