Nulla di nuovo. La politica estera, tra armi a Kiev e Iran, continua a spaccare maggioranza e opposizione. Ieri si votavano alla Camera e al Senato le risoluzioni sulla proroga dell’invio di aiuti militari all’Ucraina, in linea con il decreto approvato a fine dicembre in Consiglio dei ministri. Le votazioni hanno restituito una maggioranza in fibrillazione, con le defezioni nella Lega, e una situazione magmatica nel centrosinistra per i distinguo dei riformisti del Pd.
Le armi a Kiev spaccano maggioranza e opposizione. Fibrillazioni in casa Lega e Pd
“Un’arma è una cosa negativa quando si usa contro qualcuno, ma quando un’arma impedisce a un’altra arma di cadere su un ospedale, su una centrale elettrica o su un palazzo, è una cosa diversa. Lo spirito con cui l’Italia ha aiutato l’Ucraina finora è stato quello di impedire che chi vuole distruggere la popolazione ucraina e di piegarla potesse farlo. Di questo qualcuno di voi si vergognerà, io mi sento orgoglioso”. Con queste parole ha difeso il nuovo pacchetto di aiuti militari a Kiev il ministro della Difesa, Guido Crosetto. “Se avessi avuto la possibilità, non ce l’ho perché non le abbiamo, di dare all’Ucraina i mezzi per impedire a tutte quelle bombe di cadere, gliel’avrei data”, ha aggiunto.
Crosetto suona la carica, alcuni leghisti si smarcano
Insomma altro che contorsionismi lessicali con la parola “militari” che compare nelle premesse ma viene sfumata nel resto del testo della risoluzione di maggioranza per non urtare troppo la Lega. Crosetto mette l’elmetto e suona la carica. Il risultato è che i deputati leghisti Rossano Sasso e Edoardo Ziello, vicini al vicesegretario Roberto Vannacci, i cui fan erano fuori Montecitorio a manifestare contro i finanziamenti a Kiev per le armi, votano contro la risoluzione di maggioranza. Con loro anche il deputato del gruppo Misto, ex Fratelli d’Italia, Emanuele Pozzolo. “Al di là delle acrobazie lessicali, la sostanza non è cambiata”, ha spiegato Ziello. Tanti i banchi vuoti nel gruppo del Carroccio: otto i deputati che risultano in missione e sette quelli che non hanno partecipato al voto. Al Senato si è astenuto Claudio Borghi.
Distinguo nel centrosinistra e caos nel Pd
Frastagliata la situazione nel centrosinistra che si è presentato con una risoluzione per ogni partito. E acque agitate in casa di Elly Schlein. La linea dei deputati del Pd era votare la propria risoluzione astenendosi da quella degli altri partiti di maggioranza e opposizione. Tranne, questa volta, che su due punti delle mozioni presentate da Avs e M5s, in cui si chiede lo stop agli aiuti militari a Kiev. Su quei passaggi, i dem votano contro.
I riformisti del Pd in direzione ostinata e contraria
I riformisti del Pd battono un colpo, votando in maniera diversa dal gruppo. I deputati Lia Quartapelle, Virginio Merola, Lorenzo Guerini, Marianna Madia e Piero Fassino danno disco verde anche alle risoluzioni di Italia Viva e di Più Europa e si astengono su quelle di Azione e maggioranza ma votano contro la mozione del M5S. Distinguo che poco dopo si ripetono in Commissione Esteri della Camera, col voto alla risoluzione quasi unitaria – si è astenuto il M5S – di sostegno al popolo iraniano.
Campo largo in confusione anche sull’Iran
Giuseppe Conte, presente in Commissione, ha annunciato l’astensione del suo partito e la presentazione di una sua mozione. “Condividiamo la risoluzione che viene dal Senato, ma la riteniamo carente”, ha spiegato il leader del Movimento: manca la contrarietà a un’azione militare unilaterale come è stata fatta in Venezuela, e come potrebbe essere fatta in Iran e poi in Groenlandia.
Il Pd ha votato, invece, sia la risoluzione unitaria che i punti che il M5S chiedeva di inserire. Fa eccezione – ancora una volta – la componente riformista del Pd rappresentata da Quartapelle che, invece, ha votato contro la proposta del M5S. “E’ inaccettabile sottoporre a condizioni il sostegno ai manifestanti iraniani”, ha dichiarato all’uscita dalla Commissione. “Quartapelle ci accusa di strumentalizzare? Il Pd ha votato il nostro impegno e anche Avs ha votato. Quartapelle si chiarisca con il Pd, non deve chiarirsi con me”, ha replicato Conte.
Ma la piazza li riunisce
Spaccati in Parlamento ma uniti in piazza dove per fortuna non si vota. Oggi a Roma alla manifestazione promossa da Donne, Vita e Libertà e Amnesty si ritroveranno tutti assieme appassionatamente i leader del centrosinistra. Schlein ha già annunciato la sua presenza, e così anche Riccardo Magi di Più Europa e il tandem rossoverde Angelo Bonelli-Nicola Fratoianni. Anche i pentastellati presenti: “Saremo in piazza, come altre volte, per dare il massimo sostegno ai giovani iraniani. Ci sarò anch’io”, assicura Conte.