Mio figlio al liceo sta studiando Leopardi e il suo concetto di “noia”. È proprio una cosa obsoleta e fuori dal mondo. Nessuna meraviglia che la scuola pubblica sia in declino.
Mara Cassini
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Gentile lettrice, in decadenza non è la scuola, semmai l’insegnamento, che è a monte della scuola: vale per la pubblica e per la privata. Ciò detto, credo sia sbagliato considerare inutile lo studio di un concetto importante come la noia di Leopardi, che permea tutto il pensiero moderno. Per il poeta di Recanati la noia è insoddisfazione, un desiderio di felicità che rimane incompiuto. Tale sentimento doloroso è la dimostrazione della grandezza dell’animo umano, che aspira all’infinito, mentre il mondo è finito e imperfetto. Il concetto di noia è stato elaborato anche da filosofi come Kierkegaard, Heidegger e Schopenhauer, per i quali – sintetizzo – deriva dalla mancanza di significato della vita. L’esistenzialista Jean-Paul Sartre la chiama “nausea”, un’insoddisfazione profonda generata dall’insensatezza del mondo. Osservi che questo filone del pensiero occidentale contrasta radicalmente con il buddismo e l’induismo, per i quali invece la noia – ossia mancanza di desiderio e, conseguentemente, mancanza di piacere e dolore – è il nirvana, il massimo stato di beatitudine raggiungibile. In sostanza, per il nostro pensiero la vita è ricerca della felicità, per il pensiero orientale è fuga dal nefasto binomio felicità-infelicità. Com’è facile capire, le due scuole di pensiero implicano comportamenti diversi che incidono a fondo sulle rispettive società. Spero l’insegnante sappia spiegarlo. La noia non è “obsoleta”.
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