Partigiani della Costituzione. La riforma fermata da 15 milioni di No

La narrazione delle destre non funziona. La vittoria del No è una sconfitta del governo Meloni. Conte e Schlein d'accordo sulle primarie

Partigiani della Costituzione. La riforma fermata da 15 milioni di No

La riforma della giustizia con cui le destre, arrivate a Palazzo Chigi nell’ottobre di quattro anni fa, volevano attentare alla Costituzione con l’obiettivo, secondo quanti l’hanno osteggiata sin dal primo minuto, di mettere la magistratura sotto il controllo del potere politico, è stata bocciata dalla maggioranza degli italiani. Con un’affluenza straordinaria, che ha sfiorato il 60%, il No alla riforma costituzionale della giustizia si è imposto nel referendum con quasi il 54%, quasi 15 milioni di No.

Partigiani della Costituzione. La riforma fermata da 15 milioni di No

Dai dati emerge che la carica degli elettori più giovani ha fatto vincere il No. Tra i 18 e i 34 anni, il 61,1% ha votato No, contro il 38,9% che si è espresso per il Sì. Tra i 35 e i 54 anni, il 53,3% ha messo una croce sul No e il 46,7% sul Sì. Tra i 55 anni in su, il 50,7% ha votato a favore del Sì, contro il 49,3% per il No. Il No si è imposto in quasi tutte le regioni, ad eccezione di Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Veneto. Colpisce anche come una quota di elettori dei partiti di maggioranza – in Forza Italia pari a quasi il 18% – abbia votato No, cioè contro la riforma bandiera del partito fondato da Silvio Berlusconi.

La narrazione delle destre non funziona. Il No è una sconfitta del governo Meloni

Fin dal primo giorno della campagna referendaria Giorgia Meloni ha spiegato e ripetuto che non si sarebbe dimessa in caso di sconfitta del Sì, rigettando così il paragone con il precedente della bocciatura della riforma costituzionale che portò alle dimissioni di Matteo Renzi. Ma ci sono molte ragioni per cui, al di là della narrazione imposta da Palazzo Chigi, il referendum è stato inevitabilmente un test per il governo e, soprattutto, per chi lo guida.

Difficile non considerare il trionfo del No la prima vera sconfitta di Meloni da quando è alla guida del governo, considerando anche l’esposizione mediatica a cui si è sottoposta. Ed è facile prevedere che questo risultato possa generare fibrillazioni nella stessa maggioranza.

Opposizioni in trincea: avviso di sfratto al governo

“Arriva un messaggio politico chiaro a Meloni e al governo, che ora devono riflettere, devono ascoltare il Paese e le vere priorità. È anche un messaggio per noi. Il Paese chiede un’alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla. C’è già una maggioranza alternativa al governo. Questo voto ci consegna una grande responsabilità. Lavoreremo con le forze della coalizione progressista per costruire l’alternativa”, ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein.

“Batteremo Meloni alle prossime politiche, l’ho detto prima e lo ribadisco dopo. È chiaro che questo voto, con un’affluenza molto alta, è un messaggio di cui il governo deve tenere conto”, ha incalzato Schlein.

Conte apre alle primarie. Schlein favorevole

“Il valore politico di questo voto mi sembra riassumibile in una formula: quattro anni di governo, zero riforme. Perché oggi questo governo non ha nulla da esibire ai cittadini. I cittadini sono fortemente preoccupati e hanno altre priorità. Mi sembra che, a questo punto, sia un voto negativo da parte dei cittadini, di forte impatto politico: questo è un avviso di sfratto a questo governo dopo quattro anni. È un fortissimo segnale politico”, ha detto il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte.

La vittoria del No nel campo progressista apre anche il discorso delle primarie. “Ci apriamo alla prospettiva delle primarie, che siano veramente aperte come occasione per i cittadini di contribuire a una discussione ampia, per individuare il candidato o la candidata più competitiva e il migliore interprete del programma”, ha detto Conte.

I leader progressisti, “spero di vederli in piazza e festeggiare insieme. Abbiamo sempre detto che troveremo insieme le modalità per la costruzione del programma. Discuteremo di tutto, modalità e tempi. Ho sempre detto che, in caso di primarie, sarei stata assolutamente disponibile. Noi continuiamo a essere testardamente unitari”, ha replicato Schlein.

Evitato lo sfregio della Costituzione

Ritornando alle ragioni del No, si segnala la gioia e la soddisfazione del presidente del Comitato Giusto Dire No, Enrico Grosso: “Sicuramente ha vinto la Costituzione italiana, ha perso chi voleva affievolire le garanzie e l’indipendenza della magistratura”.