Altro punto per la Rai contro gli interventi censori della politica (di destra). Venerdì il Tar del Lazio ha infatti annullato la delibera con la quale l’Agcom nel settembre 2022 sanzionò la Rai, ritenendo che la puntata de “Il Cavallo e la Torre” del 19 settembre di quell’anno, con le dichiarazioni del filosofo francese Bernard-Henri Levy, avesse violato i principi di correttezza e imparzialità sanciti dalle disposizioni in materia di par condicio.
Per i giudici amministrativi, infatti, “Non può essere addebitata alla Rai la mancata predisposizione di un meccanismo preventivo di riequilibrio per dichiarazioni il cui contenuto non era conoscibile in anticipo”.
Sconfitti Agcom, Santanché e Mollicone
La vicenda aveva avuto origine dalla segnalazione di Daniela Santanchè e Federico Mollicone, che lamentandosi del fatto che il filosofo avesse utilizzato espressioni lesive nei confronti dei partiti del centrodestra, si erano rivolti al Garante, il quale ordinò alla Rai di trasmettere, in apertura della successiva prima puntata utile del programma, un messaggio in cui il conduttore, Marco Damilano, comunicava che nella puntata precedente non erano stati rispettati i principi di pluralismo, obiettività, completezza, correttezza e lealtà.
Conduttore irreprensibile
Ne è nato un contenzioso amministrativo, deciso ieri dal Tar con una sentenza di accoglimento del ricorso proposto dalla stessa Rai. Premettendo che non possa essere addebitata all’azienda la mancata predisposizione di un meccanismo di riequilibrio per dichiarazioni non conoscibili in anticipo, i giudici hanno ritenuto che “il conduttore ha posto in essere l’unica condotta ragionevolmente esigibile: non ha avallato le dichiarazioni dell’ospite, ha immediatamente preso le distanze, ha riaffermato i principi fondamentali della democrazia rappresentativa contrastando apertamente le affermazioni più estreme del filosofo francese”.
E la delibera dell’Agcom “nel limitarsi ad affermare che la condotta del conduttore non sarebbe stata ‘idonea’ e ‘adeguata’ a ricondurre il programma entro i limiti della correttezza, omette di indicare quale diversa condotta il conduttore avrebbe dovuto tenere. Tale omissione integra un evidente difetto di motivazione”.
Assicurato il pluralismo
È stato inoltre sottolineato dal Tar il fatto che nella puntata del giorno immediatamente successivo il conduttore ha formalmente e pubblicamente preso le distanze dalle affermazioni del filosofo francese, ospitando un cattedratico che ha contraddetto punto per punto le frasi pronunciate. Motivo anche questo che ha portato il Tar a ritenere che la Rai “ha dunque realizzato, nei fatti, quell’alternanza che la normativa richiede per i programmi il cui format non prevede il contraddittorio contestuale”.