“Bombe su Hormuz? Solo scaramucce”. Tregua in bilico ma Trump minimizza

La battaglia di Hormuz continua. Due navi Usa attraversano lo Stretto, schivando i raid iraniani. Tregua rischio anche se Trump minimizza

“Bombe su Hormuz? Solo scaramucce”. Tregua in bilico ma Trump minimizza

La battaglia di Hormuz continua. Fra minacce e accuse, l’operazione Project Freedom lanciata da Donald Trump ha riacceso la tensione nello Stretto, fatto salire l’allerta in tutto il Medio Oriente e messo a rischio il fragile cessate il fuoco in vigore da quattro settimane. Sia Teheran che Washington affermano di avere il controllo dell’importante crocevia e assicurano che risponderanno in modo duro alle violazioni. “L’Iran sarà spazzato via dalla faccia delle Terra” se attacca le navi americane impegnate in Project Freedom”, ha tuonato il presidente americano.

“Bombe su Hormuz? Solo scaramucce”. Tregua in bilico ma Trump minimizza

“Gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica. Poiché i colloqui stanno facendo progressi grazie al cortese sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall’essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati. Lo stesso dovrebbero fare gli Emirati Arabi Uniti”, ha detto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. “Project Freedom è un progetto morto”, ha poi concluso. “Qualsiasi azione che comprometta la sicurezza nello Stretto di Hormuz incontrerà un forte ostacolo e una dura risposta da parte dei soldati della Repubblica Islamica dell’Iran”, ha dichiarato il capo della Magistratura iraniana, Gholamhossein Ejei.

Trump dice tutto e il contrario di tutto

L’operazione militare contro l’Iran è una “scaramuccia”, perché “Teheran non ha chance, non le ha mai avute”, ha detto Trump. “Non possiamo permettere all’Iran di avere un’arma nucleare. Non puoi lasciare che un branco di pazzi abbia un’arma nucleare o il mondo sarebbe nei guai”, ha poi spiegato. “Se avessimo avuto un Iran con un’arma nucleare forse non saremmo tutti qui in questo momento. Posso dirvi che il Medio Oriente sarebbe sparito, Israele sarebbe sparito, e avrebbero puntato i loro mirini prima sull’Europa e poi su di noi, perché sono persone malate. E non permetteremo a dei pazzi di avere un’arma nucleare”, ha aggiunto.

Due navi Usa attraversano lo Stretto di Hormuz

Intanto due cacciatorpediniere della Marina statunitense hanno attraversato lo Stretto di Hormuz e sono entrate nel Golfo Persico dopo essere riuscite ad affrontare gli attacchi iraniani. Lo hanno riferito alla Cbs funzionari della difesa Usa. L’Iran ha lanciato piccole imbarcazioni, missili e droni in quello che i funzionari hanno descritto come un bombardamento continuo. Nonostante l’intensità degli attacchi, nessuna delle due navi statunitensi è stata colpita. Trump potrebbe ordinare la ripresa della guerra in Iran già nei prossimi giorni, riferisce intanto Axios che cita fonti americane e israeliane. Eppure ieri mattina il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, e il capo di Stato maggiore americano, Dan Caine, hanno minimizzato gli attacchi iraniani e assicurato che il cessate il fuoco è rimasto in vigore. Il presidente americano continua a dire tutto e il contrario di tutto.

“L’Iran sa quello che non deve fare” per non violare la tregua, ha avvertito Trump. Che nello stesso tempo ha ribadito la sua convinzione che l’Iran “vuole fare un accordo. E chi non vorrebbe, non hanno più nulla”. “Quello che non mi piace dell’Iran è che parlano con me con grande rispetto e poi vanno in tv e dicono che non mi hanno parlato”, ha detto, quando invece “dovrebbero sventolare la bandiera bianca della resa”. L’Iran, da parte sua, ha continuato ad attaccare gli Emirati Arabi Uniti con missili e droni.

Il Congresso degli Stati Uniti insofferente verso la guerra di Trump

Trump è comunque sempre più in difficoltà, da qui si spiegano gli attacchi scomposti a tutti, Papa compreso, lanciati a più riprese. Il Congresso degli Stati Uniti comincia a mostrare sempre più insofferenza verso una guerra che Trump ha dichiarato oltre due mesi fa, senza passare dall’autorizzazione del Campidoglio. Ma i due partiti stanno seguendo strade diverse: i democratici chiedono che il Congresso torni a imporre la propria autorità, essendo l’unico organo dello Stato a cui spetta il potere di dichiarare guerra. I repubblicani spingono per accelerare il sequestro dell’uranio utilizzato dall’Iran, in modo da poter dichiarare la vittoria e mettere fine al conflitto.