L'Editoriale

I bravi di Trump

Ipotesi Ice a Milano per le Olimpiadi. Ma il governo anziché opporsi, prega e spera che Washington desista

I bravi di Trump

Dopo aver terrorizzato il Minnesota con soprusi e angherie di ogni genere, fino al duplice omicidio di Stato di Renée Good e Alex Pretti, la sola idea che gli sgherri di Trump, noti alle cronache come agenti dell’Ice – quando si dice la banalità del male – possano arrivare in Italia per garantire la sicurezza della delegazione Usa alle prossime Olimpiadi di Milano-Cortina dovrebbe far sobbalzare sulla sedia le nostre istituzioni.

Ma, fatta eccezione per il moto di indignazione (dal basso) dei milanesi (e non solo), il silenzio imbarazzato del governo sulla deriva autoritaria in corso negli Stati Uniti, è il remake di un copione già visto quando di mezzo ci sono le bravate di Trump. Che d’altra parte la premier Meloni si augura di vedere presto insignito del Nobel per la pace. Ma un conto è fingere di non vedere le scene di ordinaria violenza che stanno infiammando gli Usa, altra cosa è ignorare anche solo l’idea di vedere i “pretoriani” del capo-sgherro – che tanto ricordano la Gestapo hitleriana e le squadracce del Ventennio fascista – scorrazzare per l’Italia dopo i video del duplice delitto che hanno fatto il giro del mondo suscitando scandalo e indignazione.

E di fronte ai quali un esecutivo sedicente sovranista dovrebbe alzare la voce per pretendere dalla Casa Bianca di soprassedere anziché sperare (come racconta oggi su La Notizia Andrea Sparaciari) in un ripensamento sul dispiegamento dell’Ice nel capoluogo lombardo. Ma “il coraggio, uno, se non ce l’ha mica se lo può dare”, direbbe il don Abbondio di Manzoni, chinando il capo dinanzi ai “bravi” di Trump. Un po’ come l’intero governo, da Meloni in giù.