“Partiamo dal fatto che abbiamo avuto due morti sul lavoro per queste Olimpiadi! Abbiamo visto gente che si arrampicava sulle impalcature come il mancato rispetto delle minime misure di sicurezza”. È una furia il segretario generale regionale della Uil, Enrico Vizza, un big del sindacato, che a La Notizia racconta come, nonostante i tanti protocolli sottoscritti dai sindacati, Comuni, Regioni e Fondazione Milano-Cortina, le falle nei controlli sulla sicurezza sugli interventi olimpici ci sono stati eccome. E lancia un’accusa precisa alla politica. “Il modello Expo che aveva funzionato non è stato replicato per i Giochi, perché a parte della politica, locale e nazionale, probabilmente serviva avere un po’ di più le mani libere”.
Vizza, da segretario generale Uil Lombardia, come giudica il processo di avvicinamento a queste Olimpiadi? Come sindacato avete avuto un ruolo attivo nelle opere?
“Abbiamo sottoscritto i protocolli, ma siamo molto preoccupati dall’atteggiamento che l’amministrazione comunale di Milano, ha tenuto. Da loro ci saremmo aspettati davvero che per tutto quello che si è svolto e si svolgerà nell’ambito dell’evento olimpico si fosse applicato almeno il 5, il 10, voglio esagerare, il 20%, di quel modello Expo del quale Beppe Sala, attuale sindaco di Milano, fu l’Ad. E invece…
Però i protocolli su scurezza sul lavoro e partecipazione dei sindacati ci sono…
“In generale i protocolli prevedono che i controlli siano svolti dagli enti locali dove si svolgono gli interventi. A loro spetta la vigilanza. Questo non vuol dire che Regione Lombardia si debba sottrarre alle proprie responsabilità, però ci sono situazioni in cui l’ente locale territoriale in cui si realizza quell’opera deve attivare tutti i sistemi di controllo. Su Milano siamo preoccupati e sorpresi per l’approccio di Palazzo Marino: per avere il primo incontro sulle Olimpiadi con sindaco e assessori, abbiamo dovuto aspettate 18 mesi! E quando li abbiamo incontrati, Sala e assessori sono arrivati con la proposta di accordo di una paginetta, la quale diceva ‘che ci siamo incontrati, perché noi Comune siamo aperti al confronto visto che l’evento sarà importante’”.
Come si spiega questa inerzia?
“Era il periodo nel quale l’amministrazione milanese era presa con altre questioni relative alle inchieste della dalla magistratura”.
Ma cosa diceva quella paginetta?
“Che il Comune di Milano si impegnava a far applicare tutti i protocolli di legalità sottoscritti con la Prefettura, in merito non solo ai cantieri, ma a tutti gli interventi nell’ambito delle Olimpiadi”.
Ed è stato così?
“Prendiamo il caso delle due torri del Parco Sempione sollevato dal vostro giornale: se tu Comune hai un ruolo importante perché sei sottoscrittore di protocolli di legalità, oltre ad essere un ente locale che fa appalti e deve garantire la sicurezza anche rispetto alla cittadinanza, com’è possibile che si installino due torri (sulle quali non entro nel merito delle autorizzazioni) con delle maestranze di cui il sindacato, tuo referente, ignora che tipo di contratti abbiano? Non sappiamo se sono muratori, carpentieri, metalmeccanici… Inoltre, sono lavori fatti in centro città, con tutti i rischi connessi e tu Comune non controlli (i video postati da La Notizia hanno dimostrato che il cantiere davanti al Castello Sforzesco non era sorvegliato, ndr)? Non ti assicuri che nessuno possa entrare, camminare indisturbato in mezzo ai mezzi meccanici e magari anche salire sulla torre? Allora, vuol dire che c’è un’assenza totale del ruolo dell’Ente locale. E che c’è la consapevolezza che quando si fanno degli interventi nella città, non si pone la stessa attenzione che si dà alle questioni mediatiche, alle passarelle”.
