“II cittadini hanno compreso che la riforma non avrebbe portato alcun vantaggio se non alla casta politica, al governo e non avrebbe reso più efficiente la giustizia”. Per Leonardo Donno, deputato del Movimento 5 Stelle, è “un giudizio che va oltre la bocciatura dell’unica riforma che da quattro anni Meloni e i suoi hanno messo in campo”.
Il referendum è stato bocciato: il No ha vinto nettamente. Che segnale politico legge in questo risultato? È una bocciatura tecnica della riforma o un giudizio più ampio sull’azione del governo?
“Un segnale molto chiaro che ci fa ben sperare. È la risposta di milioni di italiani a un governo che, anche in questa occasione, ha pensato al proprio tornaconto.. Parliamo di una classe politica che per mesi si è dedicata a questa riforma, con una premier scesa in campo con tutte le sue forze. Un impegno che non abbiamo visto però quando si è trattato di realizzare provvedimenti per sostenere gli italiani in difficoltà. Penso al caro energia, al carovita, la povertà, i salari bassi, un calo della produzione industriale che va avanti da tre anni, a milioni di persone che rinunciano alle cure a causa di liste di attesa infinite e che non possono permettersi di rivolgersi al privato perché spesso devono scegliere se curarsi, pagare una bolletta o fare la spesa. Un malessere sempre più diffuso che non si può più nascondere”.
Questo voto rafforza l’autonomia della magistratura o rischia di lasciare irrisolti i problemi concreti della giustizia che i cittadini denunciano da anni?
“L’autonomia della magistratura è stata sicuramente difesa da questo voto. Siamo consapevoli del fatto che ci siano diversi problemi da affrontare e risolvere, e che il sistema si deve sicuramente migliorare: servono processi più veloci e investimenti importanti. Temi su cui la destra non ha mosso un dito. Il M5S invece intende farsene carico ponendo il tema anche al centro di un programma condiviso per un campo progressista. L’ondata di partecipazione popolare si è tradotta in una grande mobilitazione che ha costretto la premier a mandare a casa Delmastro, Bartolozzi e speriamo presto Santanchè”.
Alla luce dei conflitti in corso e delle tensioni internazionali, qual è oggi la posizione concreta del Movimento 5 Stelle su invio di armi, spesa militare e ruolo dell’Italia nei negoziati di pace? Siete pronti a rivedere le scelte fatte finora?
“La nostra posizione è chiara, non intendiamo fare alcun passo indietro. L’evolversi dei conflitti sul piano internazionale avrebbe dovuto imporre una postura diversa rispetto a quella adottata dal governo Meloni che invece di difendere gli italiani li ha messi a rischio impegnando la spesa del governo in armi e assumendo inoltre una posizione di sudditanza rispetto agli Stati Uniti. La diplomazia e un percorso che conduca alla pace sono gli unici strumenti per porre fine a guerre da conseguenze imprevedibili sul piano economico, energetico e sociale. Meloni aveva promesso una postura patriottica ma è diventata parte del sistema. A causa della sua irrilevanza e inadeguatezza, cittadini e imprese stanno pagando un prezzo salatissimo”.
Il caro carburante continua a pesare su famiglie e imprese: serve un taglio strutturale delle accise o un sistema di aiuti mirato? E con quali coperture?
“Meloni è passata dal promettere l’abolizione delle accise ad aumentarle nell’ultima legge di Bilancio. L’ennesima promessa tradita che segue i fallimenti su temi come la sicurezza, l’immigrazione, il taglio delle tasse. Non sono più credibili. A questo si aggiunge il recente decreto già superato dagli eventi. Per accorgersene basta guardare i prezzi del carburante ai distributori. È necessario un intervento strutturale per il quale servono risorse ingenti, non azioni temporanee. Ogni giorno che passa i rincari pesano sulle tasche degli italiani”.
Dopo la vittoria del No, Conte ha rilanciato il tema delle primarie: è un’apertura reale a una nuova leadership e a nuove alleanze, oppure una mossa tattica interna al Movimento?
“Non è tatticismo ma una necessità. È il momento di scrivere una nuova pagina e noi ci siamo. Per proseguire su questa strada serve costruire un percorso che metta al centro del tavolo i programmi. È questa la priorità, la costruzione di un percorso fatto di proposte, partecipazione, spazi aperti di democrazia. Il presidente Conte ha dimostrato sempre grande responsabilità, senso delle istituzioni e da premier ha tutelato l’interesse dei cittadini. L’entusiasmo e il riscontro che ha in tutti i territori, l’attenzione e la volontà di cittadini, giovani e amministratori di voler partecipare e lavorare con il M5S sono un segnale chiaro che ci dà la responsabilità di costruire, da protagonisti, l’alternativa a Meloni e alle destre e di coinvolgere gli italiani attivamente in questo percorso. Con Nova 2.0 si apriranno oltre 100 spazi in tutta Italia dove anche i non iscritti al M5S potranno partecipare attivamente. Saranno le persone a stabilire quali sono le priorità per un programma di governo, non le segreterie o i leader di partito nelle segrete stanze”.
Che segnale politico sono le dimissioni di Andrea Delmastro e di Giusi Bartolozzi accompagnate dalla richiesta di Giorgia Meloni alla ministra Santanché della stessa “sensibilità istituzionale”?
“Un segnale che arriva tardi, ma grazie a milioni di italiani che hanno fatto sentire la loro voce con un voto che pesa come un macigno sul governo”.
Cosa dice delle dimissioni della ministra Santanché?
“Una scelta che arriva dopo tre anni, in ritardo, e dopo che milioni di italiani hanno detto No al referendum sulla giustizia, al progetto di un governo che voleva tutelare la casta. Ma in questi tre anni la premier e i suoi sono stati in silenzio, difendendo così l’indifendibile. È questo il vero volto del governo Meloni, e di certo non si può cancellare il passato. Il governo è sempre più debole”.
Che anno abbiamo davanti prima di arrivare al voto politico del 2027?
“Abbiamo di fronte tante sfide, il nostro impegno sarà sempre quello di continuare a essere tra la gente, per mandare a casa un governo che, fino a oggi, ha curato solo i propri interessi”.