Il mesto addio di Gasparri dopo anni di turbo-berlusconismo: rimpiazzato alla guida del gruppo di FI dalla “novità” Stefania Craxi

Per Gasparri fatale la congiura ordita da Lotito che ha raccolto le firme per spodestarlo. Comprese quelle dei ministri Casellati e Zangrillo

Il mesto addio di Gasparri dopo anni di turbo-berlusconismo: rimpiazzato alla guida del gruppo di FI dalla “novità” Stefania Craxi

“Ho deciso autonomamente di lasciare il mio incarico da capogruppo di Forza Italia al Senato. Chi ha un lungo percorso basato sulla solidità e il senso del dovere e non solo sull’incarico che svolge, sa come gestire tempi e modalità in momenti complessi. Avanti con coerenza e guardando al futuro”. Firmato: Maurizio Gasparri, fino a lunedì scorso, trascinatore dei senatori azzurri, centroavanti di sfondamento di mille polemiche Social e Tv, con qualche scivolata sull’insulto.

Poi però è arrivato martedì, il day after la rovinosa sconfitta al referendum più importante per i proprietari di Forza Italia (la famiglia Berlusconi), quello sulla Giustizia. Quello che doveva essere vinto. Ma che invece è stato perso. Malamente. Quello che qualcuno doveva pagarla.

Mors tua (Maurizio), vita mea (Tajani)

Marina aveva messo nel mirino l’obsolescente Antonio Tajani, ma è riuscito a svicolare (per ora). Ma non si è certo strappata le vesti per il mesto addio di Gasparri, capro espiatorio della disfatta referendaria.

“Ringrazio Gasparri per l’impegno profuso in questi anni alla guida dei senatori di FI. La sua dedizione e lealtà verso la nostra bandiera è un esempio che tutti dovrebbero seguire e apprezzare”, ha dichiarato solennemente Tajani. Un epitaffio, più che un riconoscimento. A lui, che a Berlusconi padre aveva portato in dote una legge sulle tv che aveva salvato, mantenendolo integro, l’impero televisivo del Biscione. Tempi ormai andati.

Le coltellate dei congiurati guidati da Lotito

E così, dopo una mattinata di dichiarazioni, smentite, veleni, capannelli, raccolte di firme (in 14 su 20, compresi i ministri Casellati e Zangrillo, l’hanno accoltellato alla schiena, con Claudio Lotito lancia in resta nel chiedere un “cambio di passo”, neanche fossero il Pd), nel primo pomeriggio Gasparri ha dovuto farlo. Ha annunciato le dimissioni. “Non siete voi che mi cacciate, sono io che me ne vado”. Nelle sue intenzioni l’addio doveva suonare più o meno così. Dopo decenni di onorato e indefesso servizio, in nome del Cavaliere, si può solo immaginare la tristezza privata dal Maurizio nel ritrovarsi messo da parte come un peones qualsiasi.

Scalzato dalla “novità politica” Stefania Craxi

Certo, se doveva essere l’occasione per rinnovare il partito, per Gasparri è arrivata pure la beffa. Rimpiazzato da Stefania Craxi, che non si può certo definire l’emblema del rinnovamento agognato da Marina Berlusconi. Certo, lui è entrato in Parlamento nel 1992 e da allora non ha più mollato la poltrona, in un continuo pingpong tra Parlamento, governo (sottosegretario all’Interno nel primo Governo Berlusconi e poi Ministro delle Comunicazioni), commissioni, giunte, ecc… Ma anche la figlia di Bettino non scherza: quattro legislature tra Montecitorio e Palazzo Madama dal 2006.

Con la benedizione di Marina, che fa sapere di nutrire “grande stima per la senatrice”, Stefania Craxi accetta e spiega: “E’ un normale avvicendamento all’interno di un gruppo politico”; “ho letto ricostruzioni totalmente fantasiose, è un avvicendamento in cantiere da prima del referendum”; “Il referendum c’entra nella misura in cui ci siamo detti ‘non è il momento, prima scavalliamo il referendum’”…

Il logorio del capogruppo moderno

Magari quel “Guardi che fare il capogruppo è logorante, uno dà anche un segnale di discontinuità…”, se lo poteva anche risparmiare. E poi il parcheggio nella Commissione esteri, suona come un intollerabile contentino, la carota dopo il bastone e, come Sigfrido Ranucci sa bene, Gasparri di carote se ne intende….

Gasparri sarà indicato dal gruppo di Fi al Senato come candidato presidente della Commissione Affari esteri di palazzo Madama”, ha promesso l’entrante Craxi. Vincerà, certo, anche perché sarà l’unico candidato…, ma dovrà prendere il posto che era proprio della Craxi. Un contentino.

L’avvisaglia del ben servito by Casellati

Certo, qualche segnale dello tsunami in arrivo, a pensarci bene, c’era già stato. Quel “Maurizio è il nostro Grillo parlante, chissà che fine farà…!”, pronunciato da Maria Elisabetta Alberti Casellati, il 19 gennaio scorso, dal palco napoletano allestito per ricordare la il 32° anniversario della discesa in campo di Silvio, avrebbe dovuto metterlo in allarme.

Ma chi poteva immaginare che gli italiani avrebbero votato a favore dei giudici? In Italia! Con Meloni! Cose da pazzi… Forse è veramente il momento andare a fare il capogruppo degli Umarel nei cantieri della Metrò C. Forza Maurizio, ti siamo vicini.