A volte è meglio tacere. Soprattutto se, per la necessità di parlare, si finisce per giustificare l’ingiustificabile sfidando la logica, riscrivendo la storia e travisando la realtà. Come se i fatti fossero un’opinione da piegare alla narrazione di un governo che, a parte i disastri economici certificati dagli ultimi dati Istat, dalla pressione fiscale al debito alla crescita, in politica estera non smette di stupire per le continue dimostrazioni di totale asservimento agli alleati-padroni statunitensi e israeliani.
Un copione che si è ripetuto l’altra sera, davanti alle telecamere del Tg5, quando Giorgia Meloni ha deciso di rompere il silenzio sulla crisi scatenata dai raid contro l’Iran ordinati dall’aspirante Nobel per la pace Trump e il ricercato internazionale Netanyahu. Secondo la premier la “crisi del diritto internazionale” sarebbe “inevitabilmente figlia della guerra in Ucraina, quando un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite (la Russia, ndr) ha deliberatamente attaccato un suo vicino”. Ergo: “Era inevitabile che avrebbe portato a una stagione di caos”.
Come se, nel 1999, un altro membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu (gli Stati Uniti) non ci avesse trascinato nei 78 giorni di bombardamenti illegali sulla Serbia. Per poi ripetere il copione in Afghanistan (con il pretesto della caccia ad Osama bin Laden che però era saudita), in Iraq (con false prove sulle armi di distruzione di massa di Saddam) e in Libia. Tutti precedenti, semmai, forniti su un piatto d’argento a Putin per fare altrettanto in Ucraina (al netto delle ingerenze americane su Kiev per provocare l’invasione). Ma non finisce qui.
L’opera di mistificazione dei fatti e della loro cronologia è proseguita senza freni. “L’obiettivo è ovviamente che la crisi non dilaghi – ha assicurato Meloni – ma penso che nulla possa andare meglio se l’Iran non ferma i suoi attacchi nei confronti dei paesi del Golfo, che sono totalmente ingiustificati”. Ad essere ingiustificati, secondo la premier, non sono gli attacchi Usa-Israele ad uno Stato sovrano, ma la risposta militare di un Paese aggredito che risponde all’attacco militare dell’aggressore.
Quindi, secondo il ragionamento della premier, è l’Iran che dovrebbe fermarsi, lasciandosi bombardare senza reagire. Mica americani e israeliani che hanno premuto per primi il grilletto. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Come pure della figuraccia mondiale rimediata dal ministro Crosetto rimasto bloccato a Dubai a bombardamenti iniziati e rientrato dopo aver fornito quattro versioni diverse sulla sua presenza negli Emirati. Una vicenda che andrebbe chiarita ma che la premier si è guardata bene dal commentare.
Una cosa per ora è certa. Che la guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran qualche vantaggio, ai diretti interessati, lo ha portato. Dirottare l’attenzione dallo scandalo degli Epstein Files che per Trump sono diventati come la criptonite per Superman. Allungare la vita (politica) a Netanyahu su cui pende un mandato di cattura della Corte penale internazionale. A Meloni e all’Italia, come al solito, arriverà invece il conto dell’ultima bravata dei suoi alleati preferiti. Tra bollette e carburanti alle stelle in un Paese in cui, ormai, solo la corsa al riarmo non conosce crisi.