Con la tregua riapre Hormuz ma i Volenterosi già si dividono

Con la tregua in Libano, l'Iran riapre Hormuz. I Volenterosi d'accordo su una missione. Per Londra e Parigi Usa fuori. No di Roma e Berlino

Con la tregua riapre Hormuz ma i Volenterosi già si dividono

“Israele non potrà più bombardare il Libano, gli Stati Uniti gli hanno proibito di farlo”. Donald Trump ha annunciato una tregua di 10 giorni sull’ultimo fronte rimasto aperto della guerra. “E’ stato un onore risolvere 9 guerre nel mondo, questa sarà la decima”, ha commentato il tycoon su Truth. Una tregua che “non c’entra con l’Iran”, ha affermato il presidente americano, ma che ha invece avuto come primo risultato l’annuncio da parte di Teheran dell’apertura “completa” dello Stretto d Hormuz “per il periodo residuo del cessate il fuoco”. Un accordo con l’Iran “è molto vicino, entro un paio di giorni”, ha sostenuto Trump. Un secondo round di trattative sarebbe infatti atteso a Islamabad, probabilmente domenica, ha riferito Axios, e secondo il Wall Street Journal Trump sarebbe addirittura pronto a recarsi di persona nella capitale pachistana in caso di intesa.

Con la tregua riapre Hormuz ma i Volenterosi già si dividono

Trump alla notizia della riapertura dello Stretto ritorna ad attaccare la Nato, definendola una “tigre di carta” e dicendole a chiare note di “stare fuori” da Hormuz. “Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz si è risolta, ho ricevuto una telefonata dalla Nato in cui” gli alleati “mi chiedevano se avessimo bisogno di aiuto. Ho detto loro di starne fuori, a meno che non vogliano semplicemente riempire le loro navi di petrolio. Sono stati inutili nel momento del bisogno: una tigre di carta”, ha detto.

Riunione tardiva

In questo senso tardiva appare pure la riunione a Parigi della cosiddetta coalizione dei Volenterosi di Hormuz, formata da oltre 50 Paesi. Il vertice dei leader convocato a Parigi da Emmanuel Macron e Keir Starmer – al quale hanno partecipato in presenza anche la premier italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friederich Merz – si poneva come obiettivo il ritorno alla libertà di navigazione. Ma i fatti hanno superato il vertice.

Divisioni

Londra, Berlino, Parigi e Roma non sono peraltro sulla stessa linea. Tutti d’accordo per lanciare una missione “difensiva” nello Stretto di Hormuz quando il cessate il fuoco sarà stabile. Ma per Parigi e Londra la missione deve nascere senza il coinvolgimento dei Paesi protagonisti del conflitto. Meloni invece parla di un “coordinamento con tutti gli attori regionali e internazionali”. E Merz è più esplicito: è “auspicabile” che anche gli americani partecipino. È l’unica sfumatura, ma decisamente significativa, che emerge dalle dichiarazioni dei leader del cosiddetto formato E4 al termine del summit.

Il via libera di Meloni

Meloni da parte sua, nonostante Trump sia tornato ad attaccare Roma, ha assicurato: “Per quello che ci riguarda faremo tutto il possibile per aiutare a consolidare tanto il cessate il fuoco in Libano, preziosissimo, ottenuto anche con la mediazione degli Stati Uniti, così come la prospettiva di una ripresa dei negoziati”. E ancora: “L’Italia offre la sua disponibilità a mettere a disposizione proprie unità navali sulla base di un’autorizzazione parlamentare per quelle che sono le nostre regole costituzionali. È un impegno in linea con le missioni Aspides e Atalanta”, ha specificato la premier.

I paletti del M5S

“Annunciando la disponibilità dell’Italia a partecipare alla missione militare navale dei ‘volenterosi’ europei nello Stretto di Hormuz, Meloni ha doverosamente ricordato la necessità di un’autorizzazione parlamentare, ma a differenza del cancelliere Merz non ha citato come precondizione che la missione sia autorizzata da una risoluzione ad hoc del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, hanno replicato dal M5S.

Festeggiamenti

La riapertura dello Stretto di Hormuz, dove transita il 20% del greggio mondiale, ha alimentato l’euforia sulle Borse globali. L’Europa ha allungato il passo, con Milano a +1,75%, Parigi a +1,95% e Francoforte a +2,27%, mentre a Wall Street gli indici di riferimento guadagnano più dell’1%, con il Dow Jones piazzatosi ben oltre il 2%. Brusca poi la correzione per il petrolio, con Wti e Brent in picchiata di oltre il 10% a New York, sotto i 90 dollari al barile. Il prezzo del gas ha chiuso in calo a 39 euro.