Si aprono tra polemiche, cortei e perfino attacchi hacker le Olimpiadi di Milano-Cortina. A tenere banco in queste ore che precedono l’apertura ufficiale dei Giochi, prevista per le 20 di questa sera, anziché i festeggiamenti che sarebbe lecito aspettarsi, è il malcontento generale per un evento che molti criticano per il dispendio di ingenti risorse e per la presenza degli agenti dell’ICE di Donald Trump.
Giovani milanesi in rivolta contro la presenza degli agenti dell’ICE
Che questa giornata sarebbe stata complicata lo si è capito dalle prime ore del mattino, quando oltre mille studenti sono sfilati in corteo a Milano, da piazza Leonardo da Vinci fino al parco Trotter, per protestare contro la presenza dell’Immigration and Customs Enforcement, i cui uomini di recente sono finiti al centro di numerosi scandali, inclusa l’uccisione negli Usa di alcuni attivisti. Al motto “ICE out”, i giovani hanno dato vita a una manifestazione pacifica, denunciando a gran voce che «Milano accoglie l’ICE ma non chi studia».
«Troviamo incomprensibile e ingiustificabile come possa essere considerata giusta la presenza di una polizia straniera colpevole di razzismo e omicidi in un altro Paese sovrano», è quanto riferito da Pietro Wilhelm Malmsheimer, responsabile della comunicazione dell’UdS Lombardia, all’Ansa. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Cecilia Marzolla, coordinatrice di Rete della Conoscenza Milano, che dal corteo ha tuonato: «Noi diciamo basta. Non possiamo accettare che gli Stati Uniti, dopo decenni, continuino ad avere la possibilità di violare indiscriminatamente l’indipendenza di altri popoli e che i governi si dimostrino accondiscendenti a questa politica».
Ma non è tutto. I giovani hanno già fatto sapere che questo corteo è solo l’inizio, perché nei prossimi giorni ci saranno altre manifestazioni.
Gli antagonisti lanciano a Milano le Utopiadi
Quasi in contemporanea, un gruppo di antagonisti – secondo le forze di polizia sarebbero una sessantina – ha occupato l’ex Palasharp a Milano per dare vita alle Utopiadi, ossia una tre giorni di sport popolare organizzata dal CIO, il Comitato Insostenibili Olimpiadi.
Dall’interno del palazzetto, in disuso dal lontano 2011, il Comitato ha fatto notare che «a poche centinaia di metri da dove si svolgerà questa sera il grande show dell’ipocrisia olimpica, abbiamo appena liberato l’ennesimo spazio pubblico lasciato abbandonato, in attesa di privatizzazione». E questo «da oggi e fino a domenica 8 febbraio sarà il nostro campo base per le mobilitazioni che si svolgeranno a Milano per contestare i Giochi olimpici invernali più indesiderati e costosi di sempre».
Hacker all’attacco dei siti delle Olimpiadi
Ma a rovinare la giornata ci si sono messi anche gli hacker filorussi del gruppo Noname057(16), che hanno lanciato un’ondata di attacchi diretti a colpire i siti collegati alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Nel mirino, tra gli altri, il sito dell’evento, ma anche quelli di comitati olimpici e squadre di altre nazioni.
Nelle prossime ore i cyberattacchi potrebbero addirittura aumentare, visto che anche Anonymous ha avviato una campagna offensiva online per contestare l’evento.
Le critiche di Salvini alla stampa straniera
Come se non bastasse, sui media stranieri – e soprattutto sul New York Times – continuano a piovere critiche in merito all’organizzazione dell’evento, ritenuta eccessivamente dispersiva, tanto da definirla «un incubo logistico». Una pioggia di critiche a cui ha risposto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini: «Si sono accorti che le Olimpiadi sono fra Milano e Cortina. Al New York Times hanno dei redattori che stanno sul pezzo: è qualche anno che sono chiaramente Olimpiadi diffuse sul territorio».
Non contento, ha poi concluso dichiarando: «Magari erano impegnati in altro, giustamente, a New York, però non sono le Olimpiadi di Milano: sono di Milano, Bormio, Livigno, Trentino, Bolzano, Cortina e cerimonia di chiusura a Verona. È stata una precisa scelta, per questo abbiamo vinto. Sarà coinvolto tutto l’arco alpino, purtroppo non le Alpi piemontesi e non Torino perché all’epoca il M5S disse “non le vogliamo” e ora penso che i torinesi si stiano mangiando le mani. Saranno coinvolti tanti territori e questo è un valore aggiunto».