Villone: “Meloni mira ad addomesticare la Magistratura. Sì e No sono testa a testa, ma possiamo farcela”

Per il costituzionalista Villone la battaglia si deciderà negli ultimi giorni di campagna. "Dobbiamo fare l'ultimo sforzo", dice

Villone: “Meloni mira ad addomesticare la Magistratura. Sì e No sono testa a testa, ma possiamo farcela”

Professor Massimo Villone, da costituzionalista e da ex parlamentare di lungo corso, ci può dire quale secondo lei è l’aspetto più pericoloso di questa riforma della Giustizia targata Meloni-Nordio?
Ovviamente non la separazione delle carriere, che sostanzialmente c’è già. Quanto la destrutturazione dell’organo di autogoverno in due Csm separati e in un’Alta Corte disciplinare, che significa un indebolimento complessivo della Magistratura e, ovviamente, visto il contesto in cui questa riforma si muove, un indebolimento nei confronti del potere politico”.

Però la risposta che la Premier dà è che questa riforma, non solo snellirà la Giustizia, ma rimetterà anche un po’ a posto quei giudici che stanno remando contro l’esecutivo…
Sul primo punto, sicuramente questa riforma non farà nulla per migliorare la qualità del ‘servizio giustizia’, perché non dice una parola a tale proposito, non parla del deficit degli organici, non parla di digitalizzazione, non parla dei precari, non parla del personale ausiliario e degli stessi organici dei magistrati che sono deficitari. Quindi il servizio giustizia, la qualità percepita dai cittadini, non migliorerà nemmeno di un grammo…”. E per quanto riguarda il “remare contro”, il problema è esattamente questo, che per la separazione dei poteri – che uno degli architravi della nostra Costituzione e degli assetti fondamentali del Paese, politici e istituzionali – la magistratura non deve remare ‘con il governo’, ma operare secondo legge e applicare le leggi. Non c’è proprio questo obiettivo di remare con o contro il governo… È questa la lettura che la Premier dà, che è assolutamente sbagliata. È una lettura atta ad domesticare la Magistratura, dicendo che ogni sentenza sgradita al governo, è una sentenza che implica una politicizzazione del magistrato che l’assume. Questa è una visione sbagliata e incostituzionale”.

La Premier dice anche che i magistrati che sbagliano non pagano mai…
Non è affatto vero, perché la funzione disciplinare, quella che verrebbe spostata all’Alta corte, secondo le statistiche non italiane, ma europee, nel nostro Paese è tra quelle che funziona di più, in maniera più frequente e più incisiva. Prendiamo il caso di Palamara, il notissimo caso di Palamara, che però è un inquinamento congiunto da parte di alcuni magistrati e da parte di politici: i magistrati sono stati puliti, Palamara è stato radiato, i politici non hanno avuto alcuna sanzione e per di più adesso Palamara richiede di rientrare in base alle leggi che assolvono il peccato della casta, che questo governo ha approvato…”.

Tra l’altro l’ex sottosegretario e magistrato Cosimo Ferri è già rientrato in magistratura…
Se non sbaglio, è stato addirittura uno dei collaboratori di Nordio… Ha avuto quindi un riconoscimento!”.

Professore, ma lei come si spiega questa volontà del governo Meloni di puntare così forte su una riforma, che forse potrebbe anche non andare in porto e quindi danneggiare l’esecutivo?
Questa è stata una riforma che dal primo momento è stata al 100% dell’esecutivo. Quindi è una proposta del governo, porta la firma Meloni-Nordio. E non solo, è stata approvata senza cambiare una virgola in ben quattro letture parlamentari, come prescrive l’articolo 138, quindi è uno degli obiettivi veri di governo. E fa parte di un trittico di riforme che è uno scambio tra le forze politiche di governo, come è noto c’è la magistratura, poi c’è l’autonomia differenziata, c’è il premierato. E se si toglie un pezzo, forse cade tutto il palazzo! E a questo punto è una scommessa non dico sulla sopravvivenza immediata del governo, ma sulla tenuta comunque della coalizione in maggioranza.

A pochi giorni dal voto, il fronte del No ha qualcosa da recriminare?
“La sepratezza dei sostenitori, perché non sempre si parlano o hanno parlato lo stesso linguaggio. E questo in una battaglia politica, indebolisce”.

Professore, ma lei è pessimista sull’esito oppure intravede un po’ di luce?
Ma io credo che siamo testa a testa, poi in queste cose la mia esperienza che non è breve, mi dice che queste battaglie si risolvono negli ultimi giorni. Penso che bisogna fare l’ultimo sforzo. C’è una possibilità che il No vinca e mi auguro che vinca, mettiamola così.