Si incontravano lontano “dagli uffici comunali o societari di mattina presto, con la raccomandazione” di non fare “troppa scenа“; si scambiavano proposte di delibere di giunta ancora in fase di stesura e documenti riservati prima della pubblicazione; pilotavano tempi procedimentali; stabilivano percorsi e tappe… Insomma avrebbero deciso di concerto l’iter amministrativo che ha portato alla vendita dello stadio Meazza e delle aree limitrofe da parte del Comune di Milano a Milan e Inter per complessivi 197 milioni di euro.
Una vendita, secondo la Procura di Milano, viziata da una turbativa del procedimento amministrativo, perché pensata e diretta dai club di concerto con gli apparati apicali di palazzo Marino.
La tornata di perquisizioni
È la pesantissima ipotesi contenuta nel decreto di perquisizione di 68 pagine firmato dai pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, titolari dell’indagine sulla maxi-alienazione di 280mila metri quadri della “Grande Funzione Urbana San Siro”, che ieri hanno portato a numerose perquisizioni in Comune, alla M-I Stadio di Milan e Inter e nelle abitazioni sia di ex dirigenti e consulenti delle due squadre, sia degli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris e dell’attuale dg di Palazzo Marino, Christian Malangone.
Indagati anche i vertici di Milan e Inter
Nove le persone indagate tra dirigenti e funzionari del Comune, consulenti e rappresentanti dei club, come la dirigente Simona Collarini, i dirigenti nerazzurri Mark Van Huukslot, Alessandro Antonello e Fabrizio Grena, l’ad di Sportlifecity (Milan) Giuseppe Bonomi. L’ipotesi di reato principale è turbativa del procedimento amministrativo, perché, per gli inquirenti, gli indagati in concorso tra loro avrebbero “già prima che lo stadio fosse inserito nel Pavi” (Piano delle Alienazioni e delle valorizzazioni immobiliari) nell’ottobre del 2017) “turbato il procedimento amministrativo volto alla determinazione del contenuto dell’Avviso Pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse” relativo al compendio immobiliare comprendente lo stadio Meazza, adottato il 24 marzo 2025.
Per la Procura non ci fu alcuna gara
La tesi della procura, è che la vendita di aree e stadio non sia stata una reale gara per l’acquisto di un bene pubblico, accessibile a chiunque fosse intenzionato a rilevare il Meazza, ma sia stata un concerto risalente molto in là negli anni e condotto, deciso e gestito da amministrazione cittadina e club. Per i pm fulcro dell’operazione l’avvocato De Cesaris, onnipresente nelle conversazioni e nelle chat che hanno portato alle perquisizioni.
Già tra il 6 e il 7 novembre 2019, “evidentemente consapevole che di lì a breve si sarebbe riunita la Giunta per pronunciarsi in merito al pubblico interesse del progetto proposto dalle due società”, aveva contattato Malangone, con cui si sarebbe accordata “sui tempi dei successivi passaggi istruttori che il Comune” avrebbe dovuto effettuare per chiudere l’operazione. Operazione che, per l’accusa, si è conclusa con un avviso pubblico con lo stesso valore di un bando di gara “disegnato sulle esigenze” di Inter e Milan.
Quando De Cesaris pressava Malangone per la delibera
Dalle conversazioni, annotano gli inquirenti, emerge che il Dg stava stendendo la delibera con la dichiarazione di pubblico interesse, “nella sua ultima versione a ridosso dell’approvazione o appena approvata” con l’avvocata De Cesaris. La quale chiedeva: “La delibera?”. “La sto scrivendoooo Allego anche il progetto“, rispondeva il dg. “Il tono tra i due appare confidenziale – riporta l’atto – e gli accordi prevedono comunque di incontrarsi in luoghi differenti dagli uffici comunali per la consegna informale del documento”. Nello scambio “febbrile” di messaggi Tancredi aveva anche interpellato Sala. “Possiamo sentirci un minuto su delibera Stadio? Sono qui con Segretario Generale. C’è un punto sul Meazza che vorrei condividere con te”.
Già nel 2017 Inter e Milan volevano San Siro (che non era in vendita)
Per i magistrati, gli apicali di palazzo Marino già tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 sapevano che i club erano interessati a rilevare stadio e aree, che – piccolo particolare – ancora non erano in vendita…
Si legge infatti nella ricostruzione della procura: “II 05.02.2018 risulta programmato un incontro tra le rappresentanze dell’Inter (all’epоса Volpi Nicola e De Cesaris) e del Milan, Tasca Roberto (assessore al Bilancio) e Tancredi allo scopo di discutere su due temi: “aggiornamento circa carteggi su M-I Stadio” e “valutazioni sulla riqualificazione dello Stadio Meazza”…”.
Dopo quell’incontro, annotano i pm, “si evince come la scelta del Comune di Milano di inserire lo Stadio e le aree limitrofe nell’elenco dei beni immobiliari cedibili/valorizzabili sia stata assunta all’esito di un intervento delle parti private in tal senso”.
