Da Medici Senza Frontiere (MSF) arriva un duro attacco a Israele per la drammatica situazione vissuta dai civili nella Striscia di Gaza. Con un dettagliato rapporto, l’organizzazione umanitaria denuncia la persistente e grave crisi di malnutrizione che colpisce la popolazione dell’enclave palestinese, causata dal blocco degli aiuti umanitari, dalle restrizioni all’ingresso di cibo e dagli attacchi alle infrastrutture civili e sanitarie da parte dell’esercito israeliano (IDF).
Secondo quanto riportato nell’analisi di MSF, le categorie più colpite sarebbero le donne incinte, i neonati e i bambini sotto i sei mesi. Per comprendere la portata della crisi, Medici Senza Frontiere sottolinea che nei centri sanitari sostenuti dall’organizzazione, tra la fine del 2024 e l’inizio del 2026, si è registrato un forte aumento delle nascite premature, accompagnato da una crescita della mortalità neonatale e dei casi di aborto spontaneo.
Il rapporto ha analizzato i dati relativi a 201 madri ricoverate negli ospedali Al Nasser e Al Helou tra giugno 2025 e gennaio 2026, facendo emergere dati definiti allarmanti. In particolare, più della metà dei neonati presentava segni di malnutrizione già durante la gravidanza, mentre circa un quarto risultava ancora malnutrito al momento del parto.
A Gaza la crisi non è mai finita. Medici senza frontiere pubblica un rapporto shock secondo cui aumentano gli aborti, le morti neonatali e la malnutrizione a causa dei continui bombardamenti israeliani
Ma non è tutto. Tra i bambini nati da madri malnutrite, il 90% era prematuro, l’84% aveva un basso peso alla nascita e il tasso di mortalità neonatale risultava doppio rispetto a quello registrato tra i figli di madri non malnutrite.
Guardando al periodo compreso tra ottobre 2024 e dicembre 2025, ben 513 neonati sotto i sei mesi sono stati inseriti in programmi terapeutici nutrizionali. Di questi, il 91% presentava un “rischio di gravi problemi di crescita e sviluppo”. Una situazione resa ancora più drammatica dal fatto che molti bambini hanno dovuto interrompere il trattamento perché le famiglie erano costrette a spostarsi continuamente oppure non riuscivano a raggiungere i centri sanitari in sicurezza a causa dei bombardamenti che, nonostante la tregua, non si sono mai completamente fermati.
La gravità della situazione emerge anche dalle dichiarazioni dell’Onu, secondo cui prima della guerra la malnutrizione a Gaza rappresentava un problema quasi inesistente. Dallo scoppio del conflitto, seguito agli attentati terroristici compiuti da Hamas, tra gennaio 2024 e marzo 2026 l’organizzazione ha curato 4.950 bambini affetti da malnutrizione acuta e 3.482 donne incinte o in allattamento inserite in programmi nutrizionali ambulatoriali.