L’Iran non si piega e annuncia l’aumento degli attacchi contro obiettivi degli Usa. E il New York Times rivela: “Già colpite almeno 17 basi americane”

L’Iran intensifica gli attacchi contro obiettivi Usa nel Golfo. Secondo il New York Times almeno 17 siti americani sono stati danneggiati.

L’Iran non si piega e annuncia l’aumento degli attacchi contro obiettivi degli Usa. E il New York Times rivela: “Già colpite almeno 17 basi americane”

Sembra sempre più senza via d’uscita il conflitto in Iran. Se i bombardamenti di Usa e Israele dovevano piegare il regime degli ayatollah, la strada appare ancora lunga: Teheran ha infatti annunciato – e subito dopo lanciato – quella che ha definito come “l’operazione più intensa e potente” sferrata dalle sue forze armate dall’inizio della guerra.

I Guardiani della Rivoluzione islamica hanno rivendicato nuovi attacchi contro obiettivi israeliani e strutture legate agli Stati Uniti in tutto il Medio Oriente, colpendo, tra i tanti bersagli, il centro di comunicazioni satellitari Haila vicino a Tel Aviv che, secondo loro, sarebbe “compromesso”.

E non è tutto. Raid e droni avrebbero preso di mira anche installazioni militari nell’area di Beer Yaakov, a ovest di Gerusalemme, e nella città portuale di Haifa. Inoltre viene segnalato – anche se al momento mancano conferme – un presunto drone iraniano che avrebbe colpito una struttura diplomatica statunitense in Iraq. Attacchi che hanno scatenato la furiosa reazione delle forze israeliane fedeli a Benjamin Netanyahu, le quali hanno risposto con una nuova ondata di bombardamenti su Teheran, concentrandosi soprattutto nell’area dell’aeroporto internazionale Mehrabad.

Il fronte marittimo e il nodo Hormuz

Ma in queste ore a preoccupare è soprattutto lo Stretto di Hormuz, sostanzialmente chiuso al traffico navale per via delle minacce dei pasdaran, circostanza che sta causando un vero e proprio shock energetico globale. Come noto, questo piccolo lembo di mare è uno dei principali punti di transito del petrolio mondiale e la sua paralisi è diventata l’arma principale nelle mani del regime degli ayatollah.

Proprio per questo, come rivelano fonti militari occidentali, la zona sarebbe stata minata dalle forze iraniane. A confermarlo sono anche le forze navali di Donald Trump, che hanno affermato di aver distrutto alcune imbarcazioni di Teheran mentre stavano piazzando ordigni esplosivi destinati a bloccare il transito navale. Che non si tratti di semplici parole sembra confermarlo anche la serie di “incidenti” in cui sono rimasti coinvolti un mercantile, andato in fiamme, e una nave portacontainer che ha riportato danni dopo l’impatto con un oggetto non identificato.

Il New York Times: “17 siti Usa colpiti”

Quel che è certo è che Trump continua a ripetere di aver distrutto l’Iran, rendendolo di fatto inerme. Peccato che a smentirlo sia arrivata l’analisi del New York Times che, facendo largo uso di immagini satellitari e fonti militari, ha documentato almeno 17 siti americani nel Golfo che hanno subito ingenti danni dall’inizio della guerra, il 28 febbraio.

Tra le installazioni colpite figurano basi cruciali: la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita; la base Ali Al Salem e Camp Buehring in Kuwait; e anche la gigantesca base di Al Udeid in Qatar.

Immagini satellitari che raccontano ciò che il tycoon non vuole ammettere, ossia che la controffensiva iraniana non è finita e ha colpito alcuni asset strategici, tra cui diversi radar messi fuori uso. Uno dei casi più delicati riguarda il radar strategico vicino a Umm Dahal, in Qatar, alla base del sistema di allerta precoce – costato oltre un miliardo di dollari – che permetteva di monitorare missili a migliaia di chilometri di distanza e intercettarli prima che potessero causare danni.

Ombre sulla leadership iraniana

In tutto questo, in Iran è scoppiato un vero e proprio giallo. Malgrado la nomina dei giorni scorsi, la nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei non è ancora apparsa in pubblico dall’inizio della guerra. Un silenzio che, di ora in ora, aumenta i sospetti sulla sorte del secondogenito di Ali Khamenei, con i media occidentali che ipotizzano possa essere rimasto gravemente ferito o forse addirittura deceduto.

Indiscrezioni smentite con forza da Teheran, secondo cui il nuovo leader sarebbe stato ferito alle gambe durante i primi bombardamenti israelo-americani ma, assicurano le autorità, “è vivo ed è al sicuro”.