L’Iran prende tempo sulla proposta Usa. E intanto spunta un piano B

L’Iran prende tempo sulla proposta di pace degli Usa. E spunta un piano B per un accordo temporaneo per far finire la guerra

L’Iran prende tempo sulla proposta Usa. E intanto spunta un piano B

L’Iran prende tempo. Donald Trump, com’è noto, ha consegnato una nuova proposta di pace a Teheran assicurando che, se accettata, chiuderà il conflitto aperto il 28 febbraio con l’operazione Epic Fury. Altrimenti, ha ammonito il presidente americano su Truth, i bombardamenti ripartiranno in forma più potente, “a un livello e con un’intensità molto maggiori rispetto a prima”. “L’Iran non ha ancora preso una decisione definitiva sulla proposta e non ha ancora fornito alcuna risposta agli Stati Uniti”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano. Il governo di Islamabad si aspetta che un accordo tra Usa e Iran per mettere fine alla guerra in Medio Oriente sia raggiunto “prima piuttosto che dopo”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri pachistano, Tahir Andrabi.

L’Iran prende tempo sulla proposta Usa. E intanto spunta un piano B

Secondo Reuters gli Stati Uniti e l’Iran si stanno avvicinando a un accordo limitato e temporaneo per fermare la guerra, con una bozza che fermerebbe i combattimenti ma lascerebbe irrisolte le questioni più controverse. Il piano che sta prendendo forma si concentra su un memorandum d’intesa a breve termine piuttosto che su un accordo di pace globale, sottolineando le profonde divisioni tra le due parti e segnalando che si tratterebbe di una misura provvisoria.

Teheran e Washington hanno ridimensionato le ambizioni di un accordo globale a causa del persistere di divergenze, in particolare sul programma nucleare iraniano, compreso il destino delle sue scorte di uranio altamente arricchito e la durata della sospensione delle attività nucleari da parte di Teheran. Al contrario, stanno lavorando a un accordo temporaneo volto a prevenire un ritorno al conflitto e a stabilizzare il traffico marittimo attraverso lo Stretto. Il quadro proposto si svilupperebbe in tre fasi: la fine formale della guerra, la risoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz e l’avvio di un periodo di 30 giorni per i negoziati su un accordo più ampio.

L’Iran resiste

Un’analisi riservata della Cia, consegnata questa settimana ai responsabili politici dell’amministrazione americana, sostiene che l’Iran può resistere al blocco navale statunitense per almeno tre o quattro mesi prima di dover affrontare difficoltà economiche più gravi. L’analisi, elaborata dalla comunità di intelligence Usa, ha inoltre rilevato che Teheran conserva significative capacità missilistiche balistiche, nonostante settimane di intensi bombardamenti da parte di Stati Uniti e Israele.

Secondo quanto dichiarato al Post da un funzionario Usa, Teheran conserva circa il 75 per cento delle scorte di lanciatori mobili possedute prima della guerra e circa il 70 per cento delle scorte di missili pre-belliche. Il funzionario ha aggiunto che vi sono prove del fatto che il regime sia riuscito a recuperare e riaprire quasi tutti i suoi depositi sotterranei, a riparare alcuni missili danneggiati e persino ad assemblare nuovi missili che erano quasi completi all’inizio del conflitto.

Project freedom sospesa, anzi no

Una fonte vicina al governo saudita ha smentito le notizie apparse sulla stampa americana secondo cui Trump avrebbe sospeso l’operazione di scorta navale attraverso lo Stretto di Hormuz in seguito all’intervento di Riyad. Secondo la Nbc News, il dietrofront del presidente statunitense sarebbe stato annunciato dopo che l’Arabia Saudita si sarebbe rifiutata di consentire alle forze statunitensi di utilizzare il suo spazio aereo e le sue basi per l’operazione. Tant’è che gli Stati Uniti stanno valutando di riavviare l’operazione Project Freedom, come riporta il Wall Street Journal, citando alcune fonti secondo le quali l’Arabia Saudita e il Kuwait hanno rimosso le restrizioni sull’uso delle loro basi e del loro spazio aereo, imposte quando l’operazione è stata lanciata.

Razzo su mezzo italiano Unifil

Il caos nel sud del Libano prosegue coinvolgendo ancora i caschi blu. L’ennesimo segno dell’instabilità della tregua è il razzo di Hezbollah finito contro la base del contingente italiano a Shama, settore Ovest di Unifil.