L'Editoriale

Per Giorgia è l’ora più buia

In affanno tra referendum e crisi energetica, Giorgia getta l’esca dell’unità nazionale all’opposizione. Sperando che qualcuno ci caschi

Per Giorgia è l’ora più buia

Non passa giorno ormai senza che quello successivo smentisca le previsioni del precedente. Nella sua arrampicata sugli specchi, per non contrariare l’alleato-padrone Trump – che  continua a bombardare illegalmente l’Iran a rimorchio del premier e ricercato internazionale israeliano Netanyahu – su una cosa Giorgia Meloni era stata categorica nel suo intervento di mercoledì scorso alle Camere. “Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”, aveva detto rassicurando il Parlamento e, soprattutto, gli italiani.

Ma ventiquattrore dopo, la guerra dalla quale la premier giurava di volersi tenere alla larga, ci è piombata addosso. Con i missili piovuti ieri sui nostri militari dislocati nella base di Erbil in Iraq. Effetti collaterali della scellerata politica estera della premiata ditta Donald&Bibi e dell’incapacità di condannarla fermamente, dissociandosene, del nostro governo. Intanto la crisi del mercato petrolifero scatenata dal conflitto iraniano, utile a Trump per distogliere l’attenzione dallo scandalo degli Epstein Files dal quale rischia di restare travolto e a Netanyahu per spegnere i riflettori sulla mattanza di Gaza (altro che tregua!) e i soprusi dei coloni in Cisgiordania, ha iniziato a presentare il conto. Il governo brancola nel buio: con i prezzi dei carburanti e le tariffe energetiche alle stelle, non è stato ancora adottato uno straccio di provvedimento se non per sterilizzare almeno per mitigare l’ennesimo salasso sugli italiani.

Per Meloni, che insegue il mito del presidenzialismo, è forse il momento più difficile del suo mandato. Ma anziché comportarsi da uomo forte al comando, si appella all’unità nazionale e al senso di responsabilità delle opposizioni. Invitandole, dopo averle irrise per quasi quattro anni, al confronto che finora ha negato (perfino sulla riforma della Costituzione), ma che adesso invoca nell’ora più buia delle scelte impopolari. Così ha gettato l’esca: ieri tra una bordata e l’altra ai magistrati, al comizio pro Sì al referendum, ha addirittura telefonato a tutti i leader delle opposizioni. Sembra la mossa della disperazione, ma non si sa mai: qualcuno nel centrosinistra potrebbe sempre finire per abboccare.