La maggioranza ha cambiato in corso la risoluzione al Documento di finanza pubblica che poi ha ricevuto ieri il via libera alle Camere. La versione approdata in Parlamento, e cambiata appunto a discussione già iniziata alla Camera, impegnava il governo “ad attivare tutte le opportune iniziative, nelle sedi europee competenti, per sfruttare le flessibilità del quadro di governance economica europea al fine di soddisfare le misure in materia di sicurezza economica ed energetica generate dalla crisi internazionale”. Ovvero nessun riferimento esplicito a ipotesi di scostamento e nemmeno a una revisione delle spese per la difesa ma una richiesta specifica di maggiore flessibilità, nel quadro delle regole.
Il pressing della Lega e gli alleati cedono
Un testo che però alla Lega, pronta anche a strappare con l’Europa proponendo un’uscita unilaterale dal Patto di stabilità – ipotesi non contemplata da Fratelli d’Italia e Forza Italia – non poteva bastare. Così è stato aggiunto un impegno al governo a rispettare il percorso di spesa netta programmatica indicato nel Piano e previsto nelle raccomandazioni del Consiglio del gennaio 2025 “attivando al contempo interlocuzioni presso l’Unione europea volte al riconoscimento dell’eccezionalità della situazione in vista di una possibile attivazione delle clausole di salvaguardia, nell’ottica di intraprendere ogni più opportuna azione per tutelare le necessità del tessuto economico nazionale ed europeo”.
Ovvero quelle previste dagli articoli 25 e 26. Il primo fa riferimento alla deroga generale del Patto per grave recessione a livello europeo. Il secondo alla clausola nazionale che un Paese della Ue può chiedere di attivare per circostanze eccezionali. Peccato però che per entrambe serva l’ok di Bruxelles e al momento l’Europa abbia alzato un muro.
Il muro dell’Europa sul Patto Ue
“C’è anche possibilità – forse non adeguatamente valutata – per la spesa netta che la Commissione valuti fattori rilevanti che documentano una deviazione rispetto a questa traiettoria e se non lo sono quelli che vediamo oggi non so quali possano essere”, ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “Non credo che ci sia la volontà di introdurre qualcosa di nuovo” per consentire più spazio nei bilanci pubblici europei per la crisi energetica, creando nuove eccezioni all’applicazione del Patto di stabilità o segnalando a livello politico che siamo di fronte a una situazione straordinaria che consente deviazioni dal percorso di spesa concordato dagli Stati, ha ribadito però ieri un alto funzionario europeo in vista della riunione lunedì dell’Eurogruppo, cui seguirà poi l’Ecofin. Contro l’ipotesi di deroghe al Patto c’è il muro dei Paesi frugali e della Germania.
Giorgetti e l’alto debito
“Questo Paese ha il debito più elevato in percentuale d’Europa. Io invidio il collega tedesco che ha spazi fiscali che noi non abbiamo ma questo è il dato da cui partire, chi ignora questo dato ignora la realtà e non si può fare politica ignorando la realtà. Un paese indebitato non è totalmente libero, dipende da questo vincolo che non si può ignorare”, ha argomentato Giorgetti, secondo cui “sullo scostamento decide il Parlamento”.
M5S: basta bugie sul Superbonus
Ma a proposito di debiti non si dia la colpa al M5S che ha introdotto il Superbonus nel 2020. “Io parto subito da questa barzelletta: il superbonus è stato fatto nel 2020 con il limite 31 dicembre 2021. Abbiamo stampato tutti gli emendamenti che voi come maggioranza avete fatto per estendere il superbonus nella 18ma e 19ma legislatura”. Così il capogruppo del M5S alla Camera Riccardo Ricciardi durante la dichiarazione di voto sul Dfp.
Rimane da chiedersi come mai ora il governo chieda di stracciare quel Patto di stabilità benedetto appena qualche anno fa da Giorgetti e Giorgia Meloni. E rimane da incalzare il governo sul fatto che il debito sia alle stelle perché la crescita da quattro anni a questa parte è dello zero virgola. E senza crescita, come hanno detto la Banca d’Italia e la Corte dei Conti, non si va lontano. È “tempo di visione e non di misure di corto respiro”, ha ammonito ieri il Capo dello Stato, Sergio Mattarella.