Un giudizio pesante il suo, Vizza!
“Noi siamo molto preoccupati dall’atteggiamento che l’Amministrazione e Sala hanno tenuto”.
Lei cita sempre il “modello Expo”, che ha permesso cantieri sicuri per i lavoratori e impermeabili (oltre 40 interdizioni da parte della prefettura) alle infiltrazioni mafiose. Perché non è stato replicato anche per le Olimpiadi?
“Di quel modello non ne hanno voluto neanche parlare, né a livello di politica locale, né nazionale, e infatti a differenza di Expo, non si è voluta fare una legge speciale. Però hanno voluto sottoscrivere una marea di protocolli aggiuntivi. E allora, va bene, abbiamo sottoscritto questi protocolli, perché sappiamo che spesso i contratti e le leggi vengono eluse. E da sindacato li firmo perché pretendo attenzione massima da parte della pubblica amministrazione su salute e sicurezza in tutti i luoghi di lavoro. La esigo soprattutto da un’azienda appaltante come il Comune di Milano. Ma questa attenzione spesso non c’è stata. Ma se non la ricevo da Palazzo Marino, da chi devo pretendetela, dal farmacista? Da parte della politica locale e nazionale e anche di alcune istituzioni (io parlo di enti locali), probabilmente serviva avere un po’ di più le mani libere…”.
E i vostri rapporti con Fondazione Milano Cortina come sono stati?
“Abbiamo avuto un confronto dove loro ci hanno detto che rispetto ad alcune gare avevano già tutti i loro modelli di protocollo. In generale Milano-Cortina è stata molto assente: sottoscrivono i protocolli perché così possono dire di averli siglati, ma poi nei fatti non c’è la loro applicazione. Come accaduto per le torri del Sempione… La settimana scorsa il nostro coordinatore ha fatto una segnalazione all’ATS relativa alla guardiania a Livigno, dove all’operatore che deve fare il guardiano avevano dato una stufetta elettrica con il cavo in mezzo alla neve e che come copertura aveva un bancale con un cellophane!”.
Come sindacato avete avuto la possibilità di vigilare su queste possibili violazioni?
“Su alcuni interventi i nostri rappresentanti della sicurezza sono stati coinvolti, ma non di continuo. Spesso le problematiche sono emerse perché qualche lavoratore le ha segnalate e siamo intervenuti. Ma non è stato un processo continuo e strutturato. Si figuri che la piattaforma a cui dovevamo avere accesso per verificare l’andamento degli interventi e che abbiamo utilizzato fino a qualche giorno fa, ora ci è stata oscurata. Quindi non abbiamo un quadro completo al 100%. Per esempio non siamo a conoscenza degli infortuni: se ci sono stati, quanti sono stati, di che gravità”.
E sull’utilizzo dei volontari, che posizione ha la Uil?
Per me un evento può durare sei mesi come Expo, un mese come le Olimpiadi o anche solo tre giorni, ma in quell’evento io devo essere sicuro che le persone che vi operano devono avere la giusta applicazione dei contratti; devono essere pagati con contratti che rispettano le regole in modo dignitoso; che siano messi nelle condizioni di lavorare in sicurezza. E che, se sono presenti dei volontari, devono esserlo veramente. Che cioè non siano impiegati in mansioni che non spettano loro. E anche su questo fronte, per queste Olimpiadi, siamo preoccupati! Come sindacati incrociamo le dita che in queste settimane non capiti nulla di grave. Perché se capita, la responsabilità se la devono prendere la politica e gli enti locali a tutti i livelli, a partire dal governo. È bello fare le passarelle, è bello fare i grandi eventi, ma poi ci sono i lavoratori e le persone. I campioni non sono solo gli sportivi che gareggiano alle Olimpiadi, ma quelli che per le Olimpiadi ci lavorano e le realizzano.