Salari reali, l’Italia maglia nera: penultima nell’area Ocse per recupero del potere d’acquisto

L'Italia è penultima nell'area Ocse per recupero dei salari reali rispetto al 2021, prima della crisi inflattiva.

Salari reali, l’Italia maglia nera: penultima nell’area Ocse per recupero del potere d’acquisto

I salari reali in Italia non accelerano. La ripresa resta lentissima e il nostro Paese non riesce a recuperare il potere d’acquisto perso. Tanto che l’Italia è al penultimo posto tra i Paesi Ocse proprio sul fronte dei salari reali nel confronto rispetto al periodo pre-inflazione del 2021.

Il Wage Bullettin dell’Ocse mostra come non sia stata ancora recuperata l’inflazione da record degli scorsi anni. In generale nel 2025 la crescita delle retribuzioni reali nell’area Ocse è positiva, anche se si è indebolita rispetto al passato. Nel terzo trimestre dello scorso anno, infatti, è cresciuta dell’1,8%, ovvero la metà del 2024. Un rallentamento che riguarda quasi tutti i Paesi.

Salari reali, l’Italia non riparte

Se nell’area Ocse la situazione non è delle migliori, in Italia va persino peggio. La crescita dei salari reali c’è ma dipende quasi solamente dalla frenata dell’inflazione. Che, peraltro, potrebbe non reggere considerando che la guerra in Iran sta già portando nuovi rincari. Invece non c’è ancora un vero recupero delle retribuzioni.

Il livello medio dei salari è, ancora oggi, inferiore del 3% rispetto a quello di inizio 2021, prima della crisi inflattiva. Un ritardo tra i peggiori in assoluto nell’Ocse, tanto che soltanto la Repubblica Ceca ha un dato ancor più negativo. Molti, comunque, sono i Paesi che registrano retribuzioni reali inferiori del 2% rispetto al 2021, tra cui Spagna, Finlandia, Svezia e Australia.

Ci sono però situazioni ben diverse, come quella della Germania. Qui i salari nominali crescono in modo costante. Tra l’agosto del 2025 e il gennaio del 2026 la crescita dei salari reali si è però indebolita nella maggior parte dei Paesi dell’Ocse. Con due eccezioni. La prima è la Germania, dove crescono le retribuzioni. La seconda è l’Italia, ma solo perché fino allo scorso anno il recupero del potere d’acquisto era talmente basso da non poter andare peggio. E anche oggi i salari reali crescono solo grazie alla frenata dell’inflazione.