Ieri la X commissione del Senato ha votato un parere che punta a equiparare LEP e LEA in tema di sanità. Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato e Capogruppo M5S in commissione, ci spiega cos’è successo?
“Abbiamo assistito all’ennesimo spettacolo indecoroso da chi porta avanti una visione che rischia di cristallizzare le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari. La maggioranza ha espresso parere favorevole all’esclusione della sanità dal decreto chiamato a definire i LEP, i Livelli Essenziali delle Prestazioni, sostenendo che siano sufficienti i LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza. È un’impostazione pericolosa e fuorviante. I LEA sono un elenco di prestazioni sanitarie e uno strumento di valutazione del funzionamento del Servizio sanitario nazionale. I LEP definiscono i diritti che vanno garantiti in modo uniforme sul territorio nazionale. È una distinzione sostanziale: significa decidere se la salute debba essere davvero un diritto uguale per tutti. Il governo si è trincerato dietro una sentenza della Corte costituzionale, forzandone però l’interpretazione a proprio uso e consumo. Un’operazione politica mascherata da tecnicismo, che scarica sui cittadini più fragili il prezzo di una riforma sbagliata”.
Quali possono essere le conseguenze?
“La conseguenza più grave è il rischio di penalizzare ulteriormente le aree già fragili del Paese, dal Sud alle aree interne. In un sistema che non garantisce diritti uniformi, le disuguaglianze non si riducono: si ampliano. Già oggi troppe persone sono costrette a scegliere se rinunciare alle cure o indebitarsi per rivolgersi alla sanità privata. È un bivio inaccettabile in un Paese che, in Costituzione, riconosce la salute come diritto fondamentale. I numeri parlano chiaro: nel 2024 la spesa sanitaria a carico delle famiglie ha superato i 46 miliardi, circa 12 miliardi in più rispetto al periodo del governo Conte. Questo significa che il peso della sanità si sta spostando sempre di più dalle istituzioni ai bilanci familiari. E quando la sanità diventa un costo individuale anziché una responsabilità collettiva, a rimetterci sono sempre i più deboli”.
Le Regioni hanno espresso dubbi sui LEP. Anche le amministrazioni di destra bocciano il governo?
“Sì, chiedono una cosa molto semplice: che per i LEP vengano stanziate risorse adeguate, ma il governo Meloni non prevede alcun finanziamento dedicato. I LEA sono finanziati attraverso il Fondo sanitario nazionale, ma le risorse non vengono ripartite in base ai reali bisogni di salute dei cittadini. In questo modo non si garantisce un accesso equo alle cure su tutto il territorio nazionale. È chiaro, allora, perché alla maggioranza faccia comodo sostenere che siano sufficienti i LEA: non vuole stanziare nuove risorse e punta a spianare la strada all’autonomia differenziata”.
E intanto i problemi della sanità restano. Il governo rivendica importanti risultati sul taglio delle liste d’attesa. Ma è così?
“Non solo la situazione non è migliorata, ma continua a peggiorare. Nel 2022 erano 4,5 milioni i cittadini che rinunciavano alle cure; oggi sono quasi 6 milioni, un italiano su dieci. I decreti del governo non funzionano perché mancano le risorse: in quattro manovre sono stati sottratti 17,5 miliardi alla sanità pubblica. E non sono state introdotte le soluzioni che potrebbero davvero incidere: assumere personale e rafforzare la sanità territoriale. I medici lasciano il SSN a causa di turni massacranti, scarse prospettive di carriera basate sul merito, stipendi inadeguati. L’esecutivo li ignora e intanto rischia un clamoroso fallimento sui progetti del PNRR, mettendo a rischio quasi 16 miliardi ottenuti dal nostro governo. La pandemia ci aveva insegnato quanto sia fondamentale il filtro territoriale — anche per ridurre drasticamente le liste d’attesa — ma il ministro Schillaci torna a parlare di super ospedali”.
Intanto il governo accelera sull’Autonomia differenziata. Il rischio è che a pagare siano i cittadini?
“Purtroppo è così. Se non si definiscono i LEP, non si stanziano risorse adeguate e non si cambia la loro ripartizione sul territorio, il risultato saranno divari sempre maggiori. Non possiamo accettare cittadini di serie A e di serie B in base alla loro provenienza geografica. Il diritto alla salute garantito dalla Costituzione riguarda tutti gli italiani, non solo chi può permetterselo, e non può dipendere dal codice postale”.