Espulso ingiustamente, potrà tornare in Italia e chiedere i danni. L’incredibile storia di Abu che smentisce la narrazione di Meloni

Altro che "rimpatri effettivi" e "regole chiare". La storia di Abu dimostra che a volte è lo Stato a non rispettare le norme

Espulso ingiustamente, potrà tornare in Italia e chiedere i danni. L’incredibile storia di Abu che smentisce la narrazione di Meloni

Fermato, rimpatriato in Africa – nonostante pendesse un giudizio sulla sua richiesta di protezione – per ordine della Questura, giudicato meritevole di tutela (ma solo dopo essere stato espulso dall’Italia) e ora, essendo stata dichiarata quell’espulsione ingiusta dal Tribunale di Napoli, nel pieno diritto di tornare nel nostro Paese. E di chiedere il risarcimento del danno per aver, nel frattempo, perso il posto di lavoro. È l’incredibile storia di Abu (nome di fantasia) che La Notizia è in grado di raccontarvi.

Una vicenda che smentisce le parole di Meloni sui rimpatri giusti

Una storia che colpisce sia sul piano processuale sia alla luce dell’ultima intemerata della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni contro i giudici di due giorni fa. Nella quale la premier, tra le altre cose, aveva assicurato che il suo governo si sta impegnando per rendere i “rimpatri effettivi” e le “regole chiare”, nonostante “una parte politicizzata della magistratura continua a ostacolarci” nel contrasto all’immigrazione illegale.

Meloni ha anche assicurato che “accogliere chi ha diritto è doveroso, rispettare le leggi italiane è indispensabile”. Ma, come vedrete, la storia di Abu mostra come l’accoglienza di chi ne ha effettivamente diritto, nel rispetto delle norme – nazionali e internazionali – resti un principio che si perde nei meandri delle procedure amministrative. Abu è uno dei pochi migranti che il governo è riuscito a rimpatriare, nonostante avesse pieno diritto di rimanere Italia.

L’inizio della vicenda

La vicenda inizia nel 2024, quando Abu si vede negare dalla Questura, su parere della Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, il permesso di soggiorno per protezione speciale. Così fa ricorso (e siamo a fine 2024), evidenziando di essersi integrato e di avere un regolare posto di lavoro e un alloggio intestato; sottolinea il peggioramento della situazione generale del suo Paese di origine e la totale assenza di legami significativi in quel Paese.

La controversia finisce al Tribunale ordinario, dove il legale di Abu (l’avvocato Giulio Pitoni) chiede la sospensione dell’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato, richiesta alla quale però il Ministero dell’Interno si oppone. Il giudice accoglie l’istanza di sospensione e fissa l’udienza di merito a fine 2025, cioè 12 mesi dopo. Subito dopo accoglieva anche l’istanza del legale di Abu ordinando alla Questura il rilascio del permesso di soggiorno per la durata del procedimento.

Tutti in aula, tranne Abu, che era stato espulso

Avvocato e Questura si ritrovano così in aula a fine 2025. L’unico che manca è proprio Abu, che a seguito del decreto prefettizio di espulsione era stato rimpatriato. Pochi giorni fa è arrivata la sentenza definitiva che ha accolto il ricorso di Abu.

E con motivazioni che demoliscono le argomentazioni della Questura. Pur non mettendo in dubbio il Decreto Cutro del 2023, il giudice ha infatti sottolineato che Abu “ha dimostrato di versare in una condizione d’inespellibilità derivantegli dalla titolarità del diritto al rispetto della vita privata e dalla riscontrata probabilità concreta di sua lesione, in caso di espatrio”.

Per la sezione specializzata del Tribunale di Napoli, l’obbligo di rispettare il diritto alla vita privata e familiare vincola l’Italia in base alla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (Cedu), la quale ha valore di fonte costituzionale, poiché “rientra in quel “catalogo aperto” dei diritti fondamentali connessi alla dignità della persona e al diritto di svolgere la propria personalità nelle formazioni sociali, tutelati dagli artt. 2,3,29,30 e 31 Cost.”.

Il tribunale ha anche ricordato la recente pronuncia della Cassazione (proprio sul decreto Cutro) che ha stabilito che “la protezione complementare può essere accordata in presenza di un radicamento del cittadino straniero sul territorio nazionale sufficientemente forte da far ritenere che un suo allontanamento, che non sia imposto da prevalenti ragioni di sicurezza nazionale o di ordine pubblico, determini una violazione del suo diritto alla vita familiare o alla vita privata”.

Il collegio ha infine bacchettato la questura che non aveva emesso il permesso temporaneo, perché non ha tenuto conto del contratto di lavoro che legava Abu allo stesso datore di lavoro dal 2022 fino all’espulsione. Morale: Abu tornerà in Italia, con nulla osta della questura che dovrà rilasciargli, al suo arrivo, regolare permesso di soggiorno per protezione speciale. E a quel punto potrà chiedere pure i danni allo Stato.

Hai voglia a dare la colpa ai magistrati che remano contro, come sostiene Meloni e tutto il governo al seguito. Se poi a non rispettare norme e sentenze è proprio lo Stato.