Se ne parla sempre meno, ma la guerra in Ucraina non è affatto finita. Anzi, nel silenzio quasi totale dei media, nella prima settimana di maggio le ostilità si sono intensificate al punto che, a causa dei bombardamenti russi, almeno 70 ucraini hanno perso la vita e altri 500 sono rimasti feriti. A raccontare questa ininterrotta scia di sangue sono gli osservatori della Missione delle Nazioni Unite per il monitoraggio dei diritti umani in Ucraina (HRMMU).
Secondo quanto riferito dagli esperti, martedì scorso è stata la giornata più drammatica, con ben 28 persone uccise e 194 ferite durante gli attacchi russi condotti in tutto il Paese. Una situazione emergenziale resa ancora più grave dal fatto che, sempre secondo l’Onu, gli operatori umanitari stanno incontrando crescenti difficoltà nel raggiungere le comunità vicine alla linea del fronte.
In Ucraina la guerra non si ferma: secondo l’Onu nei primi sette giorni di maggio sono stati uccisi dai raid russi ben 70 civili
“Ciò che è particolarmente allarmante è sia l’entità delle vittime civili sia l’estensione del territorio colpito in pochi giorni”, ha dichiarato il capo della missione delle Nazioni Unite, Danielle Bell.
Particolarmente colpite le città di Zaporizhzhia e Kramatorsk, così come diverse regioni dell’Ucraina orientale a diretto contatto con le truppe russe. Attacchi che, spiegano gli osservatori, avvengono per lo più in pieno giorno e in aree urbane densamente popolate. Raid che, proprio per questo, risultano particolarmente devastanti, poiché colpiscono i civili mentre sono intenti a svolgere le normali attività quotidiane.