Trump fa partire il conto alla rovescia per l’attacco a Teheran. E avvisa Netanyahu di tenersi pronto

Il presidente Usa Donald Trump ha avvisato Netanyahu di prepararsi per l'attacco contro l'Iran. E Khamenei già giura vendetta

Trump fa partire il conto alla rovescia per l’attacco a Teheran. E avvisa Netanyahu di tenersi pronto

Prima le proteste di piazza che hanno tenuto in scacco Teheran per oltre dieci giorni, poi la barbara repressione del governo, che avrebbe causato un numero incalcolabile di vittime civili, e ora la minaccia all’orizzonte di una nuova guerra che vedrà opposti Usa e Israele contro l’Iran, al fine di spodestare Ali Khamenei una volta per tutte. Dopo le minacce di intervento militare paventate da Donald Trump una settimana fa, quando aveva detto ai manifestanti che “presto” sarebbe arrivato “l’aiuto americano”, salvo poi la consueta giravolta con cui faceva intendere di aver risolto la crisi con la diplomazia, la situazione sembrava rientrata, anche complice il ritorno a una sorta di normalità in Iran.

Ma dietro le quinte i preparativi di un attacco statunitense contro il regime degli ayatollah sono andati, e stanno andando, avanti, con le forze aeree e navali degli Usa attualmente in dispiegamento in tutto il Medio Oriente: manovre che non sembrano lasciare dubbi su ciò che sta per accadere. Così, nel silenzio generale, a riaccendere i riflettori globali su Teheran sono le indiscrezioni di Ynet, secondo cui da Washington sarebbe arrivata al gabinetto di sicurezza israeliano di Benjamin Netanyahu — riunitosi d’urgenza nella notte tra domenica e lunedì — un’informazione dettagliata del Pentagono sui preparativi in corso per un attacco americano all’Iran.

Trump mette Khamenei con le spalle al muro

Che la crisi si stia aggravando, con raid attesi già nei prossimi giorni — forse addirittura nelle prossime ore — lo hanno ben compreso anche in Iran. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, stando a quanto riporta Iran International, ha fatto sapere che “la Repubblica Islamica dell’Iran confida nelle proprie capacità e tiene a mente le esperienze passate, in particolare l’esperienza dell’eroica battaglia di giugno (occasione in cui vi fu un primo attacco congiunto di Usa e Israele contro il programma nucleare iraniano), ed è più forte che mai”.

Lo stesso ha poi aggiunto che “l’Iran non è alla ricerca della guerra, ma è pronto ad affrontarla” e che risponderà “con rammarico a qualsiasi aggressione, con più forza rispetto al passato”. Sempre Baghaei, nel tentativo — probabilmente destinato al fallimento — di scongiurare i raid, ha spiegato che il dispiegamento di forze statunitensi nell’area “è contrario alle norme internazionali e crea instabilità nella regione”, aggiungendo che “i Paesi mediorientali sono terrorizzati all’idea di un eventuale intervento statunitense, poiché sono consapevoli che l’insicurezza nella regione non colpirà solo l’Iran, ma l’intera area”.

Quel che è certo è che, davanti a queste minacce, la guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, si sarebbe già trasferita in uno speciale rifugio sotterraneo a Teheran, dopo che alti funzionari militari e della sicurezza hanno valutato un rischio “elevato” in vista di un attacco da parte degli Stati Uniti, ormai definito come “inevitabile”. Proprio nel tentativo di dissuadere Stati Uniti e Israele, il regime degli ayatollah ha già iniziato a muovere le proprie pedine, con i ribelli Houthi dello Yemen che hanno minacciato nuovi attacchi contro le navi in transito nel corridoio del Mar Rosso in caso di un’azione militare contro Teheran.

La brutalità del regime iraniano

Difficile capire cosa abbia nuovamente fatto cambiare i piani dell’amministrazione americana, che ora appare decisa a infliggere un colpo mortale alla Repubblica islamica dell’Iran. A provare a fare chiarezza è il Times, secondo cui la decisione di un attacco — che sembra ormai essere stata presa da Trump — sarebbe legata alla brutale repressione delle proteste da parte delle autorità iraniane.

Secondo il quotidiano britannico, soltanto nell’arco delle due giornate dell’8 e 9 gennaio “potrebbero essere state uccise nelle strade di tutto il Paese mediorientale oltre 30 mila persone”. Nell’articolo del Times vengono citate fonti anonime che, per rendere l’idea dell’entità del massacro, hanno raccontato che in quei due giorni “le scorte di sacchi per cadaveri sono state completamente esaurite”, con le ambulanze sostituite da “autoarticolati a diciotto ruote”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il New York Times, che in un articolo uscito ieri ha affermato, pur riportando cifre ben diverse — ossia inferiori alle 10 mila vittime — che a ordinare la dura repressione, letteralmente aprendo il fuoco sui manifestanti, sarebbe stata la stessa guida suprema, Khamenei. Una mossa, quella del leader iraniano, che avrebbe fatto infuriare Trump, convincendolo a regolare i conti con l’Iran una volta per tutte.