Dopo il Venezuela, con il blitz di una settimana fa che ha portato alla cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro, Donald Trump ora mette nel mirino l’Iran, dove da oltre venti giorni infuriano proteste di piazza per chiedere la fine della Repubblica islamica, alle quali il regime sta reagendo con un uso smodato della forza. Proprio in queste ore, dopo che il tycoon ha fatto sapere che avrebbe difeso i manifestanti e dopo aver ricevuto la proposta di intavolare un dialogo con l’entourage della Guida Suprema Ali Khamenei, la Casa Bianca starebbe valutando un’ampia gamma di opzioni.
A darne notizia è il New York Times, secondo cui il leader americano, che al momento sarebbe ancora intenzionato a giocarsi la carta della diplomazia, ha ricevuto dal Pentagono una lista di possibili contromisure che vanno dagli strumenti di guerra informatica fino a raid mirati per colpire il programma nucleare iraniano e i siti di lancio dei missili balistici. Sul tavolo ci sarebbe anche l’ipotesi di bombardare le infrastrutture militari e di polizia di Teheran, per poi condurre operazioni di terra con le micidiali forze speciali, così da mettere ko l’intero apparato di sicurezza di Khamenei e dare ancora più forza alle decine di migliaia di civili che chiedono un cambio di regime.
Difficile capire cosa deciderà di fare Trump, anche se i segnali di un possibile attacco si moltiplicano di ora in ora. Quel che è certo, almeno stando alla ricostruzione del New York Times, è che, se arriverà il via libera della Casa Bianca, l’attacco potrà iniziare “tra qualche giorno”.
L’annuncio di Trump e l’ira di Mosca
“Patrioti iraniani continuate a manifestare. Prendete il controllo delle istituzioni. Salvate i nomi di chi uccide e abusa, pagheranno un prezzo alto. Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani. L’aiuto è in arrivo”, ha affermato Trump su Truth. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato che “le minacce di Washington di lanciare nuovi attacchi militari contro l’Iran sono categoricamente inaccettabili”. “Chi intende usare i disordini” in corso in Iran “come pretesto” per un nuovo attacco alla Repubblica islamica come quello del giugno scorso, “deve essere consapevole delle conseguenze disastrose di tali azioni per la situazione in Medio Oriente e per la sicurezza internazionale globale”, ha insistito.
Del resto, al Pentagono fanno notare come sia necessario dispiegare le forze aeree e navali nell’area, assicurando al contempo protezione a Israele, su cui potrebbe ricadere un’eventuale rappresaglia da parte dell’Iran.
Proteste in Iran sedate nel sangue. Trump furioso annuncia sanzioni e valuta un attacco
Che la situazione stia evolvendo molto rapidamente e che l’attacco potrebbe iniziare anche prima di quanto ipotizzato dal quotidiano statunitense lo lascia intendere l’annuncio pubblicato dagli Stati Uniti sulla pagina dell’ambasciata virtuale in Iran, con cui si chiede ai cittadini americani, o con doppia cittadinanza, di lasciare “immediatamente” il Paese. Ma non è tutto.
Il tycoon, a riprova della sua risolutezza nel piegare il regime di Teheran, ha anche annunciato su Truth che “con effetto immediato, qualsiasi Paese che faccia affari con la Repubblica islamica dell’Iran pagherà una tariffa del 25 per cento su tutti gli affari fatti con gli Stati Uniti d’America”. Una misura che lo stesso Trump ha definito “finale e conclusiva”, perché capace di infliggere un colpo mortale all’economia della Repubblica islamica.
Una mossa, quella del tycoon, che ha mandato su tutte le furie la Cina di Xi Jinping, la quale ha reagito annunciando che “salvaguarderà con determinazione i propri diritti e interessi legittimi”. Come ha fatto sapere la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, “Pechino ribadisce la ferma opposizione” alle guerre tariffarie.
L’Ue si allinea a Trump
Ed è proprio il forte legame tra l’Iran e l’Impero del Dragone — con la Cina principale partner commerciale di Teheran — a spiegare perché Trump sia così interessato alla questione iraniana. In questo scontro per procura tra le due superpotenze, l’Unione europea — pur essendo essa stessa bersaglio delle invettive del leader americano, che ieri ha nuovamente ribadito l’intenzione di annettere la Groenlandia, con tanto di legge ad hoc presentata al Congresso — sembra non riuscire a imporre una propria strategia e continua a viaggiare a rimorchio di Washington.
“Il crescente numero di vittime in Iran è terrificante. Condanno inequivocabilmente l’uso eccessivo della forza e le continue restrizioni delle libertà. L’Unione europea ha già inserito l’intero Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nel suo regime di sanzioni per violazione dei diritti umani”, ha scritto su X la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. “In stretta collaborazione con l’Alta rappresentante Kaja Kallas saranno rapidamente proposte ulteriori sanzioni ai responsabili della repressione. Siamo al fianco del popolo iraniano che sta coraggiosamente marciando per la propria libertà”, è la nota conclusiva della leader di Bruxelles.