Seppur sparita dai radar, la guerra di Israele a Gaza non è affatto finita. Anzi, malgrado sui media il tema sia relegato al massimo a piccoli trafiletti, la situazione sul campo resta tesa e ben lontana da una risoluzione. Questa mattina, infatti, il governo di Benjamin Netanyahu ha fatto sapere che l’esercito israeliano (IDF) non arretrerà dalla Linea gialla nella Striscia di Gaza verso nuove linee di dispiegamento finché Hamas non sarà estromesso e il territorio palestinese non sarà smilitarizzato, con la rimozione di armi e tunnel.
A dirlo è stato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz durante la cerimonia statale in memoria dei caduti della guerra del Kippur, tenuta oggi al Memoriale nazionale sul Monte Herzl, a Gerusalemme.
Secondo quanto riferito dal ministro, negli ultimi giorni sarebbero giunte “diverse informazioni di intelligence” secondo cui Hamas starebbe pianificando nuovi rapimenti di israeliani. Proprio per questo Katz ha minacciato di radere al suolo Gaza City qualora il gruppo dovesse portare a termine un nuovo rapimento.
A Gaza la pace è lontana, avvertimento shock del ministro israeliano Katz: “Se Hamas rapisce un israeliano, raderemo al suolo Gaza City”
“Alla luce di varie intenzioni e informazioni di intelligence, avverto l’organizzazione terroristica e i suoi sostenitori, dall’Iran a Erdogan: se anche un solo soldato o civile israeliano venisse rapito, l’intero milione di abitanti di Gaza City verrebbe evacuato verso sud”, ha dichiarato Katz. Dopo il trasferimento della popolazione, la rappresaglia ipotizzata dal ministro sarebbe durissima: Katz ha inoltre minacciato di distruggere le “case e le torri del terrore” della città, come già accaduto a “Rafah, Beit Hanoun e nel 70% della Striscia”.
Per il titolare della Difesa israeliana, queste misure sarebbero necessarie perché “questo è il solo linguaggio che le organizzazioni terroristiche jihadiste di Gaza e del Libano comprendono, ed è il linguaggio che parliamo anche noi: evacuare la popolazione, distruggere le infrastrutture e impadronirsi del territorio”.
Katz non si è limitato a questo e ha affrontato anche la possibilità di un terzo round di combattimenti con l’Iran: “Non permetteremo una minaccia alle nostre comunità. Il lavoro non è ancora finito e, se dovremo farlo, colpiremo una terza volta, fino a quando il regime del terrore non sarà rovesciato e rimosso”.