L’Italia dei giornalisti sotto scorta: non solo Ranucci, in venti sotto tutela. Ecco il rapporto europeo che ci mette tra i “dismantlers”

Per il Liberties Report 2026 classifica l'Italia tra i Paesi in cui fare i giornalisti è diventato pericoloso. In 20 sono sotto scorta

L’Italia dei giornalisti sotto scorta: non solo Ranucci, in venti sotto tutela. Ecco il rapporto europeo che ci mette tra i “dismantlers”

Il 17 ottobre 2025, qualcuno ha piazzato quasi un chilo di esplosivo sotto l’auto di Sigfrido Ranucci a Pomezia. L’ordigno ha distrutto anche la macchina della figlia. La Procura di Roma ha concluso che non era un avvertimento: era un tentativo di omicidio. Gli investigatori della Dda seguono la pista dei Casalesi.

Ranucci vive sotto scorta dal 2021. Il Liberties Media Freedom Report 2026, uscito il 28 aprile, lo colloca in una statistica che dovrebbe far discutere: venti giornalisti italiani vivono sotto protezione a tempo pieno. Il numero più alto d’Europa.

Il rapporto, il quinto della Civil Liberties Union for Europe con 43 organizzazioni civili in 21 paesi, analizza il 2025 in 22 stati membri. Classifica l’Italia tra i “dismantlers”: governi che sistematicamente indeboliscono lo stato di diritto, insieme a Bulgaria, Croazia, Ungheria e Slovacchia. Per Orbán vale un discorso a parte; il deterioramento è così avanzato da non fare più paragoni. L’Italia occupa la fascia di mezzo di questa classifica che nessuno vorrebbe guidare.

Giornalisti nel mirino

Sul fronte della sicurezza, Mapping Media Freedom ha registrato 118 violazioni della libertà di stampa in Italia nel 2025: in maggioranza verbale, in 15 casi di violenza fisica. A maggio Luciana Esposito, giornalista che scriveva di criminalità nella zona est di Napoli, ha ricevuto la scorta: sesta giornalista campana sotto protezione. Sul capitolo spyware: Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it, e Ciro Pellegrino, capocronaca dello stesso giornale, sono stati spiati con Graphite, il software israeliano di Paragon Solutions venduto esclusivamente a governi. Il Citizen Lab dell’Università di Toronto ha certificato entrambi gli attacchi. Il Copasir ha confermato l’uso di Graphite su attivisti di Mediterranea ma ha negato di aver preso di mira Cancellato. Paragon ha rescisso il contratto con l’Italia. Le indagini delle procure di Roma e Napoli restano aperte.

L’Italia è il paese europeo con il maggior numero di cause strategiche contro il giornalismo nel 2025, secondo la coalizione Case. Il capo di gabinetto di Meloni, Gaetano Caputi, ha intentato causa contro Report e contro Domani. Anche il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ha depositato azioni legali contro entrambe le testate. Il recepimento della Direttiva Anti-Slapp, con scadenza al 7 maggio 2026, è apparso come intenzione di governo solo a dicembre 2025, dopo le mozioni parlamentari seguite all’attentato Ranucci. Anni di silenzio, poi qualche settimana prima della scadenza.

Rai, Agcom e il pluralismo di carta

Sulla Rai, il modello di finanziamento viola i requisiti di sostenibilità dell’Emfa, l’European Media Freedom Act entrato in vigore nell’agosto 2025. La nomina della presidente sostenuta dal governo, Simona Agnes, è rimasta bloccata: la Commissione di Vigilanza non ha raggiunto il quorum dei due terzi per la ratifica. La Rai ha operato per mesi senza un presidente nominato. L’emendamento alla legge di bilancio 2026 prevede un taglio di 30 milioni di euro nei contributi pagati dalle imprese commerciali tra il 2026 e il 2028.

L’Agcom ha pubblicato il report sul pluralismo del 2022 nel 2024. Il rapporto Liberties lo registra senza sconti: l’autorità non tratta l’indipendenza editoriale come un concetto distinto dal pluralismo. Due cose separate nella realtà, fuse nel regolamento. La fiducia degli italiani nei media era al 34% nel 2024, è risalita al 36% nel 2025. Chi si informa sui social scende al 27%.

Venti giornalisti sotto scorta. Nessuna legge contro le cause bavaglio. Una Rai senza presidente. Uno spyware militare puntato sulle redazioni. Il rapporto descrive l’Italia senza perifrasi: un Paese in cui esercitare il giornalismo è diventato strutturalmente pericoloso. Agcom pubblica i numeri con due anni di ritardo. Il governo assicura di rispettare le leggi.