“Una deriva in stile orbaniano con le riforme del governo”: parla il costituzionalista, Massimo Villone

Per il costituzionalista Villone tra legge elettorale, riforma della giustizia, premierato e Autonomia c'è una deriva in stile orbaniano.

“Una deriva in stile orbaniano con le riforme del governo”: parla il costituzionalista, Massimo Villone

Il centrodestra prova a cambiare la legge elettorale e presenta alla Camera e al Senato una riforma del Rosatellum con l’obiettivo dichiarato di garantire la “governabilità” attraverso un premio, con tetto massimo al 60% degli eletti.
Massimo Villone, professore emerito di Diritto costituzionale nell’Università “Federico II” di Napoli, è giusto, secondo lei, cambiare le regole del gioco a un anno dalle elezioni politiche?
“No, ovviamente non è giusto, ma questo la maggioranza lo fa perché ritiene di presentare una proposta più favorevole alla sua sopravvivenza”.

Le opposizioni dicono che si tratterebbe di un’uscita di emergenza, di una exit strategy del governo Meloni, che teme di perdere il referendum sulla giustizia e fa di tutto per blindarsi in vista delle politiche. Condivide?
“È un’interpretazione plausibile perché i sondaggi, da un vantaggio iniziale molto consistente per i sì, danno una risalita altrettanto significativa del no e questo probabilmente non era nelle previsioni della maggioranza. È stata una sorpresa, a mio avviso, stimolata dalla presentazione della richiesta di raccolta firme da parte dei cosiddetti 15 volenterosi, che hanno stimolato una partecipazione popolare non prevista. Quindi la maggioranza è andata un po’ in crisi. Che siano nervosi mi pare evidente”.

Questi sondaggi che danno il no in rimonta, addirittura in sorpasso, fanno paura?
“È chiaro che inizialmentte davano per scontato un risultato plebiscitario del sì e se inaspettatamente vincesse il no sarebbe un colpo notevole. Non alla durata del governo: io non credo che questo condurrebbe alla caduta del governo in carica. Però alle politiche del governo, soprattutto al disegno riformatore complessivo del governo, certamente sì, un colpo lo assestano. E questo avrebbe un peso poi sul voto del 2027”.

Molti hanno acceso un faro sul premio di maggioranza, ritenuto a rischio di disproporzionalità. Perché?
“Perché abbiamo un premio addirittura di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato che potrebbe consentire — dipenderebbe dal voto conseguito nelle urne — un esito addirittura più ampio di quello consentito dal Rosatellum nel 2022, che già con il 44% dei voti consegnò alla maggioranza quasi il 59% dei seggi”.

Un esito di questo tipo è compatibile con i principi costituzionali di rappresentatività ed eguaglianza del voto?
“Ritengo di no. Però bisogna capire che la Corte costituzionale ha lasciato maglie abbastanza larghe con la sua giurisprudenza, quindi non si può essere certi. Potremmo aspettarci una correzione, ma con quali tempi e di quale entità è difficile dire. Intanto significherebbe acquisire un dato tale da stravolgere gli assetti costituzionali. Questa è la mia personale valutazione”.

Se non ci fossero le preferenze – Fratelli d’Italia pare le voglia introdurre – quale sarebbe l’effetto sulla rappresentanza?
“Sarebbe un altro possibile vulnus, perché avremmo una rappresentanza parlamentare totalmente gestita dai vertici di partito. L’esito di una rappresentanza parlamentare in cui tutti sono, tra virgolette, nominati, è di per sé assolutamente inaccettabile. È un colpo alla rappresentatività, alla democrazia rappresentativa”.

Andiamo al referendum: l’appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla pacatezza e al rispetto per la magistratura è stato disatteso.
“Il povero Mattarella è uno dei più inascoltati presidenti della storia repubblicana.”

Ultima domanda: lei vede un disegno autoritario dietro le riforme del governo, tra magistratura, premierato e autonomia differenziata?
“C’è un pericolo di scivolamento verso forme di autocrazia? Certamente sì. Quando abbiamo un Parlamento sostanzialmente messo ai margini e subalterno, un concentramento di poteri nell’esecutivo, un indebolimento della separazione dei poteri e dei controlli di legalità, e una frammentazione del Paese che mette in soffitta la Repubblica una e indivisibile con pesanti differenze nei diritti fondamentali tra i cittadini, sicuramente dobbiamo vigilare per derive di tipo autocratico. Poi che ci sia il presidente del Consiglio che assume di essere eletto direttamente dal popolo e per questo di essere investito di un particolare mandato divino non migliora la situazione. È una deriva in stile orbaniano, mettiamola così”.