Il 26.06.2018 Tancredi, infatti, riceve una e-mail con oggetto “Convenzione Stadio G. Meazza” da cui si evince come a seguito degli incontri intercorsi con “le società Milan/inter” è stato deciso di valutare ipotesi diverse dalla concessione d’uso dello Stadio. Le ulteriori alternative oggetto di valutazione, a detta sua, risultavano la concessione del diritto di superficie o l’alienazione”.
I club avevano anche il progetto del nuovo stadio già pronto
Per la procura, quindi, non è la giunta Sala che decide di vendere San Siro e lo propone ai club, ma è il contrario, tanto che Milan e Inter hanno già pronto anche un progetto che De Cesaris porta a palazzo Marino all’incontro del 24 ottobre 2017. Un progetto che “appare molto simile a quello attuale, presentato dai club a marzo 2025”, annotano i pm. Prevede infatti: “Aree di ospitalità, Museo, Inter megastore, Sponsor Showroom, camminamenti ed altri spazi costituiti da hotel, aree verdi, parcheggi”.
E sottolinea la procura che “in quello stesso anno (il 2017, ndr) comincia a rinvenirsi traccia dei primi contatti in merito alla vicenda tra De Cesaris e Tancredi”. Vale la pena ricordare che la prima era stata fino a luglio 2015 assessora all’Urbanistica e vice-sindaca, il secondo il dirigente apicale dell’urbanistica di palazzo Marino…
Ma la collaborazione tra i due, annotano ancora gli inquirenti, diventa estrema il 24 ottobre 2017, quando “Tancredi riceve un memorandum da De Cesaris, avente ad oggetto un approfondimento normativo su due potenziali differenti procedure per la cessione e la valorizzazione dello stadio”. Cioè De Cesaris spiega al più alto dirigente dell’urbanistica di Milano cosa deve fare per vendere i Meazza…
La ex politica, nelle vesti di legale dell’Inter anni dopo si premurerà anche di avvertire gli interlocutori: “Secondo me non dovremmo mai usare il termine ristrutturazione per il Meazza… poi avremo la possibilità di farlo, ma non darei idee di cui si possono innamorare”. E per la procura, quella mail del 7 agosto 2024 chiarisce quello che è sempre stato l’unico “obiettivo” dei club, cioè abbattere San Siro per costruire il nuovo impianto e orientare in questo senso il percorso amministrativo del Comune di Milano dal 2019 in poi. Per i magistrati, De Cesaris renderebbe “palese” con il suo messaggio il “reale scopo del progetto dei fondi di investimento che controllano le squadre” di Milano.
Sala: “Nessuna ipotesi corruttiva. Fiducia nella giustizia”
“Al momento non abbiamo sufficienti elementi conoscitivi se non quelli che stiamo apprendendo dai media. Ci sembra comunque giusto chiarire alcuni aspetti”, ha commentato ieri seta il sindaco Sala, “Innanzitutto, da quel che si capisce, non c’è il minimo riferimento a ipotesi corruttive e cio’ è di fondamentale importanza. Inoltre va chiarito che la Legge Stadi e le procedure di Partenariato Pubblico Privato richiedono delle interlocuzioni preliminari con i club calcistici; queste interlocuzioni sono, dunque, fisiologiche”.
“Detto ciò”, ha aggiunto il primo cittadino, “attendiamo con fiducia lo sviluppo delle indagini ritenendo che gli uffici abbiano operato in buona fede e per il bene di Milano. Si è cercato di far fronte a un rischio (e cioè l’abbandono della città di Milano da parte delle nostre due società calcistiche) attraverso una trattativa estremamente lunga, complessa, dura e condotta nell’esclusivo interesse pubblico”.
Lo scoop de La Notizia
Grazie a un accesso agli atti, La Notizia aveva svelato come dal 19 novembre 2024 fosse stato costituito con una determina dirigenziale un Gruppo di lavoro “per il coordinamento e presidio delle attività conseguenti alla manifestazione di interessi presentata il 4 novembre 2024 dalle società Ac Milan e Fc Internazionale”, composto da un pool di apicali del Comune (Tancredi, Malangone, Collarini) deputati a trattare con i club (Scaroni, Bonomi, Antonello e De Cesaris).
Le riunioni riservate ogni giovedì
Abbiamo raccontato come si vedessero ogni giovedì alle 17 negli uffici di piazza della Scala, in riunioni riservate sull’operazione San Siro. Erano “incontri tra un’amministrazione e due possibili compratori di aree pubbliche che sarebbero dovute andare a gara nei mesi successivi, politici e tecnici comunali hanno concordato con Milan e Inter ogni mossa”, scrivevamo, “Incontri che dimostrano come la trattiva per la cessione di stadio e aree sia stata sempre unidirezionale, finalizzata a permettere il passaggio del Meazza dalle mani pubbliche a quelle dei club. E come, in realtà, l’avviso pubblico emesso dal Comune che avrebbe dovuto “cercare” altre cordate interessate a rilevare San Siro sia stato poco più che un atto dovuto”. Forse non sbagliavamo…