Governare l’intelligenza artificiale (IA) per evitare che sfugga al controllo umano. È sostanzialmente questo l’appello lanciato da venti Paesi, tra cui Francia, Germania e Spagna, che per centrare questo obiettivo propongono l’istituzione di standard comuni di supervisione. A dare notizia di questo passo, che arriva dopo una serie di “incidenti” con alcuni chatbot che hanno superato le barriere che li confinavano, sfociando in comportamenti pericolosi e preoccupanti, è l’ufficio politico del presidente finlandese Alexander Stubb.
Proprio Stubb, infatti, è uno dei promotori del documento, sottoscritto anche da Danimarca, Islanda, Estonia, Lettonia, Paesi Bassi, Irlanda, Moldavia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kazakistan, Singapore, Kenya, Sudafrica, Canada, Australia, Finlandia e Norvegia, nonché dalla Commissione europea. “La dichiarazione esorta le aziende che operano nel settore dell’intelligenza artificiale a sviluppare meccanismi trasparenti per garantire che lo sviluppo dell’IA non minacci il futuro dell’umanità”, si legge nel documento.
“L’Intelligenza artificiale può sfuggire al controllo umano”: venti Paesi chiedono regole comuni, ma Trump è scettico
Secondo il documento, questi meccanismi dovrebbero includere protocolli di sicurezza, test obbligatori e valutazioni indipendenti. I firmatari esortano inoltre le Nazioni Unite a valutare la creazione di un’istituzione internazionale incaricata di definire gli standard, condurre verifiche e convocare gli Stati quando vengono superate determinate soglie di rischio.
Tra i grandi assenti dall’iniziativa c’è Donald Trump. Il tycoon, infatti, nei giorni scorsi ha respinto le richieste di Sam Altman, fondatore di OpenAI, e di Dario Amodei, fondatore di Anthropic, che gli chiedevano di normare il settore e imporre un rallentamento nello sviluppo delle intelligenze artificiali, proprio per evitare che la tecnologia sfugga di mano. Un’istanza alla quale il presidente degli Stati Uniti ha risposto picche, sostenendo di non vedere rischi per l’umanità e aggiungendo che “chi arriva primo, vince”. Rallentare lo sviluppo dell’IA americana, secondo Trump, sarebbe quindi un regalo alla Cina di Xi Jinping.