Le destre: tavolo sulla legge elettorale. Le opposizioni: “No, grazie”

Le opposizioni bocciano la proposta della maggioranza di un tavolo sulla legge elettorale. Sono pronti al confronto solo sui salari

Le destre: tavolo sulla legge elettorale. Le opposizioni: “No, grazie”

Come abbiamo ampiamente spiegato su questo giornale, le destre divise sulle correzioni da apportare alla legge elettorale, dal premio alle soglie fino alle preferenze, hanno cercato aiuto nelle opposizioni, proponendo l’apertura di un tavolo. Ebbene non ci poteva essere un no più netto e inequivocabile. L’unico tavolo a cui sono disposti a sedersi i partiti di minoranza è a un tavolo sull’emergenza dei salari bassi.

Le destre: tavolo sulla legge elettorale. Le opposizioni: “No, grazie”

“Al governo Meloni non pensino che le opposizioni risolveranno i problemi di una maggioranza che fino ad ora non ha cercato nessun confronto e lo fa solo quando in difficoltà e dilaniata dalle faide interne. La sede per discutere la legge elettorale è quella della commissione Affari Costituzionali”. Così in una nota Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera. “Ci aspettavamo la convocazione su salari, lavoro, costo della vita, liste d’attesa. Sulla legge elettorale rimangono tutte le critiche già espresse da tempo. Il luogo dove confrontarsi è il Parlamento”, ha detto la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga.

“Non parteciperemo al tavolo proposto da una maggioranza che vuole cambiare la legge elettorale a pochi mesi dal voto dato che ha paura di perdere”, fanno sapere fonti di Iv. “Di fronte alla guerra, alla povertà che aumenta, al caro energia e al rischio recessione, la destra ha come priorità la legge elettorale. Sono totalmente sconnessi dai problemi del paese”, ha dichiarato il deputato di Avs Angelo Bonelli.

La smentita di Marina Berlusconi

Intanto Marina Berlusconi, che ha spinto Forza Italia ad aprire sul fine vita, nega che ci sia lei anche dietro le manovre sulla legge elettorale. “Non sono né artefice, né ispiratrice di manovre volte a ridefinire alleanze e schieramenti, o addirittura a influenzare l’elezione del futuro Presidente della Repubblica”, afferma in una nota Berlusconi, secondo cui “queste sono dinamiche che competono esclusivamente alla politica e ai partiti”.