Spari del 25 aprile a Roma: chi è il 21enne che ha preso di mira gli attivisti Anpi fermato per tentato omicidio

Spari del 25 aprile, fermato un 21enne: ha ammesso le sue responsabilità. E si è dichiarato della Brigata ebraica. Che smentisce

Spari del 25 aprile a Roma: chi è il 21enne che ha preso di mira gli attivisti Anpi fermato per tentato omicidio

Stava cercando una gelateria. Aveva appena mangiato con il compagno in un ristorante lungo via Ostiense, i fazzoletti rossi dell’Anpi ancora al collo. È in quel momento che Rossana Gabrieli ha visto fermarsi lo scooter. Honda Sh bianco. Casco integrale. Giubbotto mimetico. «Ho visto quel giovane puntare la pistola con il braccio teso. Ci siamo messi a correre mentre lui sparava. Lo avrà fatto almeno quattro volte».

Era il pomeriggio del 25 aprile 2026 nei pressi di Parco Schuster. Nicola Fasciano, il compagno di Rossana, colpito al collo e a una mano. Lei alla spalla. Pallini ad aria compressa ad altezza d’uomo, da meno di dieci metri. I due, militanti di Sinistra Italiana ad Aprilia, avevano partecipato al comizio del corteo per la Liberazione.

Quattro giorni dopo la Digos ha fermato Eithan Bondì, 21 anni, viale Marconi. Tentato omicidio, porto e detenzione abusiva di armi. Fermo disposto dal procuratore capo Francesco Lo Voi, indagini coordinate dall’antiterrorismo. In casa diversi coltelli sequestrati. La pistola softair non è stata trovata: avrebbe detto di essersene disfatto. Ha confessato.

Come lo hanno preso

Decisivi i frame delle telecamere. Una ripresa in via delle Sette Chiese immortala il momento degli spari. Una seconda, sul Lungotevere di Pietra Papa, inquadra la targa dello scooter. Quel dato incrociato con le banche dati della motorizzazione ha portato al proprietario. Determinante anche una busta di un’azienda di delivery visibile nelle immagini. Studente in architettura, agente immobiliare part-time.

Durante la perquisizione ha dichiarato di appartenere alla Brigata Ebraica. Smentita in poche ore: Davide Riccardo Romano, direttore del Museo della Brigata di Milano, ha dichiarato che l’associazione «ribadisce con forza di non conoscerlo» e di non avere «alcun rappresentante né iscritto nella città di Roma».

Il silenzio che pesa

Quello che Bondì dichiari di sé è dato processuale. Quello che il gesto racconta del clima è già scritto. Rossana Gabrieli ha detto al Corriere: «Non provo odio ma provo tanta tristezza al pensiero di un giovane di 21 anni già così imbevuto d’odio. Questo è il risultato dell’odio nel confronto politico.»

L’Anpi ha segnalato qualcosa di più largo: “Da tempo assistiamo a una deriva estremistica e intimidatoria di parte di alcuni esponenti della Comunità ebraica di Roma. In passato dirigenti nazionali Anpi hanno ricevuto minacce dalla sigla GSE, Gruppo Sionistico Giovanile”. L’associazione ha chiesto alla magistratura di accertare eventuali mandanti e aprire un’inchiesta sui “presunti gruppi paramilitari”, al governo di andare fino in fondo, alla presidente del Consiglio di “prendere posizione, dopo il suo colpevole e gravissimo silenzio”.

Quel silenzio è documentato. Dopo il 25 aprile Meloni aveva trovato parole per la solidarietà a Trump, aveva condannato l’allontanamento della Brigata ebraica da Milano. Sui due manifestanti Anpi a Roma: zero. Il giornalista Gad Lerner ha scritto su Facebook: «Da tempo denunciamo una degenerazione squadristica di elementi che minacciano chi individuano come nemico di Israele. Basta omertà dall’alto.» Ha chiesto lo scioglimento dei “nuclei paramilitari” e ha concluso: «Chi ha accusato l’Anpi di antisemitismo chieda scusa.»

Nel pomeriggio centinaia di persone davanti alla Basilica di San Paolo. Natale Di Cola, segretario Cgil Roma e Lazio: «Quando ci attaccano reagiamo unendoci, alla luce del sole». Victor Fadlun, presidente della Comunità ebraica di Roma, ha condannato il gesto chiedendo di «evitare ogni strumentalizzazione». Gli inquirenti lavorano ancora: Bondì ha agito da solo? I fazzoletti dell’Anpi come bersaglio dichiarato. Il 25 aprile 2026 si chiude così: una pistola ad aria compressa, dieci metri, due sessantenni col fazzoletto partigiano al collo.