Malgrado le dimissioni, non accennano a sgonfiarsi le polemiche politiche sul cosiddetto caso Delmastro. Proprio in queste ore il Pd ha depositato un’interrogazione urgente ai ministri della della Difesa e della Giustizia per avere chiarimenti “su due aspetti particolari e delicati della vicenda che ha riguardato l’ex-sottosegretario Delmastro Delle Vedove, altri esponenti biellesi di FdI, il prestanome del clan camorristico dei Senese”.
A rivelarlo è Walter Verini, capogruppo Pd in Antimafia e primo firmatario dell’interrogazione, secondo cui “altri aspetti sono stati e sono affrontati sia nel dibattito politico-parlamentare più generale, sia nel percorso che la Commissione Antimafia ha deciso di intraprendere mentre, sul piano giudiziario, sono in corso inchieste da parte di Dda e Procure di Roma e Torino”.
Caso Delmastro, il Pd va all’attacco depositando un’interrogazione urgente ai ministri della della Difesa e della Giustizia per avere chiarimenti urgenti sulla vicenda
“Le due questioni – prosegue il dem – in sintesi sono queste. La prima: se Delmastro (come ripetutamente dichiarato da lui e da esponenti di governo) era minacciato dalle mafie, aveva avuto il rafforzamento della scorta, come è stato possibile che frequentasse un locale e un ambiente legati al clan camorristico? Come è stato possibile che chi era preposto alla tutela non avesse compiuto i preventivi accertamenti e verifiche? Con relative e doverose ‘bonifiche’? Erano stati assolti questi compiti, obbligatori per chi sovrintende alla sicurezza di esponenti di governo? Se no, perché? E se sì, come è stato possibile che l’ex-sottosegretario e altri esponenti apicali del Gabinetto di via Arenula e del Dap potessero frequentare quel ristorante?”.
“La seconda domanda: in quel locale cenavano, sia con sottosegretario, Capo-Gabinetto, sia magari in altre occasioni, dirigenti del Dap che, in un clima conviviale e informale tra colleghi, potrebbero avere conversato su temi attinenti al loro lavoro che presenta, come si sa, aspetti particolarmente sensibili e delicati. Chi ci assicura che in quel locale non ci fossero strumenti di captazione audiovisiva impiantati dal clan dei Senese? Sono domande che attengono non solo a cose del recentissimo passato, ma anche alla necessità che ci siano protocolli, rispetto degli stessi che prevengano rischi analoghi per il futuro. Sono domande che attendono risposte”, conclude Verini.