Pressione fiscale mai così alta da 11 anni e l’Italia rischia la recessione: ecco l’eredità del duo Giorgetti-Meloni

L'eredità del duo Giorgetti-Meloni: pressione fiscale alle stelle, giù reddito delle famiglie e potere d'acquisto

Pressione fiscale mai così alta da 11 anni e l’Italia rischia la recessione: ecco l’eredità del duo Giorgetti-Meloni

Il fallimento delle politiche economiche del governo e del duo Giorgetti-Meloni sta tutto nei numeri. Dopo il taglio delle stime sul Pil 2026 dell’Ocse, di S&P (0,4%) e di Bankitalia (0,5% e in scenario avverso crescita zero), dopo i dati negativi sulla produzione industriale, dopo i numeri sull’occupazione che certificano la battuta d’arresto a febbraio, dopo lo spaccato sul lavoro povero e l’aumento delle persone in grave stato di deprivazione materiale e sociale, arrivano impietosi i numeri sui conti pubblici.

L’eredità del duo Giorgetti-Meloni: pressione fiscale alle stelle, giù reddito delle famiglie e potere d’acquisto

La pressione fiscale nel 2025 è salita a un livello che non si vedeva da oltre dieci anni. I dati grezzi dell’Istat indicano che ha raggiunto il 43,1% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 42,4 del 2024. Per trovare un livello analogo bisogna tornare indietro al 2014, quando era al 43,1%. Anche il dato del quarto trimestre (51,4%) rappresenta un picco che non si vedeva dall’analogo periodo di quell’anno (quando aveva raggiunto il 52,2%).

Rallenta la crescita del reddito disponibile delle famiglie e diminuisce il potere d’acquisto. Nel 2025 il reddito disponibile delle famiglie aumenta del 2,4%, dopo il +2,9% del 2024. L’Istat segnala un incremento di 32,4 miliardi di euro. La crescita del reddito disponibile supera quella dei prezzi e porta a un aumento dello 0,9% del potere d’acquisto. L’anno precedente l’incremento era stato dell’1,2%. La spesa per consumi finali cresce del 2,5%, mentre si riduce la propensione al risparmio, attestandosi all’8,2% dall’8,3% nel 2024. Il tasso di investimento delle famiglie si riduce al 5,9% dal 6,3% del 2024. Prosegue anche la contrazione degli investimenti delle famiglie in abitazioni.

Consumi a rischio

La maggiore inflazione e “il peggioramento della fiducia” causati dal conflitto in corso e l’aumento dei prezzi energetici mettono a rischio i consumi delle famiglie che “risentono dell’erosione del reddito reale”. E’ quanto scrive la Banca d’Italia nelle sue ultime previsioni secondo cui si stima “che la crescita della spesa delle famiglie rimanga debole quest’anno e il prossimo, per recuperare vigore nel 2028”. “Gli investimenti — aggiungono gli esperti di Via Nazionale – rallentano in misura marcata, soprattutto nella componente in macchinari e attrezzature, frenati dal deterioramento della redditività e delle prospettive di domanda, dalla maggiore incertezza e dall’aumento dei costi di finanziamento. Quelli in costruzioni continuano tuttavia a beneficiare dal completamento delle opere previste dal Pnrr”.

Aumenta il disagio sociale

Il Misery Index di Confcommercio, che misura dal punto di vista macroeconomico il disagio sociale, è salito a marzo a 9,6, sette decimi di punto in più su febbraio. Secondo le prime indicazioni a marzo l’inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto ha registrato, sulla spinta delle tensioni che interessano gli energetici, una brusca accelerazione salendo al 3,1% dall’1,9% di febbraio. In termini prospettici, le spinte al rialzo dei prezzi degli energetici dovrebbero proseguire almeno nel mese di aprile e parzialmente in quello di maggio determinando un peggioramento dell’indicatore nel breve periodo, pur in presenza di una stabilità sul versante del mercato del lavoro.

Effetti che potrebbero prolungarsi e amplificarsi nel caso in cui la situazione in Medio Oriente non trovi una rapida soluzione con perduranti tensioni sui prezzi delle materie prime energetiche, i cui rialzi rischiano di trasmettersi ad altre filiere, e restrizioni su alcune rotte commerciali. Il conseguente rallentamento dell’attività economica potrebbe indebolire le già contenute dinamiche del mercato del lavoro che, in questo momento, appaiono determinate più dalla presenza di specifici vincoli in alcuni territori, fattori demografici e difficoltà nel reperire sul mercato competenze e profili adeguati alle necessità delle imprese che dallo stato di salute dell’economia. Il combinarsi di queste dinamiche potrebbe comportare un progressivo deterioramento del Mic, con un conseguente peggioramento della fiducia delle famiglie, attenuando i già modesti segnali di ripresa dei consumi emersi nei periodi più recenti.