Sarà un tribunale a stabilire se Trump potrà picconare la libertà di stampa negli Stati Uniti, oppure no. La causa depositata dalle testate Cnn, Politico e MSNow presso il Tribunale distrettuale di Washington è solo l’ultimo, clamoroso, capitolo di una battaglia condotta dai media contro la demolizione sistematica dei principi democratici portata avanti dal tycoon.
L’ultimo sasso nell’ingranaggio della democrazia è stato l’esclusione di Cnn dal pool televisivo che segue a rotazione gli eventi presidenziali, tanto che i colleghi delle altre testate del pool ieri hanno deciso di non coprire più le attività di Trump, in segno di solidarietà, rifiutandosi di seguirlo a New York, dove il presidente si trova per l’Assemblea generale dell’Onu.
Lo scontro anticipato su Truth
La vicenda era partita sabato 19 settembre, quando i cronisti di Cnn, Politico e MS Now erano stati bloccati all’ingresso della Casa Bianca e i loro tesserini erano stati ritirati dal Secret Service. Il bando era stato anticipato da Trump venerdì 18 settembre su Truth Social, con effetto immediato, e motivato da quella che il presidente aveva definito una copertura “costantemente negativa e imprecisa“.
Violati Primo e Quinto Emendamento
Le tre testate avevano quindi risposto con un’azione legale federale contro lo stesso Trump, la capo di gabinetto Susie Wiles, il direttore delle Comunicazioni Steven Cheung e il direttore del Secret Service Sean Curran, sostenendo che il provvedimento – adottato senza preavviso né possibilità di replica – violasse tanto il Primo quanto il Quinto emendamento della Costituzione, ledendo sia la libertà di stampa sia il diritto a un giusto processo. La richiesta d’urgenza dovrebbe essere esaminata da un giudice federale già in settimana.
Quel precedente pericoloso
Non è la prima volta che l’amministrazione Trump usa questa arma contro la stampa libera. Nel 2018 era stato sospeso il tesserino del corrispondente Cnn Jim Acosta, poi ripristinato da un giudice. L’anno dopo, un tribunale federale aveva restituito l’accredito al giornalista freelance di Playboy Brian Karem.
Più di recente, l’Associated Press era stata esclusa dagli eventi nella East Room dopo essersi rifiutata di adottare la dicitura “Golfo d’America” al posto di Golfo del Messico: in quel caso una corte distrettuale aveva dato ragione all’agenzia, ma la Corte d’appello del circuito di Washington ne aveva sospeso in via preliminare la parte più ampia della sentenza, stabilendo che spazi come lo Studio Ovale e l’Air Force One non godessero delle stesse tutele del Primo emendamento riservate al resto del complesso presidenziale. Un precedente pericoloso, che la Casa Bianca sembrava ora intenzionata a sfruttare fino in fondo.
Trump: “Attacco le fake news”
Trump, dal canto suo, ha respinto ogni accusa di attacco alla libertà di stampa: “La Casa Bianca non sta mettendo in atto un attacco alla stampa libera, qualcosa che mi sta a cuore. Sta mettendo in atto un attacco alle fake news, qualcosa che è cresciuto come un cancro nei nostri amati Stati Uniti d’America”, ha scritto su Truth Social, bollando le testate come “corrotte, pervasive, completamente coordinate e totalmente fuori controllo” e “una minaccia alla nostra Sicurezza nazionale”.
Gli ha fatto eco il vicepresidente JD Vance, che ha minimizzato: “Il presidente ha detto che non concederà loro un accesso speciale all’interno della Casa Bianca. Se si fa un’analisi oggettiva, Politico è anti-Trump. Perché mai ci si dovrebbe aspettare che Trump conceda a Politico un accesso speciale quando nessuno nei media si aspettava che Biden o Obama lo concedessero a Breitbart?”.
E aveva chiuso: “Possono ancora fare informazione. Hanno ancora accesso alla libertà di parola. Semplicemente non avranno più un ufficio alla Casa Bianca”.
E in Ue solo Spagna e Francia battono un colpo contro il tycoo. Meloni non pervenuta
Una stretta democratica che dovrebbe preoccupare tutti gli “alleati” degli Stati Uniti, a cominciare dall’Italia, dove invece il governo di Giorgia Meloni sta facendo di tutto per ricucire lo strappo col tycoon.
Così ad opporsi al declino egemonico del trumpismo resta, oltre alla Spagna di Pedro Sánchez, solo la Francia di Emmanuel Macron. Lo dimostra la scelta del presidente di invitare all’Eliso Papa Leone XIV, atteso nei prossimi giorni “con grande trepidazione” secondo Le Monde, e di conferire a New York la Legion d’onore a Martin Scorsese e Robert De Niro, due dei volti più noti del cinema americano e voci critiche verso Trump.