Rogoredo, la cronaca piegata alla propaganda: ma la narrazione di Meloni & Co sbatte contro la realtà

Le destre utilizzano i fatti di cronaca per attaccare i magistrati e fare propaganda in piena campagna referendaria, vedi il caso Rogoredo

Rogoredo, la cronaca piegata alla propaganda: ma la narrazione di Meloni & Co sbatte contro la realtà

In piena campagna referendaria per il voto sulla riforma della giustizia di marzo, tutto fa brodo per il centrodestra. Tutto diventa funzionale alla propaganda. E i fatti di cronaca diventano un pretesto per attaccare i magistrati e sostenere che se al referendum dovesse passare il sì potremmo contare su una giustizia più efficiente. L’ultimo caso è quello di Rogoredo, Milano.

Rogoredo, la cronaca piegata alla propaganda: ma la narrazione di Meloni& C. sbatte contro la realtà

Un ragazzo di 28 anni muore durante un intervento di polizia, la versione iniziale viene smentita da nuovi elementi d’indagine e oggi l’agente coinvolto viene fermato con l’ipotesi di omicidio volontario. È l’aggancio di cronaca. Qui, però, conta soprattutto la manovra politica: prima lo slogan, poi il silenzio o, nel migliore dei casi, un’imbarazzata retromarcia. È un copione che il centrodestra ripete con puntualità.

La propaganda della Lega su Rogoredo, poi la retromarcia

Appena accaduto l’episodio, il vicepremier, ministro e leader leghista, Matteo Salvini ha chiuso la storia con una sentenza da social: “io sto col poliziotto”, senza se e senza ma. La Lega ha persino promosso una raccolta firme di “solidarietà” a favore dell’agente, come se l’appartenenza a una divisa bastasse a certificare una verità. Poi, quando l’inchiesta cambia quadro, la linea diventa: bene le indagini, se c’è un reato si arresta.

Era il 29 gennaio, tre giorni dopo i fatti di Rogoredo. E a Dritto & Rovescio, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami si scagliava contro i magistrati per aver osato indagare il poliziotto responsabile dell’omicidio e i suoi colleghi. “Questo si gira, gli punta una pistola, il poliziotto gli spara, ahimè lo uccide, e la magistratura lo indaga per omicidio volontario”. Poi, gli ricorda il deputato dem Marco Furfaro, gran finale: “Io da avvocato dico che questo non è giusto e dico anche che se si vuole cambiare questa giustizia bisogna votare sì al referendum”.

Dalle Forze dell’Ordine ai migranti la parola d’ordine delle destre è strumentalizzare

La stessa logica attraversa il dossier migranti e mostra la fragilità della maggioranza. Negli ultimi giorni la premier Giorgia Meloni ha riaperto la polemica contro le “toghe politicizzate”, accusate di ostacolare la lotta all’immigrazione irregolare. Il casus belli, prima, è stato un risarcimento di 700 euro disposto a favore di un cittadino algerino trasferito in un Cpr in Albania; poi la sentenza del tribunale di Palermo che impone a ministeri e prefettura di rimborsare Sea Watch per il fermo amministrativo della nave nel 2019.

Due decisioni diverse, ma fuse dall’esecutivo in un’unica narrazione: i giudici “si mettono di traverso” e impediscono al governo di “far rispettare le regole”. E questo mentre dal Quirinale arriva il richiamo al rispetto della magistratura. Il leader del M5S Giuseppe Conte l’ha sintetizzato bene: meno video a caldo e più lettura delle sentenze; meno scaricabarile e più spiegazioni su perché certi rimpatri non si fanno quando si potrebbero fare.

Tutte le falle nella narrazione delle destre

La narrazione di Meloni & C. si sbriciola quando la si guarda da vicino. Nel caso dell’algerino, la domanda non è perché un giudice abbia riconosciuto un danno, ma perché l’amministrazione non sia stata capace di gestire un rimpatrio efficace e legittimo dopo una lunga scia di condanne. Nel caso Sea Watch, si parla di un fermo ritenuto illegittimo e di danni patrimoniali documentati: non di “premi” agli attivisti, ma di conseguenze economiche per atti dello Stato giudicati non conformi.

In entrambi i casi, invece di spiegare scelte e atti, il governo preferisce l’attacco ai giudici. Rogoredo si inserisce qui: la destra usa i fatti per spingere il “pacchetto sicurezza” e per rilanciare lo scudo penale, presentato come tutela degli agenti. Il paradosso è evidente: quando conviene, l’iscrizione tra gli indagati diventa un abuso; quando non conviene, le indagini diventano improvvisamente sacrosante.

La difesa dello scudo normativo, poi l’arrampicata sugli specchi

In queste settimane l’esecutivo ha collegato Rogoredo al “pacchetto sicurezza”, evocando un presunto doppiopesismo dei magistrati e tirando in ballo altri episodi di piazza – come le proteste torinesi – per sostenere che servano più poteri e meno controlli. Se l’inchiesta di Milano dovesse confermare le contestazioni, sarebbe la prova di quanto siano indispensabili controlli e accertamenti rapidi per restituire credibilità alla divisa, non per coprirla con uno scudo normativo.

Da qui la richiesta politica delle opposizioni: basta usare cronaca e migranti come clava propagandistica, e venga il governo – Meloni e il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi in testa – a spiegare in Parlamento scelte, errori e strumentalizzazioni. Perché la sicurezza non si costruisce contro le indagini: si costruisce grazie alle indagini.

Le opposizioni chiedono un’informativa al Governo

“Ci vorrebbero le scuse in serie da parte di Meloni, Salvini, Piantedosi perché in questi giorni quello che hanno fatto è stata una continua delegittimazione e criminalizzazione della magistratura”, ha detto in Aula Angelo Bonelli di Avs.

“Venite ora in Aula e chiedete scusa voi e i vostri servi di regime prezzolati che vanno in tv a dire cose sconce”, ha attaccato il capogruppo M5S alla Camera, Riccardo Ricciardi. “Non bisognerebbe strumentalizzare a proprio uso e consumo la cronaca. La politica dovrebbe evitare la superficialità, dovrebbe lasciar lavorare la giustizia, approfondire, interpretare i fatti e dare soluzioni. Se vogliono tutelare le forze dell’ordine e i tantissimi professionisti che lavorano per il bene comune in condizioni precarie, lavorino su assunzioni, organici e stipendi, e la smettano con la propaganda permanente”, ha concluso Conte.

La retromarcia di Meloni

In serata la retromarcia di Meloni su Rogoredo che parla di “tradimento nei confronti della nazione” per l’agente fermato: “La giustizia farà il suo corso e confidiamo che sia determinata, anche perché – a differenza di quello che leggo – non esiste alcuno scudo penale”.