La Corte dei Conti boccia la riforma: in contrasto con i principi costituzionali di autonomia e indipendenza

La Corte dei Conti boccia la riforma: in contrasto con i principi costituzionali di autonomia e indipendenza

La Corte dei Conti boccia la riforma: in contrasto con i principi costituzionali di autonomia e indipendenza

Non c’è riforma delle destre che tocchi la magistratura che non venga bocciata dalla stessa magistratura. Così è per la riforma della Corte dei Conti. All’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile, di fronte al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il procuratore generale Pio Silvestri  e il presidente della Corte dei Conti, Guido Carlino, dedicano diversi passaggi critici a tale riforma.

La Corte dei Conti boccia la riforma: in contrasto con i principi costituzionali di autonomia e indipendenza

Questa Magistratura “non potrà mai venir meno al ruolo assegnatole dalla Costituzione di garante indipendente della finanza pubblica contro ogni forma di cattiva gestione, di spreco o di danno all’erario e quindi alla collettività”, afferma Carlino. Secondo cui la recente entrata in vigore della riforma “incide in modo rilevante sulle funzioni giurisdizionali e di controllo della Corte dei conti” e la sua “applicazione risentirà inevitabilmente della formulazione non sempre univoca e puntuale delle nuove disposizioni, che presentano peraltro problemi di coordinamento fra di loro e con le norme previgenti”.

Parlando dei problemi della riforma che riguarda la Corte dei Conti, Silvestri fa riferimento “per il loro rilevante impatto a livello sistemico, al delineato esercizio unitario delle funzioni di controllo e giurisdizionali che porrebbe evidenti e continui problemi di incompatibilità e all’organizzazione gerarchica dell’Ufficio del Pubblico Ministero che si pone in contrasto con i principi costituzionali di autonomia e indipendenza e che va ben oltre il rafforzamento dei poteri di coordinamento del Procuratore generale, già previsti dall’art. 12 del codice di giustizia contabile”.

No alla separazione delle carriere tra giudicanti e requirenti

E ancora: “Parimenti preoccupante – afferma Silvestri-  è la previsione di una separazione delle funzioni, se non addirittura delle carriere, tra magistrati giudicanti e requirenti, che comporterebbe seri problemi di carattere ordinamentale, oltreché organizzativi, atteso che l’intervento riguarderebbe, ad organico vigente, poco più di cento pubblici ministeri su un totale di seicentotrenta magistrati”.

Bocciato lo scudo erariale

Carlino ha poi rinnovato le sue critiche allo scudo erariale: “Dopo quasi sei anni di scudo erariale – sostiene- non vi è alcuna evidenza di benefici in termini di celerità ed efficienza determinati da detta misura. È ovvio, infatti, che soltanto riforme strutturali sono davvero in grado di migliorare la funzionalità della pubblica amministrazione”. Talune argomentazioni – ha spiegato ancora Carlino –  “ancorandosi a una supposta ‘paura della firma’, prospettano l’operato della Corte dei conti come un ostacolo all’agire della P.A”, osservando che “tali posizioni palesano un atteggiamento di sostanziale indifferenza, se non di contrarietà, verso gli strumenti di tutela delle risorse pubbliche, la cui custodia e sana gestione assicurano allo Stato i mezzi indispensabili per svolgere le proprie funzioni e i propri servizi, per soddisfare i diritti dei cittadini e per rendere più prospera e forte la Repubblica”.

Aumentano le condotte dolose di distrazione dei fondi pubblici

Carlino ha poi parlato di un aumento delle fattispecie di danno riguardanti condotte dolose di distrazione dei contributi e dei finanziamenti pubblici, di provenienza unionale, statale e regionale, anche a valere su fondi Pnrr. “Si tratta – ha spiegato – nello specifico, dello sviamento, da parte di privati, dalle finalità per le quali erano stati erogati i finanziamenti, configurando spesso profili di corruzione e incidendo anche sugli obblighi dell’Italia nei confronti dell’Unione europea”.

Recuperati nello scorso anno 88 milioni, saranno meno con tetto ai rimborsi

Anche nello scorso anno, contrariamente a quanto sostenuto circa l’inefficacia dell’azione recuperatoria, è assai significativo – ha evidenziato Silvestri – il dato delle somme recuperate all’erario, che si attesta ad euro 88.161.175,51. Nel quinquennio 2021/2025 le somme recuperate ammontano a 642.613.826,82 euro e che “è di tutta evidenza che il prossimo anno i numeri saranno di gran lunga più contenuti”.

Silvestri ha sottolineato i rischi legati all’introduzione nella riforma di un tetto al risarcimento “che risulta essere troppo basso per garantire la necessaria azione di deterrenza e tale da ridurre, in maniera considerevole, gli importi dei risarcimenti effettivamente recuperati alle casse dello Stato, auspicando un ripensamento del legislatore.