Malgrado il secondo ceffone elettorale rifilatogli da Alternative für Deutschland, che nel volgere di neanche venti giorni ha conquistato la Sassonia-Anhalt a inizio mese e il Meclemburgo-Pomerania Anteriore questo weekend, Friedrich Merz resta al suo posto. Il cancelliere tedesco, dopo che l’AfD ha ottenuto il 38,2% in questa nuova tornata elettorale, travolgendo la CDU di Merz, fermatasi al 4,9% e rimasta per la prima volta fuori dal parlamento regionale, ha ammesso la débâcle. Ma, pur definendola “un disastro”, ha comunque ribadito l’intenzione di restare in carica.
La situazione interna alla CDU è però tutt’altro che semplice. Secondo quanto riferito dall’agenzia Deutsche Presse-Agentur, dopo il voto alcuni ministri della CDU e diversi presidenti regionali del partito si sono riuniti per una consultazione senza la presenza del cancelliere e leader della formazione. La riunione, secondo l’agenzia, si sarebbe svolta presso la rappresentanza regionale della Renania-Palatinato e sarebbe durata circa due ore.
Risultati imbarazzanti
Quel che è certo è che il voto di questo weekend, ancora più di quello in Sassonia-Anhalt, mette in evidenza le difficoltà della CDU di Merz e, allo stesso tempo, contribuisce a delineare il nuovo quadro politico della Germania. In Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dietro l’AfD, che ha ottenuto il 38,2%, si è piazzata la SPD della presidente del Land, Manuela Schwesig, con il 35,5%. Al terzo posto Die Linke, con il 6,5%, seguita dai Verdi con il 5,7%. Sono queste le quattro forze che, sulla base dei risultati preliminari, entrano nel parlamento regionale, mentre la CDU, con il 4,9%, resta sotto la soglia di sbarramento del 5%.
A complicare ulteriormente il quadro per Merz ci sono poi le elezioni di Berlino, dove Die Linke è risultata la prima forza con il 25,3%, davanti alla CDU, ferma al 19,1%. La candidata di punta della sinistra, Elif Eralp, ha costruito la propria campagna soprattutto sul tema dell’emergenza abitativa, molto sentito nella capitale tedesca, e sulla proposta di socializzare grandi patrimoni immobiliari privati.
Merz ammette la sconfitta, “è un disastro”, ma resta incollato alla sedia
Con il conteggio ancora in corso, il cancelliere tedesco ha ammesso la sconfitta, definendo il risultato in Meclemburgo-Pomerania Anteriore “un disastro”. Merz ha però escluso l’ipotesi di un passo indietro e ha ribadito la volontà di proseguire il proprio mandato.
“Abbiamo due elezioni con due risultati molto diversi. In Meclemburgo il risultato è un disastro, non possiamo abbellirlo”, ha spiegato Merz, sottolineando poi che il voto “va oltre la mia persona” e che la Germania sta vivendo “un cambiamento profondo del sistema dei partiti”.
Il cancelliere ha quindi confermato l’intenzione di “portare avanti il Paese”, indicando nelle riforme economiche la risposta al malcontento. Merz ha sostenuto che il governo dovrà intervenire per rilanciare un’economia tedesca che da tempo attraversa una fase di difficoltà. Reuters ha sottolineato come proprio le questioni economiche, il costo della vita e i prezzi dell’energia abbiano contribuito al malcontento verso i partiti tradizionali.
Il pressing dell’AfD e la frecciata di Mosca
La decisione di Merz di restare al suo posto è stata contestata dal co-presidente dell’AfD, Tino Chrupalla, che in un’intervista a Deutsche Welle ha sostenuto che il cancelliere dovrebbe trarre le conseguenze della sconfitta e dimettersi. Si tratta, naturalmente, della posizione espressa dal leader dell’AfD e non di un’indicazione condivisa dalle altre forze politiche tedesche.
Sul risultato elettorale è intervenuto anche il Cremlino. Il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ha attribuito in parte il successo dell’AfD alla situazione economica tedesca e, in particolare, alla scelta di Berlino di interrompere gli acquisti di gas russo a basso costo.
“Gran parte” della sconfitta della CDU e del successo dell’AfD, ha sostenuto Peskov, sarebbe legata al calo della competitività dell’economia tedesca provocato dalla rinuncia al gas russo e dal ricorso a forniture energetiche più costose provenienti da altri Paesi, tra cui gli Stati Uniti. Si tratta della lettura fornita dal Cremlino, mentre le analisi sul voto indicano una pluralità di fattori alla base dello spostamento del consenso, tra cui economia, costo della vita, immigrazione e crisi dei partiti tradizionali.