Grosso smonta le tesi di Nordio sugli errori giudiziari

Nordio: le sanzioni per gli errori giudiziari sono buffetti. Grosso replica: la riforma non incide sugli errori giudiziari

Grosso smonta le tesi di Nordio sugli errori giudiziari

Lo vanno ripetendo così tante volte, premier e ministri, che pare lo dicano per convincere sé stessi più che gli altri. Lo ha fatto anche Nordio ieri.  Una eventuale vittoria del No “non avrà alcun effetto né sul governo né sul Parlamento”, ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio nel confronto a SkyTg24 con il presidente del Comitato Giusto Dire No Enrico Grosso. Se vincerà il No, ha aggiunto, “a mio avviso non sarà più possibile continuare con quelle riforme che dovrebbero allinearci con l’Unione europea”.

Grosso replica a Nordio: la riforma non incide sugli errori giudiziari

Secondo il Guardasigilli “le sanzioni irrogate” per errori giudiziari “sono puramente platoniche, dei buffetti che non hanno avuto conseguenza nelle carriere dei magistrati”. Replica di Grosso: “Non c’è alcun tipo di collegamento tra i casi di errore giudiziario e questa riforma: gli errori sono una anomalia statisticamente inevitabile in tutte le professioni, è fisiologico. Le riforme non fanno venire meno gli errori e non sempre, anzi quasi mai, gli errori sono frutto di responsabilità colposa o dolosa del magistrato e se lo sono esistono già gli strumenti normativi per colpire quel magistrato. Non c’è nessun tipo di connessione tra gli errori e questa riforma che ha a che fare con il Csm e quindi l’autonomia dei magistrati”. E ancora: “Se quelle sanzioni non vi piacciono, se vi sembrano buffetti le può impugnare tutte ma non ne ha impugnato nessuna”, ha aggiunto Grosso.

“La separazione sulle carriere si poteva modificare con semplice legge ordinaria”

“Ci saranno più garanzie” per i cittadini con la separazione della carriere, ha detto Nordio. “Il tema centrale della riforma non è affatto la separazione delle carriere che si poteva definitivamente concludere con una normalissima legge ordinaria, non c’era bisogno di modificare la Costituzione. Anche i percorsi formativi separati si potevano prevedere per legge, pure che il Csm lavorasse con al suo interno due sezioni separate; se si è voluto cambiare la Costituzione è per una ragione diversa: modificare la struttura, la composizione e le competenze del Csm prevedendo il sorteggio, dividendo in due l’organo e togliendo al Csm la funzione disciplinare che è la più delicata”, ha argomentato Grosso.

Una riforma che non incide sul funzionamento della giustizia

Che ha insistito:  “Credo nella sua buonafede ma leggo i testi: non c’è scritto ovviamente dell’assoggettamento formale della magistratura alla politica ma di fatto così potrà avvenire, ci saranno condizionamenti pesantissimi: per questo i costituenti avevano creato il sistema che abbiamo. Intervenendo sulla composizione del Csm e togliendogli la funzione disciplinare oggettivamente si produrranno maggiori condizionamenti ai magistrati che si sentiranno meno liberi”, ha spiegato il presidente del Comitato per il No al Referendum.

E a chi come la premier sostiene che questa riforma incida sul funzionamento della giustizia, Grosso dice: “Questa riforma non serve a risolvere i problemi della giustizia italiana che sono tanti ma vanno risolti con equilibrio e mettendoci tanti soldi. E’ stata approvata con un ddl che non è stato possibile discutere. Vuol dire che la verità è che si vuole cambiare l’equilibrio tra i poteri, si vuole introdurre un maggior condizionamento della magistratura nei confronti della politica: nel dubbio la Costituzione non cambiamola”, ha concluso.