La maggioranza ha fermato la proposta di quattro mesi di congedo parentale paritario per i padri e lโaumento dellโindennitร al 100 per cento per tre mesi da utilizzare entro i primi sei anni di vita del bambino. La Ragioneria generale dello Stato ha sollevato obiezioni sui costi prima ancora dellโesame parlamentare. Il risultato รจ che lโItalia resta ancorata a un impianto che, sulla carta, consente la condivisione, nella pratica continua a scaricare la cura sulle madri.
In Italia il congedo di maternitร obbligatorio dura cinque mesi, con indennitร di norma pari allโ80 per cento della retribuzione. Per i padri il congedo obbligatorio resta di dieci giorni lavorativi intorno alla nascita. Dopo questa fase, il congedo parentale arriva fino a sei mesi per ciascun genitore, con un massimo complessivo di dieci mesi, elevabili a undici se il padre si assenta per almeno tre mesi. Dal 2025โ2026 lโindennitร riconosce tre mesi allโ80 per cento e, per il resto, il 30 per cento della retribuzione media; la fruizione si estende fino ai quattordici anni del figlio.
In Italia diritti lunghi sulla carta, salario corto nella realtร
Quando lโindennitร scende al 30 per cento, la famiglia fa i conti. I differenziali salariali di genere trasformano la decisione in un automatismo: spesso si assenta chi guadagna meno, nella maggior parte dei casi la madre. Cosรฌ il congedo diventa un acceleratore di disuguaglianze: interruzioni piรน frequenti, avanzamenti rallentati, salari che perdono terreno. Nel linguaggio quotidiano significa settimane che si allungano in assenze difficili da sostenere; nel linguaggio del lavoro significa rinunce e part-time dopo la nascita. Lโassenza di una quota lunga e ben retribuita riservata ai padri mantiene intatto lโequilibrio tradizionale nella divisione dei compiti familiari.
Il confronto europeo รจ netto. La direttiva Ue 2019/1158 sul work-life balance fissa standard minimi: dieci giorni di paternitร e quattro mesi di congedo parentale individuale per genitore, con due mesi riservati a ciascuno e retribuzione adeguata definita dagli Stati. Molti Paesi hanno usato quel minimo come leva: quote personali per i padri, indennitร alte, periodi lunghi. LโItalia resta vicina al minimo, mentre altrove il congedo diventa un diritto individuale dei padri, con un disegno che lega esplicitamente politica familiare e mercato del lavoro.
In Europa quote per i padri e retribuzioni alteย
In Spagna il โpermiso por nacimiento y cuidadoโ arriva a 19 settimane per ciascun genitore, pagate intorno al 100 per cento della base retributiva di sicurezza sociale: il periodo resta personale e, se un genitore lo lascia inutilizzato, quel tempo si perde. In Portogallo il congedo iniziale prevede 120 giorni al 100 per cento o 150 giorni allโ80, con estensione fino a 180 giorni in caso di effettiva condivisione, mantenendo unโindennitร tra lโ83 e il 90 per cento. In Francia la paternitร รจ stata portata a 28 giorni e il governo ha aperto il cantiere di un ulteriore congedo di nascita di due mesi per ciascun genitore dal 2027.
Nei Paesi nordici la logica รจ piรน esplicita. In Svezia i genitori hanno 480 giorni per figlio e 90 giorni riservati a ciascun genitore. In Norvegia si sceglie tra 49 settimane a salario pieno o 59 settimane allโ80 per cento, con quote individuali. La quota personale spinge lโuso da parte dei padri e consolida nel tempo una distribuzione piรน equilibrata del lavoro di cura.
Il divario italiano riguarda durata, retribuzione e disegno. Dieci giorni obbligatori per i padri restano una soglia simbolica; tre mesi allโ80 per cento rappresentano un passo, perรฒ isolato in un impianto che torna presto al 30 per cento. La distanza dallโEuropa si misura in buste paga e scelte di vita: chi puรฒ permetterselo compra tempo, chi resta senza margini rinuncia. Nei sistemi che hanno investito di piรน, lโoccupazione femminile cresce e la penalizzazione di carriera si attenua; dove lโindennitร รจ bassa, la condivisione resta episodica.
Anche la questione demografica si intreccia con questo quadro: sostenere economicamente i primi anni di vita significa ridurre lโincertezza che accompagna la decisione di avere figli. In Italia il congedo parentale resta una tutela esistente ma fragile, formalmente ampia e sostanzialmente limitata nella sua capacitร di riequilibrare davvero tempi, redditi e opportunitร .