Meloni in fuga dal Parlamento sull’Iran: monologo della premier alla radio per il sì al referendum sulla giustizia

Meloni in fuga dal Parlamento fa monologhi alla radio per il sì al referendum sulla giustizia e attacca nuovamente i magistrati

Meloni in fuga dal Parlamento sull’Iran: monologo della premier alla radio per il sì al referendum sulla giustizia

Sono giorni che le opposizioni instancabilmente chiedono che la premier Giorgia Meloni si degni di andare in Parlamento a riferire sull’ultimo conflitto scoppiato in Iran dopo l’attacco di Israele e Usa. E Meloni cosa fa? Snobba ancora il Parlamento e tiene un comizietto in radio durante il quale dopo le parole di circostanza sull’Iran, in imbarazzo com’è a condannare la guerra degli amici Donald Trump e Benjamin Netanyahu, si lancia in un’invettiva – l’ennesima – contro i magistrati per far propaganda per il sì al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.

Meloni in fuga dal Parlamento fa monologhi alla radio per il sì al referendum sulla giustizia

Le opposizioni protestano veementemente nel corso delle comunicazioni dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto in Parlamento. “Meloni scappa dal Parlamento e fa monologhi alla radio”, attacca il leader del M5s, Giuseppe Conte. Un pressing talmente forte che alla fine Meloni cede, ma cede come al solito secondo le sue convenienze. E decide di comunicare la disponibilità ad andare in Parlamento mercoledì prossimo, anticipando le comunicazioni sul Consiglio europeo previste per il 18 marzo e allargandole alla crisi in Medio Oriente.

Opposizioni in trincea

“La presidente Meloni dopo essere scappata dal Parlamento ora ci vuole mettere una pezza venendo l’11 marzo, in ritardo per la questione Iran e in anticipo clamoroso per il Consiglio europeo”, dichiara il capogruppo del M5S alla Camera, Riccardo Ricciardi. “Che Meloni provi a mettere insieme l’11 e il 18 fa sorgere un solo sospetto, ossia che nella settimana del referendum non voglia dibattiti in Aula. È preoccupata non per il Paese, non per l’Iran, ma per il referendum”, dice il dem Francesco Boccia.

Spot per il sì alla riforma sulla giustizia

Che tocca un tasto nevralgico. Perché l’intervento in radio, a Rtl 102.5, si risolve nell’ennesima invettiva contro i magistrati e in uno spot per il sì.  “Penso ci sia bisogno di cambiare perché la giustizia è uno dei tre poteri fondamentali che servono per far camminare l’Italia ed è quello che in 80 anni non siamo mai riusciti a riformare in modo sostanziale “, dichiara la premier, facendo un appello “ai cittadini, che sono d’accordo, che so essere la maggioranza: devono spendere cinque minuti del loro tempo per andare a mettere una croce. Se non si è disposti a fare questo, è difficile poi lamentarsi di quello che non funziona in Italia”.

Invettiva contro i magistrati

E poi a testa bassa contro i magistrati, in barba all’appello alla pacatezza e al rispetto per le toghe arrivato dal Quirinale. “Il bilancio” dei Cpr per migranti in Albania “è che le cose vanno avanti e che l’Unione europea ci ha aiutato con la lista europea dei Paesi sicuri, che era la principale questione che veniva posta dai magistrati italiani per non far funzionare i centri. Qualcosa mi dice che gli stessi magistrati potrebbero ora inventare altre scuse perché sto vedendo delle cose francamente che non capisco”, dice Meloni.

La premier in soldoni accusa i giudici di bloccare i rimpatri di stupratori.  “Alcuni immigrati illegali sono stati trasferiti in Albania qualche giorno fa e alcuni giudici non hanno convalidato il trasferimento e ci hanno costretto a riportarli in Italia. Posso segnalarle il curriculum solo di uno di questi migranti? Condanne per spaccio di droga, resistenza pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo. I giudici non convalidano il trattenimento perché ha fatto richiesta di protezione internazionale, cioè uno che è entrato clandestinamente in Italia, si è messo a spacciare, ha violentato una donna in gruppo, noi non lo possiamo trattenere, non lo possiamo mandare in Albania, non lo possiamo rimpatriare. Quasi quasi gli dobbiamo dare la protezione internazionale”, ha sentenziato.

“Adesso io voglio dire – conclude la leader di FdI – ma noi come facciamo a garantire la sicurezza dei cittadini così? Ma si rende conto di quanto siano surreali queste decisioni? Mi chiedo anche dove siano le femministe di ‘Non una di meno’ in queste vicende. Io sono determinata, determinata a fare quello che i cittadini mi hanno chiesto di fare, e cioè una politica rigida sul tema dell’immigrazione irregolare, anche con strumenti nuovi come i centri in Albania, nonostante dicano e cerchino di fare tutto quello che possono per impedirlo”.