C’è qualcosa che non torna nella furia che ha il governo Meloni nello sfornare una stretta dopo l’altra in materia di sicurezza. Ieri l’aula del Senato ha approvato il decreto Sicurezza che fra le novità prevede il fermo preventivo di 12 ore per persone ritenute pericolose in vista di un corteo, il cosiddetto ‘scudo’ per gli agenti ed esteso a tutti coloro che, avendo commesso un reato con una causa di giustificazione, vengono iscritti in un registro indagati ad hoc, la ‘stretta’ sui coltelli e i rimpatri di migranti.
Le strette sulla sicurezza delle destre non reggono alla prova dei numeri
Non si capisce da dove nasca, se non da ragioni di propaganda, l’esigenza di una stretta securitaria dopo l’altra se lo stesso governo ammette che i reati sono diminuiti. “Non posso non partire smentendo categoricamente che i dati statistici sulla delittuosità nel nostro Paese facciano registrare l’andamento preoccupante paventato dagli interroganti, che sciorinano dati senza peraltro fare alcun riferimento a rilevazioni ufficiali. Confermo quanto ho già detto di recente pubblicamente: nel 2025 i delitti sono calati complessivamente di oltre il 2% rispetto al 2024. Se guardiamo ai reati di maggior allarme sociale i numeri raccontano risultati ancora più positivi: -15% gli omicidi volontari, il dato più basso dell’ultimo decennio, -6% i furti e -4% le rapine. Sono statistiche ufficiali e non gli indicatori parziali a cui nell’interrogazione si fa riferimento”, ha detto mercoledì il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, rispondendo al question time in aula alla Camera a un’interrogazione di Iv. Ministro che ieri, al momento dell’approvazione del decreto, era assente in Aula.
E il giro di vite non rasserena i cittadini
Peraltro tutte queste strette securitarie non contribuiscono a restituire ai cittadini una sensazione di maggiore sicurezza. Secondo un’analisi dettagliata di Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Doxa, presentata sul Corriere della Sera qualche mese fa, emerge che l’interesse degli italiani per la questione sicurezza mostra una tendenza in costante aumento. Le rilevazioni Ipsos Doxa evidenziano infatti una crescita significativa dell’attenzione verso questo problema: nel 2019 veniva menzionato dal 22% degli italiani, mentre attualmente la percentuale raggiunge il 33%.
Le motivazioni
La diffusa sensazione di insicurezza viene ricondotta principalmente a tre fattori: la crescita dei comportamenti violenti tra i giovani (55%); l’immigrazione irregolare e non controllata (44%), considerata un fattore che contribuisce all’aumento degli episodi di criminalità. Questo dato presenta una forte polarizzazione politica: raggiunge il 67% tra gli elettori di Fratelli d’Italia, mentre scende al minimo del 20% tra gli elettori del Pd; l’aumento delle sacche di marginalità e povertà (27%), percepite come terreno fertile per fenomeni di devianza. Questa percezione risulta particolarmente diffusa tra gli elettori delle opposizioni, ma anche tra i sostenitori di Forza Italia.