La Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, è morta nel primo raid su Teheran. Ma le sue istruzioni no. Secondo il Financial Times, l’Iran starebbe applicando il cosiddetto ‘piano Khamenei’, una strategia di rappresaglia elaborata mesi fa dall’ayatollah insieme ai vertici militari proprio in vista di quello che ritenevano un probabile attacco. Insomma quanto sta accadendo in queste ore, con attacchi alle basi americane, a quelle israeliane e anche alle capitali dei Paesi arabi, non è nient’altro che un copione già scritto e ora messo in scena.
Come riporta il quotidiano, un insider del regime parla di un progetto “dettagliato”, pensato dopo la guerra di dodici giorni con Israele dello scorso giugno. Un piano di guerra che ha come obiettivo quello di destabilizzare il Medio Oriente, colpire i mercati globali, e aumentare la pressione internazionale su Washington e Tel Aviv. “Appiccare un grande incendio perché tutti vedano”, avrebbe confidato la fonte sintetizzando le parole di Khamenei.
Energia nel mirino e mercati in fibrillazione, ecco come Khamenei vuole gettare nel panico il mondo
A conti fatti, dopo un primo stupore per attacchi che sembravano difficilmente comprensibili, il copione appare ormai chiaro. Droni contro un impianto chiave per il gas in Qatar, costretto a sospendere le forniture sine die, e un attacco brutale a una delle principali raffinerie dell’Arabia Saudita. Due singoli raid che hanno subito causato un terremoto sui mercati, con il petrolio e il gas che hanno fatto registrare pesanti aumenti. Ad aggravare il tutto anche lo Stretto di Hormuz, snodo di circa un quinto dell’energia mondiale, in cui l’Iran ha imposto un blocco al transito delle navi.
Ma non finisce qui. La strategia del terrore di Khamenei ha portato anche ad attacchi di droni contro hotel, aeroporti e porti negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait, Iraq, Oman, Bahrain. Per non parlare della selva di missili verso basi statunitensi nella regione e contro una base britannica a Cipro. Tutte azioni che sarebbero alla base anche dell’incidente raccontato dal Pentagono che ha riferito di tre jet americani abbattuti per errore dalle difese kuwaitiane. Insomma in Medio Oriente è caos puro, proprio come voleva Khamenei.
Il regime di Teheran non si piega
Appare del tutto evidente che un simile piano, sostanzialmente fondato su cellule autonome, è stato concepito dal regime iraniano per sopravvivere allo scenario che reputavano il peggiore possibile, ossia quello di raid che ne decapitassero i vertici politici e militari. Una decentralizzazione che sta rendendo questa guerra del tutto imprevedibile e pericolosa.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha spiegato ad Al Jazeera che le unità sul campo agiscono secondo istruzioni generali ricevute in anticipo, senza la necessità di ricevere ordini minuto per minuto e dall’alto.
E che il ‘piano Khamenei’ esista davvero lo ha confermato pure l’ayatollah Alireza Arafi, membro del consiglio ad interim, che parla apertamente di guerra che prosegue “con la progettazione” della Guida Suprema.
Proxy in movimento e guerra lunga
Al momento non è chiaro se il progetto di ‘resistenza iraniana’ preveda ulteriori step, oppure se il copione fin qui visto diventerà una sorta di normalità. L’unica certezza è che il conflitto si allarga a macchia d’olio. Particolarmente critica la situazione in Libano, con Hezbollah che lancia missili verso il nord di Israele e l’esercito israeliano che ha iniziato una campagna di terra dagli esiti imprevedibili. Un altro fronte si è aperto con le milizie irachene che colpiscono basi Usa soprattutto ad Erbil, e con i sostenitori filo-iraniani che tentano l’assalto alla Green Zone di Baghdad.
Tutte ragioni per le quali Ali Larijani, figura chiave nella sicurezza, su X ha scritto che l’Iran si è “preparato a una guerra lunga mentre gli Stati Uniti no”.