“Sospendere l’accordo di associazione Ue-Israele”, è la richiesta dei 5S al Consiglio Affari esteri. Intanto a Milano è guerra Sala-Pd sul gemellaggio con Tel Aviv

Anche a fronte di oltre un milione di firme raccolte in tutta Europa, M5s-The Left chiede a Kallas di discutere lunedì della sospensione dell’accordo di associazione con Israele.

“Sospendere l’accordo di associazione Ue-Israele”, è la richiesta dei 5S al Consiglio Affari esteri. Intanto a Milano è guerra Sala-Pd sul gemellaggio con Tel Aviv

L’Unione Europea prova, timidamente, a battere qualche colpo nella crisi mediorientale, nella quale, fino a oggi (Spagna a parte) non ha toccato palla, avendo avuto solo una posizione subalterna alle volontà di Israele e Stati Uniti. L’occasione è la riunione della “Global Alliance per l’attuazione della soluzione a due Stati” fissata per lunedì a Bruxelles la, alla quale prenderanno posto i ministri degli Esteri di diversi Paesi europei e partner internazionali. A presiedere l’incontro dei 60 Paesi aderenti all’iniziativa internazionale nata a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2025, promossa principalmente da Francia e Arabia Saudita, con l’obiettivo di tracciare un percorso irreversibile verso la pace tra Israele e Palestina, sostenendo la creazione di due Stati, l’Alta rappresentante Ue, Kaja Kallas e il capo della diplomazia belga, Maxime Prévot.

Nel pomeriggio è prevista anche la riunione dell’Ad hoc liaison committee (Ahlc), il principale forum internazionale per il coordinamento degli aiuti ai Territori palestinesi, co-presieduto con il ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide, al quale parteciperà anche il primo ministro palestinese Mohammad Mustafa. Si tratta di una prima tangibile risposta al Board of Peace di Donald Trump, comitato affaristico miliardario che a oggi ha fatto perdere le sue tracce.

Al Consiglio Affari esteri dell’Unione sospendere l’accordo di associazione di Israele

Il giorno successivo, poi, martedì, in Lussemburgo si riunirà il Consiglio Affari esteri dell’Unione, alla presenza di tutti i ministri degli esteri degli stati membri e al quale prenderà parte anche il premier libanese Nawaf Salam. Ed è a questa assise che ieri Movimento 5 stelle (The Left) si è rivolto affinché metta in agenda “un dibattito sulla sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele”.

“Chiediamo all’Alta rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas di inserire il tema in agenda”, ha dichiarato l’eurodeputato 5S, Danilo Della Valle. “Dopo aver sospeso il memorandum di difesa, il governo italiano deve prendere posizione anche su questo accordo che ha un impatto considerevole sull’economia israeliana”, ha spiegato Della Valle, “Dopo oltre 70mila morti a Gaza, l’invasione del Libano, l’occupazione della Cisgiordania, l’approvazione della pena di morte e la guerra con l’Iran, ci aspettiamo dall’Ue decisioni in linea con la sua storia e i suoi valori. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che finora si era opposto alla sospensione dell’accordo assieme all’Ungheria di Orban e alla Germania, adesso starà dalla parte giusta? Basta connivenze con un governo incriminato di genocidio”.

Quel milione di firme per dire “no” a Tel Aviv

Da ricordare a questo proposito, che il 14 aprile 2026 l’iniziativa “Giustizia per la Palestina”, che chiedeva proprio la sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele, ha raggiunto il milione di firme. Un target, come spiegato da Giulio Cavalli su questo giornale, raggiunto in tre mesi, record assoluto nella storia delle iniziative dei Cittadini Europei: nessun’altra, dall’istituzione dello strumento nel 2009, aveva tagliato quella soglia così in fretta. E, sempre come spiegato da La Notizia, la Commissione non è obbligata a proporre la sospensione, però è obbligata a discuterne. E quale miglior occasione del primo Consiglio Affari esteri dell’Unione…?

Intanto sul gemellaggio si spacca la giunta di Milano

Ma i rapporti con Israele spaccano anche la maggioranza di centrosinistra al comune di Milano. Giovedì, infatti, a sorpresa, il sindaco Giuseppe Sala, ha deciso di non sospendere il gemellaggio con la città di Tel Aviv, nonostante Partito democratico e i Verdi avessero votato per interromperlo a causa del conflitto in Medio Oriente.

“Tel Aviv – ha spiegato Sala in una nota – ci chiede di mantenere vivo uno spazio di dialogo e riflessione rispetto ad una situazione particolarmente critica. Milano è una città di democrazia e di pace, schierata contro ogni forma di aggressione e di violenza, di terrorismo e di totalitarismo. Nella fermissima condanna delle politiche di Benjamin Netanyahu, riteniamo, da un lato, di continuare le interlocuzioni con chi in Israele è critico verso ciò che sta accadendo e, dall’altro, di rinforzare il sostegno e gli aiuti alle persone e alle comunità che sono martoriate dalle aggressive politiche del governo israeliano”.

Una nota giunta dopo una telefonata con l’omologo israeliano Ron Huldai, il quale aveva annunciato l’invio di una lettera destinata a tutta la cittadinanza milenese. Lettera che, in effetti, è arrivata e che ha acceso gli animi. Secondo i consiglieri verdi “è assolutamente irricevibile”, perché e “non affronta in nessun modo i nodi che hanno spinto il Consiglio comunale a chiedere la sospensione”.

Ennesimo schiaffo di Sala al Pd

Ma il vero dramma è del Partito democratico, il quale, per rilanciarsi in chiave elettorale, aveva puntato su una presa di posizione chiara (benché assai tardiva) sul genocidio a Gaza. Salvo poi doversi scontrare con il netto “no” del sindaco, che ha voluto dimostrare, una volta di più, la propria indipendenza dai desiderata del partito di maggioranza relativa a palazzo Marino.