Dopo quasi quattro anni di conflitto in cui l’Ue ha rinunciato al ruolo di mediatore tra Ucraina e Russia, e davanti alle indiscrezioni su trattative dirette tra Usa e Russia, i leader europei temono di restare spettatori mentre si decide il futuro dell’ex Repubblica sovietica. Secondo quanto riporta Politico, citando alcune fonti a Bruxelles, diversi Stati membri stanno facendo pressione su Ursula von der Leyen affinché proceda al più presto con la nomina di un inviato speciale per i negoziati. Il timore, sempre secondo quanto riporta Politico, è che gli Stati Uniti possano arrivare a un’intesa con la Russia escludendo dal tavolo l’Europa.
A guidare il fronte dei sostenitori dell’iniziativa, precisa Politico, sarebbero Francia e Italia. Ma ad appoggiare i due maggiori proponenti ci sarebbero anche personalità di rilievo della Commissione Ue e anche alcuni Paesi membri. Quel che è certo è che la proposta, oggettivamente tardiva visto che gli Usa hanno scelto il proprio inviato diversi anni fa, segnerebbe un deciso cambio di passo rispetto alla linea seguita finora.
Una mossa che è diventata ormai irrimandabile soprattutto alla luce dei colloqui bilaterali promossi dal presidente americano Donald Trump, e che, già la prossima settimana, dovrebbero procedere con un incontro a Mosca tra una delegazione statunitense e l’entourage ristretto di Vladimir Putin. Ma arrivare a questa nomina europea già si preannuncia come una corsa a ostacoli viste le numerose divisioni interne.
I leader Ue chiedono la nomina di un inviato speciale per l’Ucraina. Secondo Politico si teme un accordo Usa-Russia fatto senza alcuna consultazione con l’Europa
Per risolvere l’inpasse, scrive Politico, si starebbero muovendo in prima persona la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron, che hanno promosso l’apertura di canali di dialogo con il presidente russo Vladimir Putin. Il tutto senza far venire meno il sostegno a Kiev che, assicurano, “continuerà finché necessario”.
Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Infatti sul tavolo di Bruxelles restano ancora numerosi nodi da sciogliere per giungere a un accordo. Il primo è, ovviamente, il nome dell’eventuale inviato. Kaja Kallas, Alta rappresentante Ue per la politica estera, non scalda il cuore di alcuni Paesi Ue per via delle sue posizioni aspre e critiche verso il Cremlino. Nei giorni scorsi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari ha indicato l’ex premier Mario Draghi come possibile candidato, sottolineando l’esigenza di una personalità di alto profilo e riconosciuta autorevolezza internazionale. Ma oltre all’ex presidente della Bce, ci sarebbero anche altre ipotesi. Quella che circola con maggiore insistenza è di puntare sul presidente finlandese, Alexander Stubb, ritenuto una persona moderata e dialogante.