Cento metri per centoventi. Sono le misure del primo cantiere aperto dal Board of Peace nella Striscia di Gaza, un avamposto militare per centocinquanta soldati marocchini che ruoterebbero da una base dentro Israele. Il contratto, ancora da finalizzare, è andato ad Arkel International, società della Louisiana che ha già lavorato per il governo statunitense in Iraq, riferisce il Guardian del 6 agosto.
L’avamposto sorgerebbe dentro il 60 per cento della Striscia che l’esercito israeliano controlla in modo diretto, a un chilometro e mezzo dal confine, e avrebbe una “via di estrazione rapida” in caso di attacco. È la prima tappa di una base da cinquemila uomini. Nei piani visti dal giornale la fase iniziale sono tende, brande, bagni chimici e lavamani, qualificati così: “questo è quanto considereremmo abitabile”.
A gennaio Jared Kushner aveva presentato il piano per la “New Gaza”, una città di torri sul lungomare. Sette mesi dopo il primo contratto edilizio della ricostruzione è una caserma con la via di fuga già disegnata, mentre l’80 per cento degli edifici resta danneggiato o distrutto.
Lo stesso 6 agosto l’Unicef ha diffuso da Amman un altro conto. Almeno 300 bambini uccisi nei 300 giorni dall’annuncio del cessate il fuoco del 10 ottobre 2025, uno al giorno di media, con le famiglie ridotte a un terzo della superficie fra macerie e rifiuti. «Un cessate il fuoco che lascia in media un bambino morto ogni singolo giorno sta venendo meno alla sua funzione», ha detto il direttore regionale Edouard Beigbeder.
Nelle stesse ore il Consiglio dell’Unione europea ha accolto con favore l’accordo sul “ritiro completo delle forze israeliane da Gaza”. Due giorni prima Benjamin Netanyahu aveva detto in video che le truppe resteranno sulle linee attuali finché Hamas non sarà disarmato. Di abitabile, a Gaza, c’è un accampamento di tende per soldati stranieri con l’uscita di sicurezza già prevista.